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Attenzione alla Prima Repubblica

2 Ottobre 2011

Come, secondo il vecchio detto, tutte le strade portano a Roma, così sta succedendo che le variegate strade della opposizione, in tutte le sue forme dai partiti ai media, agli intellettuali, agli imprenditori, si stanno dirigendo verso la Prima Repubblica, per resuscitarla e osannarla.

La massiccia e continua campagna denigratoria contro Berlusconi e la sua politica di rinnovamento, si approssima al traguardo.
Il grimaldello è già stato scelto: la nuova legge elettorale.

Addirittura la pasionaria Bindi, che giorni fa Vittorio Sgarbi ha definito una donna fascista, si sente a tal punto ringalluzzita che sta sovraesponendosi, mentre le farebbero bene un po’ di silenzio e di umiltà. Rischia altrimenti di essere ridicola.
La sua ultima stupidaggine è questa: per fare una legge elettorale ci vuole un nuovo governo. Ci risiamo, la canzone è sempre la stessa: il passo indietro di Berlusconi.

Ma ora che la Bindi quel passo indietro lo lega alla nuova legge elettorale, ci viene da ridere, tanto è evidente la strumentalità.
Infatti, quando mai per fare una legge elettorale si è mandato a casa un governo nel pieno delle sue funzioni?
La scelta di una nuova legge elettorale ha bisogno di una cosa sola: la disponibilità di tutti i partiti a trovarne una che consenta la governabilità del Paese

Se questa volontà non sussiste, l’attuale maggioranza dovrà farla da sola, avendo di mira un obbiettivo irrinunciabile per il futuro dell’Italia: che sia scongiurato il ritorno alla Prima Repubblica, quando i governi e le maggioranze erano scelti dai partiti con una estenuante trattativa dopo il voto. Oggi devono essere i cittadini a sceglierli. E i partiti, prima del voto, devono dire agli elettori chi intendono designare come premier e con quale maggioranza. Indietro non si torna. Anzi, una modifica costituzionale dovrà dare autorevolezza ad una tale scelta.

Il Pdl ha già dichiarato che questa è la sua posizione, e i veri democratici non possono che compiacersene.
Guai a tornare al sistema proporzionale vagheggiato da Casini!

Sarà curioso osservare anche i movimenti del quasi scomparso Fini, un tempo sostenitore del bipolarismo e della elezione diretta del premier.
Ma soprattutto sarà interessante osservare che cosa potrà accadere nel Pd, dove sono presenti le due anime proporzionaliste e bipolari. Veltroni è sempre stato un fermo sostenitore del bipolarismo. Vedremo se reggerà all’urto dei proporzionalisti.

Di fronte ad uno scenario di dura conflittualità quale quello che si disegnerà immediatamente un minuto dopo che il tema della nuova legge elettorale sarà all’ordine del giorno,la Bindi chiede oggi che l’attuale governo che, ripetiamo, gode di una solida maggioranza, si dimetta per lasciare il posto ad una accozzaglia di partiti la cui visione della nuova legge elettorale è tra di essi fortemente divergente, se non addirittura contrapposta.
L’accozzaglia non potrà mai pervenire ad una legge elettorale che riceva il consenso dei suoi componenti. È matematicamente certo.

E così l’Italia, grazie a questa proposta strampalata della Bindi, si troverebbe immobilizzata sulla discussione di un tema che niente ha a che vedere con i problemi reali del Paese, dettati ogni giorno dalla crisi mondiale di cui ancora non si vede la fine.

Meglio perciò che a dirigere questa importante operazione politica sia una maggioranza solida come l’attuale, la quale, in caso di impasse per un accordo bipartisan, potrà tagliare la testa al toro, porre fine ai bizantinismi e alle contrapposizioni inconciliabili e varare con i propri voti e con quelli che ci staranno, la nuova legge elettorale che chiuda per sempre con la Prima Repubblica.

Non è meglio così, signora Bindi?   Non per lei, ovviamente, ma per l’Italia.

Altri articoli

“L’ipocrisia del Colle e il sogno dei leghisti” di Vittorio Feltri. Qui.

“Via all’assalto giudiziario. Le mani in tasca a Silvio” di Alessandro Sallusti. Qui.

“Il referendum truffa” di Marcello Veneziani. Qui.


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Bart