di Tiziana Canali
[Tiziana Canali, insegnante nella scuola primaria, è autrice di sussidiari, letture e libri per le vacanze. Collabora ai progetti didattici della Mondadori. Ha scritto: “Il topo Codadritta cambia casa e prende moglie”, M. Del Bucchia, 1997]
Capitolo primo
Gelsomino detto anche il “gazzettino”
Eh voilà,
eccomi qua
bello audace ed elegante
sono il famoso merlo parlante.
Sono un tipo chiacchierone
ed in fondo anche birbone
mi piace molto curiosare
e degli altri assai parlare.
Eh, sì mi occupo di tutto
e sbircio sempre dappertutto.
Son curioso, eh si che devo fare?
Attenti tutti a non lasciarvi pizzicare!!!
Ciao a tutti bambini!
Sono il merlo Gelsomino, detto anche “il gazzettino”!
Sono un tipo chiacchierone e mi piace svolazzare qua e là posandomi di tanto in tanto (spesso per la verità) sui fatti degli altri per commentare o dire la “mia”. Spesso, però, non sono molto gradito ed allora sorvolo la situazione dall’alto dove è meno rischioso imbattersi in piccoli incidenti o in sentiti malumori. E’ molto rischioso, infatti, intromettersi in discussioni o cercare di intervenire tra due litiganti o due innamorati: l’ultima volta che ho cercato di far fare la pace al ghiro Casimiro e a sua moglie Isotta ho ricevuto una ghianda dritta dritta nel becco; non so chi dei due me l’ha tirata, ma vi garantisco che la botta è stata così forte che pareva una fiondata! Davvero un colpo terribile che mi ha lasciato mezzo stralunato a terra con il becco che pareva accartocciato: meno male che sono un merlo di razza e quindi ho una certa garanzia, altrimenti a quest’ora mi servirebbe la dentiera. E tutto questo perché? Semplicemente perché davo ragione a Isotta: la povera ghira si lamentava del fatto che il marito, tanto che russa, fa rompere il guscio delle noci che hanno raccolto e queste marciscono prima che arrivi l’inverno.
Che testardo quel Casimiro non vuole ammettere che siano i suoi barriti a far scricchiolare le noci e dà la colpa alla moglie dicendo che è lei a romperle quando ci si appoggia per spolverarle.
– Deve fare un pò di dieta! – tuona il vecchio ghiro scorbutico.
-A forza di mangiare ghiande le si sono rotte persino le mutande.
– E poi si meraviglia se le noci sono tutte screpolate!!!
Come vi ho detto é meglio sorvolare certe situazioni! Ma io, tanto sono curioso ed impiccione che a volte non mi basta guardare le cose da lontano, voglio ascoltare o curiosare da vicino, mi interessano i particolari!
La mia casa é fatta apposta per soddisfare questa mia curiosità.
Abito infatti in un cespuglio ai piedi di un pioppo, ai limiti del bosco: il mio nido è ben nascosto tra i rovi ed é difficile vederlo, è una base di appostamento; infatti, da lì, osservo, senza essere visto, gran parte del bosco e quindi posso tranquillamente impicciarmi degli affari degli altri in modo discreto ed elegante.
Rappresenta con un disegno il merlo Gelsomino
Rappresenta utilizzando i fumetti Casimiro ed Isotta mentre litigano
Capitolo secondo
Sussurro
Attenzione bambini! Sta arrivando qualcuno! Vedo muoversi l’erba e sento un piccolo rumore! Corro in avanscoperta!
Un leggero frullo d’ali ed eccomi qua, pronto a scoprire il nuovo arrivato.
Ah! E’ lei, la biscia che striscia nell’erba liscia! (Certo che poeta che sono! Le rime mi vengono da sé!).
– Ehi! Sussurro come stai? Tutto bene? domando con rispetto
– Ti odio brutto uccello chiacchierone! Sssembri un gufo vessstito da becchino! ribatte Sussurro mostrandomi la sua lingua biforcuta.
– Io, fossi in te, non tirerei fuori la lingua con troppa facilità! Ci manca che prenda freddo e dopo sì che si attorciglia quando parli! ridacchio nel becco.
La biscia si innalza furiosa e sibila con occhi di fuoco:- Chiacchieri bene perché te ne ssstai in cima a quel ramo! SSScendi e vedrai che ti lussstro le penne!
