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Bruciare il cavallo di Troia

21 Aprile 2010

Sto a quanto ho letto l’altro ieri su Repubblica:
“Nascita della minoranza organizzata, come va predicando da giorni Adolfo Urso, tra gli altri. “In questo modo lo facciamo impazzire – si sono ripetuti i fedelissimi alludendo al premier – Chiediamo la direzione ogni mese. Su ogni problema possiamo frastagliare il partito, come avvenuto ieri con la legge sulla caccia. Ci possiamo mettere di traverso su tutto. E Berlusconi non è in condizione di reggere una guerra di posizione”.

Questa dichiarazione non è stata chiaramente attribuita. Forse è di Urso. Stante a come si è comportato nella trasmissione L’ultimaparola venerdì scorso, in tandem con l’altro travaglino Italo Bocchino, può essere, e se non è sua, è probabilmente dell’altro, che perfino Fini si è sentito in dovere di redarguire.

Non vi è chi non vede come uno che ragiona in questo modo o è fuso (come rimproverava proprio a Urso Maurizio Lupi nella trasmissione surrichiamata), oppure non sa dove sta di casa la democrazia.

Non si appartiene ad un partito per bloccarne l’azione. In questo caso si esce e si va a fondare un altro partito che persegua i propri obiettivi.

Questa infelice uscita rivela che i guastatori sono entrati nel Pdl. Usciti dal cavallo di Troia ora si sono rivelati e sono entrati in azione.

Domani diranno la loro in occasione del direttivo. Sarà lo stesso Fini a leggere e a illustrare il documento uscito al termine della riunione di ieri (qui, qui, qui e qui) Stiamo attenti a non calare le brache.

Una dichiarazione del tipo di quella riportata da Repubblica, è sintomatica di una volontà disgregatrice che difficilmente rinuncerà ad operare nell’ombra.

Dunque domani nessuno si faccia infinocchiare da costoro, che forse si vestiranno da agnelli, ma restano lupi.

Quando uscirà il documento della direzione ci dovrà essere scritto che le decisioni della maggioranza devono essere fatte proprie da tutta la dirigenza. All’esterno la linea deve essere una sola.

Dovrà essere chiarito anche il ruolo delle fondazioni cosiddette culturali, le quali potrebbero rappresentare un escamotage, una via di fuga dalle responsabilità di un comportamento dovuto, in linea con le decisioni del partito.

Se esse faranno sistematica opposizione al partito, tutto il partito, minoranza compresa, dovrà disconoscerle e dichiararle estranee al partito.

In questo modo, si eviterà che una dissidenza si mascheri ipocritamente da minoranza, ed invece, per le profonde diversità con la linea ufficiale, sia in realtà un altro partito.
Se è un altro partito si abbia il coraggio di fondarlo e di conquistarsi il consenso presso i cittadini.

Infine, insistendo su quanto già ho sostenuto, mi domando ancora una volta se Fini, che molto probabilmente con domani diventerà ufficialmente leader di una corrente interna di partito (ieri il Giornale riportava: “Battesimo in sala Tatarella per la corrente finiana nel Pdl. I parlamentari presenti alla riunione alla Camera hanno firmato uno a uno il documento che si riconosce in Gianfranco Fini come rappresentante della componente interna al Pdl.”), possa ancora ritenersi un presidente della Camera al di sopra delle parti. Non dovrebbe, a questo punto, dimettersi?

Articoli correlati

“Fini disperato perde i pezzi” di Alessandro Sallusti. Qui.

“Le scelte di Fini” di Davide Giacalone. Qui.

“Silvio non ci sta: “Se Gianfranco resta, si adegua”‘ di Adalberto Signore. Qui.

