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Boccassini e Ingroia

22 Aprile 2011

Certe indagini acquistano fama e poi si rivelano un buco nell’acqua.
È accaduto con il superteste Ciancimino, l’asso nella manica del pm Ingroia, che ieri è stato arrestato dopo che accurate perizie tecniche hanno rivelato che alcuni dei suoi pizzi erano manomessi.

È chiaro che a questo punto la verità non poteva essere nascosta, ed infatti è venuta fuori con grande imbarazzo dei pm che avevano innalzato Ciancimino sul podio più alto tra i testimoni d’accusa che avrebbero potuto abbattere Berlusconi. Pensate, Ingroia è stato praticamente costretto a emanare l’ordine di arresto a carico del suo testimone di lusso.

Così, ancora una volta, tutto si sta risolvendo in una grande patacca, che però ha contribuito a spalmare un bel po’ di fango sul nostro Paese. Come è già successo per Spatuzza, mi domando in che conto la giustizia possa tenere Ciancimino. In che modo si può ancora credergli? Possiamo davvero essere sicuri che alcuni suoi pizzi abbiano ricevuto solidi riscontri? Gli inquirenti dovranno riflettere.

Allo spargimento del fango hanno contributo da par loro le più note trasmissioni della sinistra, rivelatesi spesso macchine finalizzate unicamente a gettare ombre sul governo e perciò sull’Italia. Trasmissioni peraltro diventate noiose e monocordi, orientate sempre a screditare in particolar modo il premier, il nemico odiatissimo che non riescono a sconfiggere. Trasmissioni ormai dimostratesi non solo faziose ma, quel che è peggio, inattendibili.

E tutto ciò viene fatto attraverso un servizio pubblico, pagato con i soldi degli italiani, ai quali esso non sa fare di meglio che regalare trasmissioni che recano solo discredito al nostro Paese. Mi domando da quale specie di stregoneria siamo stati circuiti, e con quale faccia tosta, tutti costoro – conduttori televisivi, giornalisti, servizio pubblico – possano continuare a dare lezioni di correttezza e di moralità agli italiani. Dovrebbero correre a nascondersi in capo al mondo, dopo un pubblico mea culpa.

La stessa cosa, vedrete, accadrà per il caso Ruby, anch’esso costato ai contribuenti un mare di soldi.
Ciechi e avvelenati dall’odio, pure a Milano, allo stesso modo che a Palermo, si è preso tutto per oro colato, interpretando in modo assai discutibile una miriade di intercettazioni spesso contraddittorie.
Eppure non se ne danno pena. Anzi. La macchina del fango è partita anche in questa occasione, alimentata e ingigantita dai soliti tromboni irresponsabili della sinistra e il danno per il nostro Paese è bell’e fatto, anche se tutto si risolverà in una bolla di sapone.

Si può andare avanti così? Si può lasciare la dignità del nostro Paese in mano a personaggi che non si preoccupano minimamente delle conseguenze di ciò che fanno?
Ieri sera Ferrara si è rivolto a Napolitano e a Michele Vietti, rispettivamente presidente e vicepresidente del Csm, invitandoli ad intervenire.
Pensate che lo faranno? Certo che no.

“Persino per Toni Negri Silvio è perseguitato” di Giordano Bruno Guerri. Qui. Da cui estraggo:

“Aperte le virgolette: «Il potere giudiziario è diventato un potere quasi autocratico. A quel tempo il partito dei giudici era appena nato: il loro potere è diventato esorbitante grazie a un patto con la sinistra istituzionale che aveva dato alla magistratura mano completamente libera ».”

“E il mite Franceschini scrive un romanzo hot Sembra il bunga bunga” di Fabrizio Rondolino. Qui.

“Pd, il bunga bunga di Dario Franceschini è soltanto un esercizio di fantasia” di Francesco Specchia. Qui.

“La fabbrica di bugie del ventriloquo anti-Cav” di Gian Marco Chiocci e Mariateresa Conti. Qui.

“Quel pentimento tardivo dei paladini di Ciancimino jr” di Stefano Zurlo. Qui.

“Figlio di Don Vito? Ora è perfetto in chiave anti-Cav” di Filippo Facci. Qui.


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Bart