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ARTE: LETTERATURA: Ligustro, un uomo, un artista

20 Ottobre 2010

di  Fabio Strafforello

E’ fra i disegni e le speranze d’altri, che ho cercato me stesso, lieto di aver trovato nel deserto lo stupore per un fiore.  

L’uomo che percorre la propria via, senza sapere dove ha camminato, non sa dove ha vissuto la propria vita.

Come ho già detto in altre occasioni ho riaperto la porta maestra della mia ricerca interiore e all’esternazione dei concetti ad essa legati, nel luglio del 2008 e cioè dopo 25 anni di sospensione libera e apparentemente immotivata dei miei primi scritti risalenti al 1979,   interrotti poi nel 1983. Nel 2009 pubblico, tramite il Centro Editoriale Imperiese, il mio primo testo intitolato “Pensieri senza tempo” e nel mese di agosto dello stesso anno la Sig.ra Emilia Ferrari, direttrice del giornale stesso, mi consente di pubblicare i miei lavori sul suo editoriale: New Magazine Imperia, una rivista curata da lei con grande amore e professionalità. Non sono mai stato un lettore, forse rapito dalla necessità di dover fare altre cose, non più importanti, ma più imminentemente necessarie o forse perché amo troppo la mia libertà di pensiero, sia pur nella sua sola parvenza interiorizzata. Mi piacerebbe “sapere tanto di tutto,” per poterlo trasmettere agli altri e da essi poter trarre spunti e insegnamenti per una progressione umana e interiore libera da ogni schema o imposizione, tuttavia credo che in alcuni casi “il sapere” non coincida necessariamente con “il piacere di conoscere le cose vere” e quindi mi soffermo sovente a riflettere e a cercare dentro me stesso, analizzando le diverse posizioni rispetto a chi interloquisce nei miei confronti, ascoltando e cercando di compenetrare la parte più vera di ogni individuo… la sua anima.

E’ a settembre dell’anno scorso che leggendo e sfogliando la rivista di Emilia, mi imbatto in un articolo scritto da Lucia Ghidoni Grosso, ed in una foto da lei pubblicata, che ritraeva la persona oggetto dell’articolo stesso; è di lì che inizio un percorso interessante e di grandi soddisfazioni che riguarda la mia sfera culturale, introspettiva, di esperienza e di analisi. Credo che sia comune a tanti esseri umani talvolta smarrire se stessi, ma avere poi l’opportunità di cercarsi e di ritrovarsi tramite la percezione degli altri… “sentivo così che avrei dovuto approdare ad una “nuova fonte di energia,” ove poter trarre la linfa necessaria per   continuare il mio percorso di crescita e di formazione interiore. Nei tempi attuali, oggetto di scambi veloci e sovente senza una connotazione personale interiore specifica, risulta difficile poter accedere a chi ti possa insegnare qualcosa che vada oltre il tempo, prelevando dal passato e traghettando nel presente i migliori frutti dell’esperienza culturale umana… “e dove basta poco per mostrarci una luce che apparentemente non si manifesta”! L’articolo in questione riguardava il Sig. Giovanni Berio, in arte Ligustro, nome tratto da lui stesso da un piccolo arbusto che cresce nei terreni antistanti e prominenti le nostre colline, il titolo di questo corposo e dettagliato testo era: LIGUSTRO, la svolta (seconda parte).