– Ma non è mica colpa mia se hai la “S” sdrucciolina e inchecchi quando piove! rispondo.
– Certo però hai avuto sfortuna nella vita! commento a voce alta – Non solo sei una biscia verde e viscida, ma i tuoi genitori ti hanno messo un nome che per te è davvero una condanna! Ben tre S ci sono! Mi pare che tra tutte le tue sorelle, tu sia l’unica che ha il nome con la S non è vero?
– Attento beccamorto! Prima o poi ti insssegnerò a farti gli affari tuoi! Ora ho troppa fretta! SSSSS!!!! serpeggia Sussurro mostrandomi per intero le bocca e la lingua biforcuta.
Rabbrividisco e volo via! E’ meglio evitare certe compagnie, specialmente quando sono di cattivo umore.
– Ma dove dovrà andare? Perché ha così tanta fretta? Di solito, quando mi insulta, se la prende comoda! penso tra me.
Così faccio marcia indietro e mi metto quatto quatto sulle tracce della biscia, stando bene attento a non avvicinarmi troppo a terra.
Non si sa mai! Non è bene fidarsi dei serpenti scilinguati.
Come sono curioso! Devo assolutamente scoprire dove scivola con tanta fretta Sussurro. Devo scoprire cosa nasconde!
Saltello tra un ramo e l’altro, volo pian pianino nascondendomi tra le foglie finché, arrivo vicino alla radura.
Sussurro è già là, in prima fila, ma non osa uscire allo scoperto, ha paura di essere scambiata per una succulento bocconcino da qualche uccello predatore.
Lì, da una parte, c’è anche il ghiro Casimiro tutto insonnolito. Accanto a lui appare la povera Isotta con le mutande rattoppate. Tutto intorno spuntano musetti curiosi che ora si spingono in avanti e ora tornano subito indietro: sono i curiosi del circondario, quelli che non ammettono di esserlo; infatti l’unico curiosone del bosco dovrei essere io! Non temete bambini, sono in buona compagnia!!
Rappresenta con un disegno Sussurro mentre soffia a Gelsomino.
Scrivi sotto una didascalia che chiarisca l’illustrazione.
Capitolo terzo
Un soffione?!??!!??!!
Aguzzo la vista e sorvolo la situazione posandomi su un ramo che sporge proprio sopra la radura: qui è un posticino eccezionale per chi vuole curiosare.
Là, nel mezzo all’erba fresca, si vede una strana palla di pelo bianca che appena si muove: non so se è il vento che fa spostare tutti quei peli o se davvero è qualche cosa di vivo che respira. Devo confessare che la mia curiosità é davvero molta , ma ho anche un pò paura; eh sì, io non mi fido molto delle cose nuove e sconosciute: il più delle volte nascondono sempre delle amare sorprese!
Così svolazzo qua e là e mi poso accanto a Casimiro: non ci crederete, ma sta russando; è riuscito ad addormentarsi anche in una simile situazione.
– Cra!!! Cra!!! Cra!!! gli urlo nelle orecchie e lui niente, anzi russa ancora più forte.
Avvilito, lo lascio perdere, mi avvicino a Isotta e le domando:- Hai mai visto niente di simile? Sai cosa sia quell’affare peloso?
– Beh, non ne sono sicura, ma credo che sia un soffione che ha fatto indigestione! risponde seria Isotta guardandomi con gli occhi insonnoliti e reggendosi le mutande.
– Possibile che in tutte le cose tu veda sempre qualcosa che ha a che fare con il mangiare? Sei davvero insaziabile! Comincio a pensare che Casimiro abbia ragione riguardo alle noci!!! rispondo io sfinito.
Isotta sbadiglia e poi mormora:- Pensa quello che ti pare! Per me quel coso è un soffione che ha mangiato troppo! Non ingrasso mica solo io a questo mondo!
Mentre sono lì che mi domando cosa potrebbe essere quella stana cosa arrotolata si sente uno strano rumore provenire proprio da lei, un soffio e poi si vedono spuntare due occhietti azzurri spaventati ed un soffice nasino rosa da cui partono dei baffetti neri un po’ stropicciati, ma molto carini. Gli occhietti, che assomigliano a due pezzettini di cielo, cominciano a guardarsi intorno ed ecco che la palla inizia a disfarsi; spuntano quattro zampine e una coda, ma che dico….. una codona, splendida, lunga e soffice: nemmeno Rosina la volpe ce l’ha così bella.
