di Bartolomeo Di Monaco
Circa un’ora fa l’amica Romina Lombardi ha postato su Facebook il link ad un articolo de il Fatto Quotidiano in cui si denuncia il pericolo dell’Intelligenza Artificiale. Era da un po’ che volevo intervenire su questo importante argomento e Romina me ne dà ora l’occasione.
La mia riflessione è però limitata al campo della scrittura, ossia alla letteratura.
Ancora in questi giorni continuo a leggere romanzi usciti da poco, soprattutto di autori lucchesi, e il probabile utilizzo della IA nella letteratura mi preoccupa nel mio lavoro di recensore. Quando un romanzo è farina dell’autore e quando invece è il prodotto dell’IA? Come si fa a distinguere? In un caso in cui il dubbio mi è sorto ho chiesto all’editore che mi ha rassicurato sulla autenticità del prodotto. Ma non sempre è possibile questo contatto.
Allorché pubblico i miei libri su Amazon, Amazon mi chiede di dichiarare se il testo è o non è frutto dell’IA.
Mi domando, allora, se un editore grande o piccolo, quando riceve un testo, si adoperi per avere certezza che l’opera sia autentica e non prodotta dai fantascientifici (per me) algoritmi, a prescindere dal fatto che l’editor vi ponga poi mano per degli aggiustamenti.
Per quanto mi riguarda, in presenza di questo fenomeno che nel corso della lettura non riesco ad individuare con certezza, accuso un calo di entusiasmo nel mio lavoro.
Potrebbe bastare, come fa Amazon, che ogni editore assicurasse esplicitamente i lettori, con dichiarazione inserita nel libro, che non si tratta di una scrittura elaborata dall’IA per risolvere il problema?
Chiedo aiuto: qualcuno può darmi qualche utile indicazione (info@bartolomeodimonaco.it) per riconoscere un testo prodotto dall’IA? Grazie.