Non mi soffermerò a citare tecniche o linee di pensiero che l’artista ha fatto sue per raggiungere il livello espressivo, culturale e di raffinatezza che lo hanno portato ad un spessore artistico straordinario, ma parlerò di lui nell’aspetto umano, dei suoi risvolti interiori e psicologici, delle sue capacità di auto-rigenerazione spirituale, e di ciò che in qualche maniera ci avvicina, tramite un percorso interiore di ricerca dell’equilibrio personale, sia pur attraverso   avvenimenti di vita diversi. Una mattina di primavera, credo che fosse verso il mese di aprile 2010, incontro la Signora Lucia Ghidoni in quel di Oneglia, precisamente in piazza San Giovanni, approfitto così della sua disponibilità per recarci assieme al laboratorio del Maestro, sito in via de Geneys al numero 13. Mi presento a lui e Lucia mi introduce con queste parole: “Maestro qui c’è un signore che la vorrebbe conoscere “… ed Egli… “Sono lieto di questa visita, qui ognuno può entrare, questo è un luogo di cultura aperto a tutti e dove ognuno può dire quello che pensa!”   “Incredibile, pensai fra di me, con i tempi che corrono… sarà vero?” E comunque ci lasciammo dopo poco con la mia promessa di tornare a fargli visita già la settimana entrante. Ligustro è un uomo molto semplice, modesto,   essenziale, simpatico, per nulla banale, determinato, orgoglioso, osservatore, intuitivo, raffinato, attento, talvolta pungente, parsimonioso, umano, colmo di energia positiva, capace di autocritica e di una intelligenza sopraffine, sensibile;“fermo nel suo modo di intendere le cose”e ancorato ad un credo personale che ha le sue radici profonde nelle esperienze di vita vissuta e in ciò che dal realismo della vita scaturisce per una analisi scarna da ogni teoria che vada oltre le visioni oggettive. Sicuramente avrà anche dei difetti, ma di quelli ora non mi interessa parlare; in sostanza un uomo non comune soprattutto fra gli individui che occupano il così detto “Occidente culturalmente evoluto”. Nella settimana successiva ricordo di essere tornato a fargli visita e egli mi dice: “E’ all’età di sessantatre anni e dopo una esistenza dedicata al lavoro, a cui ora capisco avrei dovuto spendermi di meno, per gestire costruzioni di impianti di lavorazione dell’olio nel Mediterraneo, ed in conseguenza di un brutto infarto, che mi sono trovato a dover ricostruire la mia esistenza. Ricordo, ero fra la vita e la morte, quando nel momento di massima crisi fisica ho visto vivere e scorrere nella mia mente tanti colori, potrei anche pensare di essere finito in un’altra dimensione… per quant’è stata intensa questa visione“, dice con atteggiamento sdrammatizzante e provocatorio, “E’ di lì che è ricominciata per me una nuova ed importante opportunità che la mia presenza mi ha concesso e dalla quale poter attingere per un nuovo percorso, quale espressione dei miei contenuti di interiorità e basato sulla “riscoperta dei valori di semplicità e di amore per la vita”; il tutto per dare gioia, oltre che a me stesso, anche a chi ne fosse interessato”. Proprio lui mi dice di essere stato “preso per i capelli” e riportato in questa dimensione, ed io credo, per testimoniare un miracolo della vita stessa espresso tramite l’arte figurativa, regalandoci così le immagini solari alle quali ha dato un livello espressivo e di significato culturale di elevato spessore, basando sull’armonia dei colori e delle forme il significato semplice dell’esistenza, fissandoli poi nell’intelaiatura dei concetti portanti della comune struttura umana e sociale a cui ogni essere umano appartiene. Ligustro inizia la propria attività nella pittura, in modo autonomo e da autodidatta, gettandosi successivamente a capofitto nello studio della cultura e dell’arte Cinese, nello specifico nelle xilografie giapponesi nel periodo Edo, seguendo la disciplina dell’arte figurativa policroma Nishiki-e ed ampliandone così gli orizzonti tramite tecniche originali e con l’utilizzo di una vasta gamma di colori; egli ci mostra, attraverso il filo conduttore dell’interpretazione positiva della vita, come adattare il pensiero Orientale ai nostri ambienti Mediterranei.

