di Giovanni Grazzini
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 6 novembre 1969]
Le occasioni d’incontro con gli scrittori sovietici sono cosi scarse, in Occidente si sa così poco di loro, che dopo le interviste a Simonov e a Dudintsev, a Kocetov capofila dei dogmatici, a Kataiev, al la vedova di Mandelstam e al figlio di Pasternak, non voglio lasciar cadere l’opportunità di riunire, soprattutto a tito lo documentario, giudizi e riflessioni di narratori e poeti della generazione di mezzo, raccolti in URSS nel corso di sia pur frammentari colloqui ufficiali, ottenuti per il tra mite delle autorità di governo, e dunque alla presenza d’interpreti autorizzati. Potrà interessare sapere che arrivando a Mosca pre sentai un elenco di venticin que scrittori con i quali desi deravo incontrarmi (fra i quali Solgenitsin, Tvardovskij, Evtuscenko, Sklowski, Tendriakov, Dorosh, Vinokurov, Aksionov, Rozov, Okudgiava, Voznesenski, Kaverin, Bella Achmadulina, Ciukovski, Po-merantsev). Soltanto tre fu rono gli autori con i quali mi fu consentito parlare. Alcuni degli altri raggiunsi perso nalmente, spesso ricorrendo a sotterfugi che poi si rivelaro no goffi e superflui. In varie occasioni mi fu « consiglia to » dagli organi di controllo d’incontrare scrittori « meno noti ma più significativi ».
Lascio senza commento le dichiarazioni che ho raccol to. Il lettore, interpretando i motivi di scoraggiamento, di perplessità, di diffidenza e di forzoso ottimismo che le percorrono, potrà misurare sia pure per sommi capi la scon fortante condizione dello scrit tore sovietico, sovente impedi to a esprimersi liberamente da veri e propri blocchi psi cologici o costretto a osten tare piena sicurezza di giu dizio; in ogni caso troppo spesso relegato su posizioni periferiche rispetto al dibatti to sulla funzione della lette ratura nel mondo contempo raneo agitato in Occidente con tanta spregiudicatezza.
BULAT OKUDGIAVA, 45 anni, narratore e poeta, già popolarissimo fra i giovani come autore di versi, conside rati di protesta, cantati alla chitarra. Lavora a una tragi commedia ambientata nel 1862, quando la polizia irrup pe nella casa di Tolstoi, sospettato di possedere una ti pografia clandestina. (E’ usci to in Italia in questi giorni il suo romanzo storico-satirico Il povero Avròsimov).
« Da almeno cinque anni non scrivo più poesie, mi mandano in giro per il mondo (ultimamente in Au stria e in Australia) a cantare le mie vecchie roman ze. Mi sento in missione uf ficiale, e questo non mi piace, ma debbo pur vive re… ‘ Se vuoi andare a ca vallo â— dice il proverbio â— devi anche sapergli dare da mangiare’… Sono disgusta to di me stesso, sono stan co, non so nemmeno se posso ancora chiamarmi un artista… Cos’è che mi ha ri dotto in questo stato? Vi sono ragioni politiche, so ciali è psicologiche. Attraversiamo anni difficili, lo scrittore vive nell’insicu rezza, trascinato da diret tive contraddittorie prese da uomini in sorda polemica fra loro. La situa zione è ancora più scomo da per quanti, come me, seguono la linea antista linista, e mentre si sento no riconosciuto il diritto al dissenso poi non hanno i mezzi per esprimer lo… Come è lontano il 1956, quando il pubblico credette che la poesia fos se il toccasana di tutti i nostri malanni e i poeti tornarono a scrivere per gli altri. Oggi i tempi so no diversi, trionfa l’ipocri sia, io mi sento più vec chio, e sono stufo di essere considerato un guaritore che va in giro con la chi tarra a risanare la gen te… D’altronde chi scrive poesie ha poca voglia di pubblicarle sulle riviste uf ficiali: se non sono di sti le realista nemmeno ci riu scirebbe. Preferisce chiu derle nel cassetto, in at tesa d’un nuovo ’56. Allora si vedrà che per la lette ratura questi sono stati anni dolorosi ma non in fecondi… Come giudico gli scrittori più anziani di me? Il piedistallo è spesso molto più alto dei loro meriti. Molti soffrono d’infantilismo cronico, sono i bambini della loro epoca… Anch’io, da giovane, sono stato ortodosso, ma poi ho riflettuto, sono cresciuto… I processi agli scrittori? Mi chiedo a cosa servono, dal momento che viene sempre il momento in cui so no riabilitati. In questo paese si continua a dar troppo significato politico alle opere letterarie, come se nulla fosse cambiato in mezzo secolo. Quando l’URSS era il primo Sta to socialista del mondo, ed era obbligata a difendere i propri princìpi, forse le repressioni erano giustifi cate; ma oggi siamo forti, e non dovrebbe esserci più bisogno di mettere in ga lera uno scrittore che ci calunnia… Tocca alla sto ria giudicare che cosa è e che cosa non è antisovie tico, non ai contempora nei… A che punto è il di sgelo? Viviamo di spe ranza ».
No al formalismo
BUDIMIR METALNIKOV, 40 anni, sceneggiatore cine matografico, narratore.
