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Berlusconi doveva nascere in Pelleria

12 Luglio 2010

Mi sto accorgendo che a Berlusconi si sono atrofizzati quelli che con eufemismo si chiamano gli attributi. Il “ghe pensi mi” non assomiglia affatto al “ci penso io” che si diceva e si manteneva nel rione popolare di Pelleria.

Questo rione si trova a Lucca, città che ormai quasi tutti nel mondo conoscono per la sua millenaria storia e per la sua bellezza, tra le più affascinanti.

Pochi invece sanno che questo rione si conserva pressoché inalterato fin dai tempi del medioevo, allorché vi si lavoravano le pelli. Ancora sono intatti i fondachi che videro all’opera i laboriosi artigiani lucchesi.

Il sindaco dalla città, nemmeno un anno fa, nell’inaugurare una targa commemorativa alla memoria di don Silvio Giurlani, parroco partigiano, promise che avrebbe fatto di Pelleria un punto strategico del turismo della città.

Ma ciò che non è visibile ed è altrettanto prezioso è l’anima con la quale fino alla fine degli anni ’70 i pelleriesi si distinguevano dai cittadini lucchesi.

I pelleriesi non temevano nulla, si battevano come leoni, facevano a botte e organizzavano spedizioni punitive contro chi attentava alla serenità della vita rionale.
Ne ho scritto qua.

Berlusconi avrebbe dovuto nascere in Pelleria, temprarsi alla fucina di questo rione. Allora non gli sarebbe mai frullato per la testa di incontrarsi con Casini. Se il molliccio mediatore di ogni cosa, Gianni Letta, avesse proposto l’incontro ad un Berlusconi pelleriese avrebbe ricevuto il benservito.
Le mediazioni di Gianni Letta hanno fatto il loro tempo, sono gli strascichi di una prima Repubblica che non vuole morire. Andare dietro a Gianni Letta significa far rivivere le strategie confuse e interminabili di Moro e di Andreotti.

Scrissi che è arrivata l’ora dei falchi. Perché per arrivare a modernizzare l’Italia c’è bisogno dei falchi. Di un taglio netto con il passato.
Il detto “la politica è l’arte della mediazione” non è applicabile mai nei tempi rivoluzionari. E l’entrata in politica di Berlusconi ha rappresentato l’avvio di un processo rivoluzionario. Democratico, ma rivoluzionario. Mediare in tempo di rivoluzione significa stringere un’alleanza con la sconfitta.

Tutto questo Berlusconi lo avrebbe capito se fosse cresciuto, come me, in Pelleria.
Quando lo vedo muoversi in questi giorni, il mio fegato s’ingrossa, ho difficoltà di digestione, mostro nervosismo. Se sento dire che Letta è salito al Colle, se Letta ha consigliato Berlusconi di andare a cena con Casini, oppure va in su e giù tra Palazzo Chigi e Montecitorio, mi vengono i brividi.
Come è possibile, mi domando, che si modernizzi lo Stato, quando si lascia condurre l’operazione ad uomini che vivono quotidianamente nel pantano della mediazione?

In Pelleria, quando si aveva l’avversario di fronte, non ci si pensava un secondo di più a sferrare il primo cazzotto, e se l’avversario accusava il ko tanto meglio.
Non si era attendisti. Se ci si era imposti di battere l’avversario, si andava subito al sodo. Lo si affrontava e giù botte da orbi, a chi le suonava di più. Si perdeva o si vinceva. Non c’erano vie di mezzo. Le rivoluzioni si fanno così, con determinazione e senza mediazioni di sorta: o si perde o si vince.

Posto che mi auguro che Berlusconi non si metta un’altra serpe in seno, Casini, e mandi a quel paese tanto Gianni Letta che quei giornalisti paciocconi che campano meglio quanto più le cose si intrigano, Berlusconi deve chiudere i conti anche con Fini.