E’ da una analisi attenta di tutte le peculiarità e delle caratteristiche specifiche dei materiali, che Ligustro ha potuto utilizzare al meglio tecniche e soluzioni di misture specifiche sui colori e nelle impostazioni di stampa. Il Maestro, così lo chiamano “i tanti” che gli fanno visita nel suo laboratorio, in questi ventiquattro anni di attività artistica ha ottenuto importanti riconoscimenti e attestazioni internazionali che testimoniano l’elevato contenuto tecnico e creativo da lui raggiunto. Purtroppo, come spesso accade nel nostro “Paese Italia”, fatto di persone con una inventiva straordinaria, non c’è spazio per ottenere riconoscimenti e incentivi, se non limitatamente, così da poter migliorare e accrescere la visibilità culturale e di sviluppo concettuale stessi e legati alle potenzialità specifiche di ogni singolo individuo. In questo caso l’uomo e l’artista si mescolano tramite il pensiero e le elevate capacità tecniche, nell’espressione di una vivacità e di un’intelligenza sopraffine, intrisa di valori cardine per una lettura semplice delle regole comuni a tutti gli uomini; è così che traendo origine dal senso concreto e reale della vita, e tramite l’analisi lineare e logica delle sue raffigurazioni in questi elementi compositivi essenziali, che ci mostra anche in modo indiretto il percorso dell’uomo “in mezzo alla scienza”, e di quanto l’uomo stesso di scienza in questi secoli ne abbia acquisita ben poca, ma in cambio abbia perso il gusto intenso della vita e il senso della libertà individuale. Il Maestro volge lo sguardo al futuro tramite una rappresentazione chiara e semplice delle sue opere, le quali fanno parte di un contesto ben definito, dove l’essere umano trova collocazione negli ambienti che lo rappresentano, nella natura, e nella sua stessa semplicità e ragione d’essere, lasciando tuttavia spazio all’interpretazione misteriosa, impenetrabile e di accettazione dei concetti legati al senso della vita, sia pur collocandoli nei dettami di regole di facile lettura e di facile esecuzione. E’ nella giusta distribuzione dei colori e delle sfumature che si creano i legami per una lettura armoniosa e di grande naturale serenità, nell’interpretazione e nell’acquisizione dei concetti più profondi annessi ai valori dell’esistenza, e nella consapevolezza che solo tramite una visione illuminata dall’intelligenza umana si possa accettare e accertare il senso stesso dell’esistenza, compenetrando con dolcezza, consapevolezza e accettazione il motivo indotto della morte. In queste opere non si guarda solo al passato o di proiezione solo verso il futuro, ma l’artista è attento a mostrarci la nostra condizione nel presente, confronto che noi stessi deduciamo tramite le sue raffigurazioni. Proiettarsi, attraverso la nostra fantasia e i sentimenti più semplici che occupano il nostro animo nel mondo da lui raffigurato, vuol significare entrare in un’altra dimensione, dove la serenità e la pacatezza sono i pilastri cardine del modo e dello stile personale, tramite i quali affrontare almeno una parte della nostra vita; saremo così noi stessi, con la nostra aridità o la nostra fertilità interiore, a determinare la capacità di lettura e di interpretazione di questi elementi compositivi reali, potendo altresì renderci conto, per contrasto, delle opportunità che la nostra sfera sensitiva ci offre, ove poter affrontare con maggiore equilibrio l’incertezza del futuro come protagonisti della nostra libertà.