«Nell’URSS tutti gli scrit tori, giovani e vecchi, so no inevitabilmente marxisti, anche se si esprimono in maniere diverse a seconda della propria personalità. La critica è sempre molto severa nei confronti delle ricerche formali fini a se stesse; più che in lettera tura, le ritiene utilizzabili nell’industria dell’abbiglia mento. Questo non vuol di re che l’astrattismo sia proibito, ma che non fa parte della nostra conce zione dell’arte, intesa a co struire un uomo nuovo, li berato dalle schiavitù bor ghesi che lo inducono allo irrazionalismo, all’incomu nicabilità, al pessimismo e all’aggressività. Noi siamo convinti che se le condizio ni dell’esistenza cambiano, e il socialismo le sta cam biando, l’uomo si sbarazza per sempre dei vizi e delle angosce. I nostri narratori, a differenza per esempio di Kafka e di Joyce, mettono più l’accento sulla gioia e le conquiste che sui dolori e le sconfitte perché non ri specchiano il modello bor ghese bensì quello dell’uomo socialista… D’accordo, il processo per l’edificazione dell’Uomo Nuovo è lento, la guerra lo ha ritardato, ma noi siamo giovani, ab biamo appena cinquant’anni, e a ogni cambio di generazione facciamo un pas so avanti… L’Occidente ha la brutta abitudine di trasformare in politici i nostri problemi culturali, e questo non facilita i rapporti fra l’Ovest e l’Est ».
DANIEL KHRABROVITSKI, 46 anni, sceneggiatore fra l’altro del film Nove gior ni di un anno. Sta scrivendo un film sulla carriera d’un operaio dell’industria pesan te, che grazie al coraggio e alla buona volontà diviene uno dei capi dell’industria missilistica.
« L’altruismo è un dato specifico dell’uomo sovieti co, ma ciò non vuol dire che uno scrittore debba pas sare sotto silenzio i suoi difetti. Anche gli errori so no necessari alla vita, sono l’ombra che ci segue. L’im portante è saperli corregge re, e per questo è sufficiente che l’opera letteraria ci induca a ripercorrere il de stino d’un personaggio. Al lettore sarà facile compren dere da quale sbaglio è nata la sua infelicità… Il Dottor Zivago? Se l’Occidente non l’avesse circondato d’un’isterica atmosfera antisovietica il romanzo sarebbe già usci to anche da noi. Non di mentichiamo però che i li bri, nell’URSS, sono stam pati col denaro del popolo: non dobbiamo spenderlo per pubblicare opere antiri voluzionarie come quella… La censura? I comitati di redazione delle nostre rivi ste, formati di competenti, sono i più qualificati a giu dicare se un’opera è antiso vietica. Se sbagliano, pa zienza… La libertà totale dell’artista è un mito, e chi la rivendica è un anarchi co. Deve pur esserci qual cuno che decide se un’opera è di talento o soltanto un capriccio che non merita di vedere la luce… I rapporti fra l’artista e le strutture della società? Eccellenti sot to tutti i riguardi: non ci sono conflitti quando si hanno gli stessi interessi… L’ombra di Zdanov? Una invenzione dell’Occidente. …Dovete capire che lo scrit tore d’ingegno, da noi, gode di piena libertà, può pub blicare tutto quello che vuo le. Salvo, s’intende, libri pornografici e antisovietici ».
Diario di campagna
EFIM DOROSH, 61 anni, romanziere, membro del co mitato di redazione di Novij Mir come responsabile della sezione prosa.
« Io sono uno scrittore di cose contadine. Lavoro al l’ultima parte d’un Diario di campagna, ambientato fra il 1952 e il 1967 nella regione di Rostov, che fra l’altro mi dà modo di rac contare le difficoltà incon trate dai contadini negli an ni ‘52-’54) in cui, costretti dalla pianificazione econo mica a vendere ad altri tut ti i loro prodotti, vivevano in condizioni penose. Il mio eroe è il presidente d’un colcos, un carattere forte, polemico, che dopo aver lottato tutta la vita per sviluppare l’economia locale si ritira deluso… La verità, come l’ho vista e capita coi miei occhi, è la mia unica regola estetica. La verità porta la gioia, la verità è la sola maestra della vita. C’è chi mi critica, e mi ac cusa di scrivere ‘in nero’, ma ciò non mi ha mai im pedito di dire quello che penso, di raccontare anche gli errori commessi dalla nostra generazione, venen do così incontro alle attese del pubblico che vuol pre pararsi al futuro spiegan dosi il passato. Quanto alle difficoltà incontrate da cer ti scrittori per la pubblica zione delle loro opere, la questione è complicata. Sol genitsin? Preferisco non parlarne. Non ho mai avuto fra le mani un libro clan destino, non ho opinioni in merito… Il nuovo romanzo di Bek che non riesce a ve dere la luce? So soltanto che anni fa, quando non facevo ancora parte della redazione di Novij Mir, ses santa scrittori si riunirono, lo discussero e decisero che non essendoci nulla di peri coloso si doveva pubblica re… Tvardovskij? Siamo in molti a sperare di lavorare ancora a lungo con lui… Gli ultimi premi di Stato sono proprio stati assegnati a Aitmatov e Zalighin, colla boratori di Novij Mir… Non esiste, da noi, una crisi del romanzo. Se mai, c’è la cri si delle idee ».