Le mie introduzioni #1

di Bartolomeo Di Monaco

1 – In giro per Lucca con nonno Bart

Questa è l’introduzione ad uno (“In giro per Lucca con nonno Bart”) dei 4 libri di favole che ho riuniti in un solo volume illustrato a colori, “Nonno Bart e le sue favole per piccoli e grandi”, acquistabile presso Amazon a 15 euro. Tutte le librerie possono ordinare il libro a Amazon.

Introduzione

Cari bambini, cari ragazzi,

permettete che vi dica subito che io vi conosco. Di qualsiasi città, di qualsiasi borgo voi facciate parte, io vi ho già incontrati. Non perché abbia le ali e possa dunque in poco tempo fare il giro della nostra bella penisola, oppure perché io possa con uno schiocco delle dita, o esprimendo un semplice desiderio, trovarmi ovunque desideri, come accade ad un personaggio delle mie “Storie del piccolo Oro”. La ragione è assai più semplice e forse la più meravigliosa che possa esistere: io vi conosco perché sono nonno, un nonno uguale a quelli che voi tanto amate in seno alla vostra famiglia.
I nonni conoscono non solo i loro nipoti, ma tutti i bambini e i ragazzi del mondo. Sanno delle loro bizze, sanno della loro bontà innata, sanno dei loro desideri, e soprattutto sanno dei loro sogni. Perché non vi è dubbio: i bambini e i ragazzi custodiscono nel loro cuore e nella loro mente i sogni più belli del mondo. Se si potessero vedere, messi in fila uno dietro l’altro, comporrebbero la più stupenda catena dell’amicizia e della solidarietà umana. Tutti i bambini e i ragazzi del mondo, se togliamo qualche momentaneo capriccio, si amano e sono pronti a sacrificare un po’ di se stessi per l’amico, ciò che, ahimè, non accade tra i grandi.
È quindi nella veste di nonno che vi chiedo di radunarvi intorno a me e di ascoltarmi raccontare alcune leggende che fanno ancora più bella una città che il mondo ci invidia, Lucca.
In una delle leggende che vi racconterò: “Le mura di Lucca”, narro di quando Venere e Mercurio, in giro per conto di Giove in cerca della donna più bella del mondo, videro dalla collina di Farneta (da dove si può ammirare anche la bella Certosa) per la prima volta Lucca. Era allora un piccolo villaggio e i suoi abitanti si dedicavano soprattutto all’agricoltura e alla pesca. Mentre Apollo era deciso a non visitarla, Venere invece sentì che qualcosa l’attirava e fu così che, grazie agli avvenimenti che accaddero in seguito a quella visita, nacquero le Mura della città.
Le Mura sono la prima meraviglia che un visitatore scorge quando arriva a Lucca. E vi è una ragione: oltre che belle, sono uniche al mondo. Per di più sono ancora intatte poiché, costruite tra il XVI e il XVII secolo, non hanno conosciuto guerre, e l’unico attacco a cui hanno dovuto far fronte è stato quello del Serchio – il fiume dei lucchesi ricordato da Dante – il 18 novembre 1812. In quell’occasione, le acque riuscirono a penetrare attraverso le sue porte chiuse ed invasero le piccole strade della città.
Il Serchio è stato per tanti secoli la bestia nera dei Lucchesi. Ribelle e capriccioso, non guardava in faccia a nessuno e molti contadini si trovavano all’improvviso con le case e i campi allagati dalle sue acque, perdendo il loro raccolto che avrebbe dovuto servire a sfamare la famiglia per tutto l’anno. Il Serchio, insomma, quando si arrabbiava, faceva venire il mal di pancia a molti.
Finché a Lucca, eravamo nell’VIII secolo dopo Cristo, capitò un pellegrino irlandese, che oggi tutti i Lucchesi conoscono come San Frediano, e decise di porre fine al flagello delle inondazioni. E ci riuscì. Sapete come? Con un rastrello. Andò davanti al fiume, che rumoreggiava sapendo forse ciò che gli sarebbe toccato subire di lì a poco, e con il rastrello segnò in terra una linea, la quale sarebbe dovuta diventare il nuovo alveo del fiume. Chi sa che rabbia provò il Serchio quando si avvide che quel segno era più forte della sua caparbietà e della sua voglia di resistere! Ma alla fine dovette cedere e le sue acque presero così il nuovo corso, più lontano dalle mura della città.
Dovete sapere, infine, che Lucca ha sangue blu nelle vene, proprio come i re e le regine, i duchi, i conti, i marchesi di una volta. Fu infatti capitale della Tuscia (allora così si chiamava la Toscana) al tempo dei Longobardi, nel VI secolo dopo Cristo.
Non vi meraviglierete perciò che questa città, e i suoi dintorni naturalmente, siano abitati da tanti invisibili personaggi, i quali non sono altro che i protagonisti delle sue numerose leggende nate nel corso di tanti secoli.
Alcune sono conosciute da molti, ed alcune da pochi. Io vi narrerò delle une e delle altre, non di tutte, perché forse vi annoierei, ma vi narrerò almeno quelle che a me piacciono di più, sperando che la scelta sia di vostro gradimento.
Le leggende nascono in tanti modi. O perché è esistito un personaggio famoso e intorno a lui il popolo ha creato delle storie che non si sa con certezza se davvero siano accadute, oppure perché sono capitati eventi straordinari, come carestie, alluvioni, malattie, terremoti ed altro di simile, oppure perché la leggenda stava scritta nel paesaggio o in quel preciso luogo e aspettava solo che qualcuno la trovasse. Vi narrerò anche di qualcuna di queste ultime, dicendovi con un certo orgoglio che sono stato io quel lettore che è riuscito a scoprirle.
Diceva il grande Michelangelo, quando sulle nostre Alpi Apuane sceglieva il blocco di marmo bianco per scolpire una delle sue opere, che egli già vedeva al suo interno i personaggi che avrebbero preso vita grazie al suo scalpello. Diceva che a lui non restava altro da fare che togliere il marmo che nascondeva quelle figure, e l’opera era bell’e pronta.
Non credo che le cose stiano proprio così, ma vi confesso che mi piace immaginare che ciò sia vero e che anch’io abbia fatto una specie di intervento michelangiolesco.
Ma ora è tempo di cominciare il racconto delle leggende lucchesi che ho scelto per voi, ma comincerò solo quando tutti sarete radunati intorno al mio sgabello.
Come si usava una volta, ho acceso proprio con le mie mani un focherello sotto il caminetto di questa vecchia stalla dove ho deciso di accogliervi. Spero che essa, insieme con il vivace e guizzante focherello, aiuti la vostra fantasia a tornare ai tempi fascinosi in cui queste cose accadevano e in cui queste cose si raccontavano.
Mi accorgo che anche gli ultimi ritardatari sono arrivati. Dunque è ora di cominciare. Siete davvero numerosi e vi ringrazio per aver accolto il mio invito. Spero di non deludervi. Ma ora bando alle chiacchiere: è tempo che il nonno faccia la sua parte. Fate tutti silenzio e ascoltatemi. La mia idea è quella di immaginare, pur restando qui intorno al fuoco, una passeggiata insieme con voi per la città. Vedremo e sentiremo così, sia pure con la fantasia, le sue strade, i suoi personaggi, le sue atmosfere. Vedrete, sarà bello. Statemi vicino, tutti intorno a me, e cercate di non perdervi per strada.
Si comincia.

Il libro qui.

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