L’artista con i suoi lavori raffigura una lettura semplice del passato, la differenza   interpretativa la fa chi osserva i suoi lavori, ed è proprio dalla nostra incomprensione delle sue semplici, ma ricche opere, che mostriamo i contenuti emozionali che occupano il nostro cuore e la complessità di cui siamo oggetti; strumenti di un mondo in cui l’uomo dimentica nella materialità la sostanza della propria indipendenza, libertà di pensiero e spirituale. Ligustro è un uomo vivo nell’animo, che ha capito e riscoperto i valori della vita tramite se stesso e che cerca, attraverso la vena artistica di estendere i propri insegnamenti anche ad altri, condividendo con loro emozioni, libertà e semplici letture ai quesiti essenziali ed esistenziali legati alla nostra presenza in questa dimensione. Egli, talvolta, per dare forza ai suoi contenuti mi dice: “Vedi Fabio, tanta gente è morta dentro e non lo sa… poveretti “; la vita di un uomo è dentro di noi ed è come un vena d’oro… bisogna scovarla per potersi dissetare del suo nettare, ma per fare questo occorre tempo e la consapevolezza di possedere un valore di opportunità unico e straordinario. Nei tempi attuali, basati su un disvalore della vita stessa,   riscontrabile tramite lo sfruttamento delle nostre risorse umane globali e per un utilizzo prettamente materiale delle stesse, siamo solo che oggetti, “buoni fin che adatti alla funzione,” avvelenati da un inquinamento martellante sia nel corpo che nello spirito. A sessantatre anni, e dopo un lungo periodo di intenso lavoro, per affrontare la triste avventura conseguente alla sua malattia, e per rimettersi in gioco, ci vogliono coraggio e determinazione e aggiungo io:”pure la sensazione di una missione da dover portare a termine .” Il passaggio di consegne dal bagaglio di esperienze lavorative da lui acquisito nell’ambito della chimica, sia pur senza possedere una laurea, applicato poi alla nuova disciplina è stato, data la sua intelligenza, abbastanza ovvio, basando sulla sua capacità di osservazione, di analisi critica e di esperienza quegli stessi valori di sintesi, ove determinare e applicare nell’ambito artistico nuove opportunità che la tecnica personale e l’evoluzione tecnologica gli hanno messo a disposizione; nuove tecniche quindi e nuovi contenuti nell’arte figurativa. I concetti da lui tramandati tramite questa forma espressiva, sono molteplici e gli insegnamenti che si possono cogliere nelle sue raffigurazioni esprimono l’universalità dell’essere umano, nel contesto di una ricerca semplice delle origini, protesa ad una figura che lascia spazio all’immaginazione, esprimendo nel silenzio vivo di forme, colori e contenuti, la “regia libera” di un mondo che ritrova il proprio equilibrio tramite la ciclicità del tempo, il proprio comportamento e una forma costruttiva di auto ironia. Il “movimento” che egli ha saputo creare nelle sue opere Xilografiche sembra possedere una sua musicalità e l’espressione gioiosa che ogni giorno della nostra vita apre ad una nuova esperienza, intuendo che senza il tentativo di essere felici rischiamo di perdere il messaggio più importante della nostra vita: l’amore e la gioia per la stessa!   Secondo il suo modo di pensare l’uomo è protagonista di se stesso, e non deve ascrivere a nessuno alcun tipo di immagine o regola che possa derivare da concetti preconfezionati,   soprattutto tramite le religioni o qualsiasi altra forma di pensiero indotto o imposto, quindi è da questo che ognuno di noi può riferirsi al senso della libertà originata dalle espressioni individuali e lontana da qualsiasi tipo di indagine che vada oltre la realtà imminente e contingente a cui ogni essere umano è sottoposto. La natura appunto è il “grande regista delle nostre emozioni ,” nella sua costante,   spontaneità e nella sua determinazione… “come un occhio superiore al quale l’essere umano si rivolge per rappresentare i propri stati d’animo e dal quale poter tingere quel velo di mistero che lo avvolge dal sorgere al tramontare del sole”. Il Maestro nella sua linea di azione, pur riferendosi alla filosofia Orientale, ne inserisce i concetti in un ambiente Mediterraneo, lasciando spazio di interazione e di integrazione fra le due culture, sia pur molto diverse, sviluppando i suoi contenuti sull’opera applicativa, personale e insostituibile che ogni individuo può generare; ricostruendo così nel presente i ricordi di bambino, nella loro semplicità e naturalezza di vita vissuta, fino a rivivere interiormente le gioie passate e a volerle proiettare in un tempo che verrà. Quindi è un basarsi su una memoria storica di quanto da egli vissuto, nei suoi desideri, nei suoi disagi, nelle sue speranze, il tutto avvolto in una velatura di malinconia e di consapevolezza di aver lasciato, e di lasciare, un mondo che non potrà più tornare, ma del quale egli spera sempre di fare parte.