“La stagione della diaspora” di Massimo Giannini. Qui. Da cui estraggo:
“Ma quella di Fini non è e non può essere una guerra lampo. Sarà piuttosto una guerra di logoramento. Come annunciano nei corridoi i cinquanta “fedelissimi” del presidente, si consumerà nei rapporti istituzionali, nelle aule parlamentari, negli organismi del partito. E questo la dice lunga su cosa sta diventando il glorioso Partito del popolo della Libertà. E su cosa diventeranno i prossimi tre anni di legislatura. Altro che le verdi vallate delle riforme. Piuttosto il Vietnam delle imboscate.”

“Convergenze parallele” di Federico Geremicca. Qui.

“«Le correnti? Metastasi dei partiti »”. Qui.

“Caso Fini, Libero e Giornale mettono in guardia Berlusconi”. Qui.


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6 Comments

  1. Commento by Mario Di Monaco — 21 Aprile 2010 @ 11:30

    All’adunata di ieri hanno risposto poco più di 50 politici,   i cui nomi avrebbero dovuto rimanere nascosti ma che   i quotidiani di oggi hanno puntualmente rivelato. Sono per lo più persone di secondo piano che sono servite al capo per ingrossare le fila di una specie di armata Brancaleone.

    L’argomento è serio,  ma non posso fare a meno di pensare al noto personaggio del film di Mario Monicelli che, dotato di spiccata eloquenza, riesce ad aggregare un manipolo di seguaci per andare a conquistare il possesso di un feudo medievale.

    Dopo quel raduno, resto ancora più convinto che l’insofferenza di Fini non sia causata da divergenze insanabili sulla linea politica del partito, bensì da problemi di ruolo.

    Quando fa la conta del proprio esercito, significa che vuole verificare se è ancora un capo.

    E’ evidente che a Fini il ruolo di luogotenente sta stretto. Lui vuole essere un capo, magari anche soltanto di un manipolo di tre gatti.

    Berlusconi dovrà fare i conti con quella sua incrollabile vocazione e prevedo che sarà impossibile continuare a far coesistere due galli nello stesso pollaio.        

  2. Commento by Ambra Biagioni — 21 Aprile 2010 @ 13:33

    Dal Legno

    Anche Giacalone parla di utili ed auspicate dimissioni da parte del Presidente della Camera, ma chi potrà mai imporgliele ?
    Io credo che, se non capirà da solo dell’opportunità di assumere una condotta coerente e obbediente al Dettato Costituzionale, perderà di credibilità su tutta la linea: istituzionale e politica.
    Questo il Popolo lo capisce e ne terrà conto quando gli verrà restituita l’opportunità di esprimeri.

  3. Commento by Ambra Biagioni — 21 Aprile 2010 @ 20:55

    Dov’è il Presidente della Repubblica ? Si sta occupando almeno delle persone che dovrebbero sostituirlo nella sua funzione, in ogni momento si renda necessario ?

    I suoi eventuali vice dovranno sempre essere in grado di assumere il suo compito ed essendo la vita un bene che può venirci tolto in ogni momento i due Predidenti delle Camere dovranno in ogni momento dare le sua medesime garanzie di essere super partes.

    Fini non risponde più a questi requisiti e quindi la regola vorrebbe che fosse rimosso dalla carica di Presidente della Camera dei Deputati. O no ?

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 21 Aprile 2010 @ 22:34

    Il comportamento di Fini è scamdaloso e scandalosa è l’opposizione che fa finta di non vedere.
    Ben vengano le riforme, Ambra, e quanto prima.

  5. Commento by Ambra Biagioni — 21 Aprile 2010 @ 22:47

    Non è questa la risposta che mi aspettavo.

    Napolitano deve intervenire, proprio se gli premono le riforme, altrimenti si rende connivente delle manovre di Fini.

    Nessuno mi dice che non siano concordate; Fini dentro il Pdl, tutti gli altri da fuori.

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 22 Aprile 2010 @ 00:30

    E’ connivente, Ambra, perché avrebbe dovuto da un bel po’ richiamare Fini al rispetto del proprio ruolo istituzionale.

    Ma è nota l’intesa (il feeling) tra Fini e Napolitano.
    Comunque ne faccio cenno nel post che ho pubblicato poco fa.

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