Ad un certo punto la bocca si arriccia e si sente uno strano soffio minaccioso:- Ffffff!! Fffff!!
A me si drizzano tutte le penne e, da nero che ero, sono diventato quasi grigio. Non è per vantarmi, ma meno male che sono di razza buona, altrimenti sarei scolorito di colpo e mi avrebbero scambiato per una tortora!!
Casimiro si è svegliato all’improvviso e, acchiappando Isotta per le mutande, ha cominciato a correre verso la sua tana. La moglie intanto grida lamentandosi delle brutte maniere del marito che la sta trascinando come una vecchia scopa.
La palla pelosa dagli occhi di cielo soffia ancora più minacciosa:- Fff!!! fff! Fff!! e questa volta si vedono far capolino dai suoi piedi degli artigli aguzzi e taglienti che tra un po’ ci fanno morire di paura.
-Fff!!! Fff! continua arrotolando il naso e facendo delle smorfie con la lingua.
Io intanto penso tra me:- Come mai soffia sempre nel solito modo? Non sarà mica scilinguata come Sussurro e non le vengono le parole?
Illustra la situazione in cui gli animali osservano curiosi e impauriti “la strana cosa arrotolata” che soffia.
Capitolo quarto
La duchessa Camilla Baroni
Mentre tutti scappano impauriti o si nascondono sotto le frasche o fra i cespugli io prendo coraggio e mi avvicino con fare disinvolto, e, sfoggiando la mia vena poetica, cerco di essere galante:- Buongiorno signor soffione immacolato, come mai da queste parti è ruzzolato?
Stia tranquillo non si adiri, altrimenti fa scappare pure i ghiri!
Qui siam tutti curiosoni,
ma anche dei simpaticoni,
non facciamo distinzioni
quando arrivano i soffioni.
Dunque che cos’altro dire,
smetta di soffiare e si venga a divertire.
Gradiremmo, se a lei pare,
che gli unghioli mettesse a riposare.
Orsù dunque si distenda:
un soffione vada e un altro venga.
Se lei qui si vuole riposare
noi il benvenuto le siam venuti a dare!!
Mentre cercavo di fare il poeta al meglio delle mie possibilità, quello strano coso peloso scatta in piedi e dopo un’altra potente soffiata esclama scandalizzato: – Ma che cosa vai dicendo! Screanzato di un merlo chiacchierone!!! Io, io, io, ti sembro forse un… un…
– Un soffione! suggerisco tutto fiero.
– Un soffione???? Sputacchia tutto arruffato dalla rabbia – Io sono una gatta, una splendida, magnifica, stupefacente, gatta!!! Mi chiamo Camilla Baroni e sono una duchessa!!! continua furiosa sbattendo le ciglia civettuola.
Nel frattempo che mi riprendo dallo stupore, sento tra l’erba una risata simile all’urlo di un fantasma in una notte di luna piena: è Sussurro che mi prende in giro per la figuraccia che ho fatto:- Caro il mio poeta da ssstrapazzo le tue rime fan cilecca!! Una gatta! Una gatta ssssscambiata per un sss…ssssoffione!! Ah!! Ah!!Ah!!
– Chiudi quella boccaccia o prendi il raffreddore! Stai attenta a quella lingua mezza storta e sdrucciolina: lo sai che a dire le cattiverie si annoda ancor di più!
Sussurro mi fa una delle sue linguacce e si attorciglia pian piano in un cespuglio, mentre io, sempre mantenendo le distanze, cerco di capire meglio la situazione.
Capitolo quinto
Pedigree e croccantini
La gatta si guarda intorno sgomenta e cerca di spazzolarsi la pelliccia tutta arruffata e coperta di terra e foglie.
– Miaooooo! Miaooo!!
– Ehi stai calma signorina! Cosa c’è che urli cosi forte? domando io un pò alterato.
– Io con quelli come te non ci parlo nemmeno!!! Figuriamoci se io, Camilla Baroni, una duchessa, mi metto a parlare con un merlo qualsiasi, con una creatura senza pedigree!!! e così dicendo arriccia il naso schifata e si volta dall’altra parte.