Far rivivere queste sensazioni, tramite una qualsiasi forma espressiva, vuol dire regalarci e ricavarci uno spazio nell’immortalità o comunque nell’opportunità cosciente di ricostruire almeno nell’immaginazione, quegli stati d’animo che in qualche modo hanno accomunato gli uomini… “essi nascono da molto lontano e rappresentano il nostro desiderio d’esser stati comunque qualcuno in questa vita!” C’è una ciclicità degli eventi che non dipende solo dall’interazione, dall’osservazione o dalla scelta attenta della singola persona, ma che ci riporta indietro nel tempo, e se riuscissimo a percorrere questa strada all’incontrario troveremmo nei valori e nei disvalori creati dall’uomo, ove giacciono le ragioni più autentiche e vere che hanno guidato i nostri antenati per intere generazioni, fino a mostrarci l’essenza e l’origine della nostra struttura emotiva, evolutiva e culturale. Mi dice così: “I Berio, che poi non è altro che il mio cognome, sono riconducibili al periodo delle dominazioni Arabe… i Saraceni”, così venivano chiamati qui da noi gli invasori provenienti dalla costa Nord dell’Africa, sono stati qui circa milleduecento anni fa ed hanno dato origine ad una serie di avvenimenti ancora oggi a loro ascrivibili.” Il cognome Berio ha origine nel Mar Nero ed è derivato e trasformato da Al- Beria, pensare che mio figlio si è sposato con una ragazza Araba, mi fa credere con maggiore forza che questo cerchio iniziato ed aperto secoli fa, si sia concretizzato nella sua ciclicità con questo incontro“. Nella metafora della vita è un po’ come incontrare se stessi, dopo un periodo di smarrimento o comunque dopo un pellegrinaggio alla ricerca della propria identità e dimensione di origine. Continuando la nostra chiacchierata, poniamo negli argomenti caposaldo della struttura evolutiva umana il lavoro, ed emerge che l’uomo dovrebbe intenderlo non come una forma di attività da esplicare solo nell’ambito delle necessità fisiche e al quale dare un significato prettamente di soddisfazione materiale, ma anche e soprattutto di crescita interiore, psicologica, relazionale, di prospettiva, di ricerca, di evoluzione, di auto-rigenerazione, di valorizzazione dei contenuti fecondi della vita e nell’accettazione del valore della morte, come rigenerazione della struttura e dell’energia positiva insita nella materia umana. Ancora più che di lavoro parlerei in senso generico di Impegno, ove trovare delle motivazioni che vadano oltre l’interesse personale e nella proiezione di un miglioramento della specie. I desideri sono una chiave di lettura molto importante per capire il senso evolutivo e di crescita individuale, nella proiezione di quanto lasceremo agli altri, nell’opportunità di acquisire il senso individuale di libertà, e dove l’arte è l’espressione più intima della nostra capacità di assaporare la felicità interiorizzata e da essa poter attingere, così da poterne concedere il meglio a chi ci sta intorno o a chi volge lo sguardo verso di essa. L’ironia che il Maestro è riuscito ad esprimere tramite le sue opere, ci riporta ad una memoria classica, ma con convergenze comunicative nei nostri tempi, infatti l’uomo nonostante l’evoluzione tecnologica, rimane sempre “impastato” della stessa sostanza, che lo vede protagonista negativo e positivo nell’arco dei secoli e della sua evoluzione… in sostanza l’unica cosa che cambia è quello che ci sta intorno! Ligustro mi dice: “Il mondo è semplice, sono gli uomini che lo complicano, nella loro sete di potere e nell’avidità personale, vivendo loro stessi come cani e morendo anche peggio… a che serve possedere molto più di quanto ci necessita?”  La speranza è un altro elemento presente nelle molte sfumature e nei molteplici riflessi con cui egli adorna le sue opere xilografiche, è lì che si notano i giochi di colore legati in modo ordinato e con estrema logica ed eleganza ai concetti stessi che l’artista vuole esprimere; tanto che uno stesso evento ci viene mostrato nei momenti cangianti della giornata, ad esempio dal momento del sorgere del sole, al mezzogiorno, al tramonto e all’avanzare della notte. La similitudine straordinaria che si crea fra ciò che gli esseri umani compiono, tramite le loro gesta, nell’arco di una giornata o nell’arco di una vita, e la relazione degli umori e dei toni cangianti a cui essi sono inevitabilmente sottoposti, ci mostra il desiderio di riscatto e quindi la speranza di attesa di tempi migliori.

