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ARTE: I MAESTRI: Astrattismo: Malinconia dei puri

28 Giugno 2010

di Dino Buzzati
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 18 marzo 1969]

Moltissimi anni fa, nell’Eu ¬≠ropa settentrionale, alcuni uomini desiderosi di purezza si ritirarono in un deserto, ivi edificando una loro piccola citt√† col solo uso di aste metalliche. E siccome in quella contrada non c’era n√© sole n√© pioggia, n√© nuvole n√© vento, n√© giorno n√© notte, le case erano ridotte proprio all’essenziale e in certi casi non si sarebbe neppure capito che erano case se non ci fossero stati gli uomini dentro.

Pi√Ļ tardi, entusiasmati da quell’esempio, anche in Italia un gruppetto di uomini assetati di purezza si ritirarono in un similare deserto, costruen ¬≠dovi una loro piccolissima cit ¬≠t√† che assomigliava a quella del nord per√≤ con sue carat ¬≠teristiche personali. Ci√≤ avveniva in Lombardia pi√Ļ di trent’anni fa.

Sono tornato in questi gior ­ni a visitarla. Alcune abita ­zioni sono deserte in seguito alla morte degli eremiti che le costruirono. Altre sono ancora abitate, e qua e là si vedono anzi dei volonterosi asceti che stanno edificando case nuove.

Ma, bench√© i pochi residenti siano tutte persone adorabili per bont√† e dolcezza d’animo, ho avuto una sensazione di tristezza. S√¨, tutto √® puro, re ¬≠golato da una disinteressata intelligenza nell’ordine delle divine geometrie, l’aria ha la trasparenza del cristallo, i co ¬≠lori sono nitidi e fermi, la lu ¬≠ce √® riposante e uniformemen ¬≠te diffusa. Per√≤ non ci sono boschi n√© giardini, non si odo ¬≠no canzoni n√© pianti di bam ¬≠bino, la cittadella √® immota e silenziosa. Se non si scorges ¬≠sero qua e l√† i pochi anaco ¬≠reti, la si crederebbe una cit ¬≠tadella morta.

Questa √® l’impressione avuta alla mostra ¬ęAspetti del pri ¬≠mo astrattismo italiano 1930-1940 ¬Ľ allestita alla Galleria civica d’arte moderna, in via Camperio, a Monza. La parola ¬ę aspetti ¬Ľ intende signifi ¬≠care che la mostra non ha pre ¬≠tese di completezza ma vuoi far conoscere, o ricordare, sol ¬≠tanto alcuni importanti episo ¬≠di del fenomeno. Nel catalogo, con introduzione di Luciano Caramel, le opere sono divise in quattro gruppi : ¬ę I rapporti con le nuove metodologie e le nuove tecniche ¬Ľ (Manlio Rho e Luigi Veronesi); ¬ęI rapporti con l’architettura ¬Ľ (Mario Ra ¬≠dice) ; ¬ę La scultura ¬Ľ (Lucio Fontana, Aldo Galli, Fausto Melotti, Bruno Munari); altri rappresentanti del primo astrattismo italiano (Carla Ba ¬≠diali, Oreste Bogliardi, Gino Ghiringhelli, Osvaldo Licini, Alberto Magnelli, Mauro Reg ¬≠giani e Atanasio Soldati) pre ¬≠senti con poche opere.

Siamo tra i celebranti pi√Ļ austeri e nello stesso tempo ambiziosi dell’arte moderna. L’astrattismo, come si sa, √® bifronte, cio√® ha avuto due grandi porte, spalancate in opposte direzioni. Mentre da una parte l’impressionismo, portato alle estreme conseguenze, sfociava nell’informa ¬≠le, agli antipodi avanzavano coloro che intravedevano la possibilit√† di toccare addirittura il sublime con le scarne sirene della geometria. Ecco Kandinsky, Malevic, Tatlin, Mondrian, Vantongerloo, Van Doesburg, per non citare che i pi√Ļ famosi; ecco la Bauhaus, il suprematismo, il costrutti ¬≠vismo, il neoplasticismo e cos√¨ via.

In quello stesso periodo √Ę‚ÄĒ secondo e terzo decennio del secolo √Ę‚ÄĒ l’Italia aveva il futurismo. Ma non si pu√≤ dire che i nostri primi astrattisti geometrici degli anni trenta siano venuti di l√†. La deriva ¬≠zione dai modelli stranieri √® fin troppo evidente. Ci√≤ non significa che tutto si sia limita ¬≠to a un patetico caso di pro ¬≠vincialismo. Anche chi √® in ¬≠sensibile a questo genere di arte riconosce la presenza di alcuni considerevoli talenti e, come scrive il dottor Luigi Pavia, assessore all’Istruzione, l’attualit√† della problematica a cui le loro opere si ispirano soprattutto per quegli aspetti di relazione tra le varie arti, pittura, scultura, architettura, che la mostra intende sotto ¬≠lineare ¬Ľ.

Il panorama che ci viene ora offerto è quindi interes ­sante ma complessivamente sparuto e malinconico. Rea ­lizzare la poesia, anzi la mas ­sima poesia per mezzo di geo ­metrie pure è stato, ed è, un assunto meraviglioso; ma pro ­babilmente esagerato, a giudi ­care dal fatto che nessuno (secondo me nemmeno i cele ­berrimi maestri stranieri so ­pra citati) ci è finora riuscito. Si ha insomma la sensa ­zione di uno sforzo appassio ­nato, talora anche geniale, ma approdato a una spiaggia nu ­da e deserta; quindi di soli ­tudine, e di amarezza.

Nella grande sala sotterra ¬≠nea della galleria civica, dove si nota infatti un barlume di vita? L√† dove √® meno peren ¬≠toria la soggezione all’ascetismo geometrico. Per esempio nella bella composizione prima di Gino Ghiringhelli e nel grafito nero e bianco di Lucio Fontana. Intanto, nel mezzo della galleria, ruotando lenta ¬≠mente ai minimi spostamenti d’aria provocati dal passaggio dei visitatori, alcune ¬ę macchi ¬≠ne inutili ¬Ľ di Munari evocano lontani ricordi.


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