Quando leggo che con Fini o si raggiunge un’intesa o si va alla rottura, mi domando che tipo di cervello tenga rinchiuso nel cranio chi scrive o pensa queste cose. Sicuramente il cervello di un primitivo, minuscolo, capace solo di contenere l’idea del procurarsi il cibo e dell’accendersi il fuoco. Praticamente il cervello di un esserino vegetale.

Fini è come l’edera che si è innestata su di un albero che era forte e in crescita. Si sta alimentando della sua linfa. Ci vive bene. Non ci pensa nemmeno ad abbandonare l’albero. S’ingrassa mentre l’albero si indebolisce ogni giorno di più.

Berlusconi possiede tante ville e, come ho visto dalle foto, ha dei parchi meravigliosi. Non credo che i suoi giardinieri lascino crescere l’edera intorno al tronco di un albero. Se ne ha uno in queste condizioni, vada a vedere e capirà che cosa fa un’edera all’albero sano.

Nella mia albereta, io impedisco che l’edera si avviti all’albero. La sradico subito, ancora piccolina. Quando ho trovato avvitata su di un albero confinante un’edera diventata robusta e nodosa, non ho esitato a prendere una sega e a tagliarla alla base. Si è seccata entro poco tempo, e l’albero è tornato ad essere bello e vigoroso.

Fini ha tutto l’interesse a vivere come l’edera. Cresce e si sviluppa praticamente in modo parassitario. Il pranzo e la cena gli vengono serviti freschi di giornata e in abbondanza: e fa tutto ciò che vuole, fino a decidersi di far seccare l’albero. Lo si vuol lasciar continuare questa sua opera di consunzione del Pdl?

Vorrei una risposa non dalle colombe come Gianni Letta, ma dai falchi, perché è a loro che mi affido e in cui confido.

L’occasione di espellere Fini c’è stata nel recente scontro tra lui e Bondi, quando Fini ha mostrato tutta la sua tracotanza e praticamente ha sfidato il Pdl.
Perché i falchi sono stati a guardare? Che forse le loro ali si stanno imbiancando?
Le rivoluzioni non si fanno con le colombe, ma con i falchi.

Ricordo questo soprattutto a Fabrizio Cicchitto, che mi è parso il più vicino alle mie idee. Se Berlusconi si è fatto prendere dalla tremarella, gliela faccia passare. Ha tanti meriti Berlusconi. L’idea di trasformare in uno Stato moderno questo Stato palude è stata sua. Ma forse non ha il vigore necessario del rivoluzionario. Negli ultimi mesi è sembrato un Napoleone rinchiuso a Sant’Elena piuttosto che il Napoleone vincitore ad Austerlitz.


Letto 1748 volte.


5 Comments

  1. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Luglio 2010 @ 12:33

    Prova.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Luglio 2010 @ 12:35

    Prova 2

  3. Commento by Mario Di Monaco — 12 Luglio 2010 @ 15:36

    Ho l’impressione che il caldo asfissiante di questo periodo  abbia fiaccato le energie dei nostri politici. Ho seguito attentamente gli interventi degli esponenti dei vari partiti e non mi pare che ci sia qualcuno intenzionato seriamente ad aprire una crisi di governo.
    In questo momento non vedo nè falchi nè intrepidi rivoluzionari.
    Vedo solo  dei poveri cristi che hanno solo una gran voglia di andare in ferie.
    Poi si vedrà.  

  4. Commento by Ambra Biagioni — 12 Luglio 2010 @ 17:54

    Situazione sbloccata.

    Non capiranno, non possono capire che cosa significhi un rione in una città come Lucca. L’arborato cerchio racchiude in miniatura un continente con le sue tante anime.

  5. Commento by g.ombra — 14 Luglio 2010 @ 00:38

    Dalle bellicose dichiarazioni odierne sembra che Berlusconi abbia letto il suo articolo.
    :-)

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