Le stampe sembrano fermare il tempo e lo riconducono ad una memoria limpida che ci trasporta oltre ogni emozione negativa, traghettandoci sul filo della bellezza in un evento senza fine, celato nella serenità interiore e sgombero da ogni squilibrio e da ogni ansia creata dal materialismo e da una cultura opprimente. Le opere in sostanza sono vive ed esprimono pace, esse stesse tracciano la via di una speranza consapevole, richiamando ogni individuo a rispettare quelle leggi mai scritte, ma comuni a tutti gli uomini, ove poter trovare un equilibrio finalizzato al raggiungimento e al godimento della libertà singola e di tutti gli esseri umani. Talvolta è la natura stessa a fornirci i dettami di quelle stesse regole, ove l’uomo può attingere per non perdere la via di unione con se stesso. La Libertà e l’arte che egli esprime tramite i suoi lavori, sono le stesse che lo hanno condotto con energia nel percorso della sua vita, mi dice così: “L’arte che si esprime ai nostri giorni, è, per grandi numeri, l’espressione del fare denaro a tutti i costi… io la chiamo “la fabbrica dell’appetito”, ove si creano prodotti che non sono l’indicazione delle proprie idee, peculiarità ed espressioni sincere della propria interiorità, sia pur in contro tendenza, ma dove non si abbandona la vena creativa personale per piacere agli altri, per prendere posto in una qualsiasi galleria o essere osannati su pubblicazioni di ogni genere, pur di apparire a tutti i costi… in questi casi l’unica connotazione reale è legata all’evoluzione e allo spirito demenziale che si avverte nell’espressione dell’opera stessa“. Certo, voi mi direte, Ligustro ha scoperto questo mondo dopo aver ottenuto molte soddisfazioni nell’ambito lavorativo e quindi dando sfogo alle proprie opportunità, capacità e potenzialità, quindi nella sua stessa realizzazione di uomo, e successivamente è passato all’arte! I ogni caso lascia un messaggio importante, ed è aver dato priorità al valore della vita, tramite l’espressione di rinnovamento e la rivalutazione delle nuove opportunità concessegli, volgendo il suo sguardo al senso positivo degli avvenimenti, sia pur quelli temporaneamente, realmente o apparentemente negativi, nell’interpretazione del senso evolutivo del proprio desiderio di vivere la vita, mostrandone così a tutti la direzione ove potersi rigenerare ed indicandone la strada anche per chi verrà dopo di noi. Il destino per il Maestro è solo il frutto delle nostre scelte, egli non vede alcuna “mano superiore” che possa o voglia guidare i nostri avvenimenti o condizionare le nostre scelte, mi dice: “noi scegliamo il nostro futuro, il destino non esiste“.