– Scusa bellezza cos’è che mi manca? Non ho capito bene l’ultima parola – insisto nervoso.
– Certo che non l’hai capita, sei uno zoticone ignorante, figuriamoci se sai cos’è il pedigree!! Ma dato che mi stai lì davanti, perso nella mia adorabile bellezza, te lo dirò: è il certificato di garanzia, un foglio su cui è scritto che un animale è di razza pura e non un esemplare qualunque come te!
– Dov’è questo foglio? chiedo inviperito.
– Il mio pedigree è gelosamente custodito nella casa di miei padroni!
– Padroni? domando io – E che casa sono?
– Vedo che la tua ignoranza non ha limiti!!! Ma dove sono capitata? Dove sono finita!! Che dannato posto è questo?
– Qui siamo in un bosco, all’aria aperta! Qui viviamo tutti insieme allegramente e non abbiamo mai sentito parlare di padroni! esclamo tutto eccitato e orgoglioso. – Tu, piuttosto da dove vieni che ti dai tutte quelle arie?
– Non so nemmeno perché sprechi il mio fiato con te, becchino della malora….. soffia la gatta.
– Per avere il pedigree sei un po’ maleducata, mia bella signorina! ribatto tutto fiero – Ma dimmi dunque che cosa sono i padroni?
– Sei un po’ troppo curioso per i miei gusti, ma te lo dirò, così finalmente ti toglierai dalla mia nobile presenza!
– Hai mai sentito parlare degli uomini, delle persone, degli umani? Beh sono loro – afferma risoluta la gattina tutta impettita.
– Per tutti i merli chiacchieroni!!!! Che disgrazia! Che disastro! Non vorrai mica dire che vivevi con quei …con quei…. con quegli esseri crudeli e senza cuore! Ecco perchè sei finita qui come una scarpa vecchia! Ti hanno infilato in macchina, ti hanno carezzato un po’ e poi via! Bum… di sotto al parapetto! E se ne sono andati al mare!!.. Mi dispiace!- cerco di consolarla, ma mentre mi avvicino una zampata uncinata mi porta via gran parte della coda, della mia elegante coda, lasciando il mio povero sederino mezzo nudo e tutto rosso di vergogna!
La gatta è furiosa, gli occhi non sono più celesti ma gialli di rabbia ed i baffi sembrano delle saette pronte a colpirmi:- Ti odio brutto merlo della malora! Oltre ad essere brutto e nero sei anche un gran bugiardo, invidioso del mio pedigree e della mia casa!
– Io invidioso!??? Ma nemmeno per sogno! Me ne guardo bene dall’avere a che fare con gli umani e…poi sai che ti dico? Io sto bene anche senza il pedegree! A me non serve!
La guardo con disprezzo e, barcollando a causa della coda mozza, svolazzo per i fatti miei. Sennonché un grido acutissimo mi fa vibrare tutte le penne…
– Miaoo!!! Ho fame!!! Portami da mangiare!!! brutto uccellaccio maleducato! soffia Camilla con tutti i peli dritti sulla schiena.
– Qui nel bosco, quando qualcuno chiede qualcosa lo fa dicendo “per favore” ed io, nonostante il famoso pedigree non ho udito niente! Cara la mia duchessa!
– Voglio i miei croccantini! Subito!!! Possibile che non vi rendiate conto con chi avete a che fare? miagola inferocita la gatta cercando di alzarsi senza riuscirci.
– Croc… Crocc… Crocc di che?? balbetto peggio di Sussurro.
– Croccantiniii!!!!!!!! soffia Camilla disperata.
Per sdrammatizzare cerco di affrontare la situazione con la poesia:
Qui nel bosco non ci sono i cro… cro.. croccantini,
ma soltanto topolini!
se la fame vuoi placare,
i sorcetti dovrai acchiappare;
altrimenti se sei vegetariana
ti puoi sempre preparare una tisana:
fragoline, mirtilli e lamponi
erbe selvatiche e soffioni;
tutto devi amalgamare
e i croccantini immaginare!
E’ facile, vedrai, ti riuscirà
e così la pancia ti si riempirà!
– Tu sei pazzo!! soffia Camilla – Pazzo da legare!!!- Esci dalla mia vista o ti giuro che le tisane dovrai prepararle tu per ripararti dal freddo, dopo che ti avrò spennato bene bene!