Cercando di interpretare il mistero che talvolta avvolge alcuni fatti che ci coinvolgono in modo diretto, e in alcuni casi che ci inducono a pensare a “casualità troppo frequenti” o a situazioni in cui la coincidenza appare fin troppo strana, egli “battezza” questi contenuti con questo termine: “Sono tutti accadimenti” e questo per lui significa che in una qualche maniera questo evento doveva verificarsi, ma il tutto rimane avvolto nella più assoluta casualità! In sostanza l’uomo è protagonista di se stesso tramite le sue scelte, ancora… “non posso dare un senso a Dio, se penso alla condizione nella quale ha posto l’essere umano, fra le malattie ed ogni genere di disagio, in una lotta continua per mantenere il nostro equilibrio e dove il senso della vita in alcuni casi rimane ancorato alla sola speranza di un futuro migliore. E’ solo nell’impegno personale e nel reciproco rispetto che l’uomo può condizionare la prospettiva del futuro a vantaggio o a svantaggio anche degli altri, non aspettiamoci una mano da chi ci ha dato la peggiore immagine di se stesso!” La gioia e l’ironia traspirano con naturale energia dai suoi lavori; proprio la gioia stessa talvolta trae origine dalla nostra capacità di mostrare gli aspetti più ridicoli di noi stessi, le nostre meschinità e debolezze, ove risorgere dalle spoglie consolidate dalla loro naturale esistenza, così da poter trarre da esse quei messaggi di positività da estendere anche per altri esseri umani nella reciproca comprensione. Certo è possibile conseguire questi risultati di equilibrio personale, quando si è raggiunto un livello di maturità e di consapevolezza della nostra condizione esistenziale e lontani da una veduta egoistica dell’esistenza, questo diviene quasi impossibile in individui distanti dalla ricerca e dal ritrovamento della propria dimensione interiore, creando in loro di riflesso atteggiamenti di depressione e di rabbia, nelle dimostrazioni pratiche di vita quotidiana o in prospettiva futura. E’ tramite l’espressione ironica e l’umana comprensione che si concretizza in tutti i suoi aspetti la Commedia Umana, ove poter vedere con occhio critico, teatrale e di analisi, la proiezione degli avvenimenti nella sfera evolutiva dell’uomo.

 E’ nel senso del prendersi sul serio, che l’uomo finirà per non prendere più nulla sul serio, e dove i sentimenti umani sono sempre motivo di peso, ove creare motivo a cui dare il peso dei nostri sentimenti!

 Lasciarsi nell’immortalità è il segno o il sogno che l’essere umano cerca di contrapporre al senso egoistico, violento, repressivo e comprensivo   della morte, nell’espressione dei sentimenti umani e dove nulla ci sembra sfuggire oltre l’appartenenza alla materia, nella percezione che essere vivi dentro voglia dire vivere un’altra opportunità, costruita e costituita sulla struttura delle sensazioni e dei sentimenti umani. Ligustro ha trovato a chi lasciare la propria Maestria, deponendo in mani proiettate verso il futuro l’essenza della sua spiritualità, della sua esperienza e dei suoi stati d’animo, ma anche nell’amara consapevolezza di lasciare la sua arte e la sua vita all’interpretazione unica e irripetibile di altri esseri umani, nel contrappeso fra la ricerca dell’immortalità e quello della pace interiore, quale finalità per un senso positivo di interpretazione della propria esistenza.

Egli sa che le sue intenzioni sia pur forti ed energiche, non sono sufficienti a poter colmare quel che manca dalla forza e dalla giovinezza del proprio corpo, ha così sapientemente delegato altri al “suo sapere,” per una continuità di espressione dei valori essenziali e naturali della vita, nell’indicazione della via ove poter ritrovare se stessi e la dimensione più vera su cui potersi esprimere.

Due sono le allieve che con rispetto, attenzione, cura, umiltà e affetto, hanno saputo “rapire artisticamente” il cuore del Maestro, ed egli con grande libertà mentale e senza alcun altro losco fine, ha ceduto il meglio di se stesso, cercando di creare in loro le motivazioni ad una loro indipendenza artistica e chiedendone in modo chiaro una connotazione che risponda in modo molto diretto alla loro personalità e creatività. Stefania Semolini, in arte Edhèra e Nella Ponte, in arte Hellory, sono le due ragazze che ho incontrato nel laboratorio del Maestro, esse mostrano sempre grande rispetto per un uomo che ha saputo fare della sua straordinarietà la più comune normalità, un uomo che non ha pensato solo per se stesso e per “la fabbrica dell’appetito,” non concedendo in “pasto ai lupi” la ricchezza artistica di un mondo impastato con i colori della vita, ma ha saputo uscire da se stesso e proiettarsi negli altri, mantenendo una integrità e un desiderio di libertà ideologica, critica e spirituale. Soprattutto Edhèra ha fatto di questa arte il suo riferimento di vita, dedicandovisi a tempo pieno nella sua realizzazione e nel suo miglioramento; tramite l’esposizione delle sue opere ha ottenuto premi e citazioni molto importanti da parte di critici d’arte, dedicando con gioia e col cuore i riconoscimenti da lei ottenuti al Maestro, consapevole dell’immenso bagaglio culturale da lui cedutole. E’ così che ho voluto rendere onore in vita ad un uomo che ha fatto della propria forza il desiderio della forza degli altri!

L’ombra che un uomo lascia si vede come quello che ha lasciato!

L’ombra che un uomo lascia si vede dal buio di quello che ha lasciato!

L’uomo che non lascia ombra è perché non ha mai visto la luce!

A Ligustro, un Maestro gioioso nell’arte figurativa della vita:

La libertà interiorizzata ha come sua massima espressione la felicità interiorizzata, entrambe lontane da ogni materialismo e costantemente orientate alla liberazione dello spirito.


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2 Comments

  1. Commento by Fabio Strafforello — 21 Ottobre 2010 @ 11:37

     Caro Fabio,

    solo stasera ho potuto leggere la tua bella, lunga, articolata recensione sullo straordinario personaggio Ligustro e sulla sua interessantissima opera.

    È un lavoro molto ampio e particolarmente puntualizzato, che mette in evidenza non solo le qualità artistiche e creative di questo uomo, non più giovane ma di grande spirito giovanile, bensì anche il suo non trascurabile intento di andare a fondo nell’io, di vedere e di interpretare il mondo, la vita, la spiritualità…

    Nelle tue appassionate e sentite parole ho potuto rintracciare non pochi aspetti che emergono dagli scritti che ti appartengono. Ciò a dimostrare che, anche da punti di vista non sempre collimanti, si può arrivare ad un incontro felice di anime, ad una comunione di intenti, per dare e darsi, per dire e dirsi, per conoscersi meglio, per scandagliare tematiche, per migliorarsi e possibilmente vedere di rendere più vivibile la realtà.

    Credo che tu abbia saputo cogliere appieno lo spirito che anima questo grande artista e la graziosa robustezza delle sue opere, che riescono sempre a produrre armonia di immagini ed una sottile tensione di speranza.

    Complimenti, Fabio! Hai compiuto un atto veramente meritorio, che sicuramente sarà gratificante ed incoraggiante per Ligustro, maestro del colore illuminante e dell’immagine ricca di significati.

    Un abbraccio

                                           Gian Gabriele

  2. Commento by Daniela Franzoso — 31 Ottobre 2010 @ 18:14

    Nella recensione attenta e dettagliata che hai scritto su questo artista mi è sembrato quasi di vedere con gli occhi della mente questo personaggio e di entrare nella dimensione della sua anima.Descrivi Ligustro come un maestro gioioso,generoso verso gli altri e questo in un uomo rappresenta doti non comuni.Il suo non credere ad un destino, non toglie all’uomo la speranza di un futuro migliore libero da malattie e da eventi negativi che fanno parte della vita. Hai descritto con la tua recensione questo artista in modo completo, articolato e con finezza di particolari.

    Ciao Daniela

     

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