L’azione di disturbo finiana, e non certo quella dell’opposizione completamente assente, ha fatto alzare la cresta agli antiberlusconiani.
Oggi un articolo di Antonio Polito porta il titolo “L’impotenza del Cavaliere”, ed è tutto un inno, carico di satira e di compatimento, ai propositi di Berlusconi che vengono frustrati dalla sua incapacità a governare. Ossia non sono tanto le opposizioni a guastargli la festa, ma il fatto che egli non si è reso conto, nel momento che scendeva in campo, che quello che andava a governare era questo Stato. Dunque, è sceso in campo senza conoscere ciò che si proponeva di governare. Un incosciente, dunque. Un approssimativo.
Il cedimento a Fini sul ddl relativo alle intercettazioni viene speso in un attacco antiberlusconiano che mira a incrinare una delle qualità più riconosciute dai cittadini a Berlusconi: quella di agire con determinazione.
Fini vince con poco, dunque. Il suo lavoro è minimo. Gli basta ritardare le azioni del governo e dare alle opposizioni l’agio di prenderlo di mira là dove i cittadini mai si sarebbero aspettati.
L’idolo scricchiola sul piedistallo.
L’estenuante lavoro delle colombe del Pdl a questo sta portando. Comincio perfino a dubitare che qualcosa di sospetto si stia muovendo intorno a lui, e che sia arrivato il tempo per il premier di aprire gli occhi. O si troverà impallinato come un piccione.
Ieri scrivevo che è arrivato il tempo di sostituire le colombe con i falchi. Non c’è un minuto da perdere.
Per troncare sul nascere la nuova manovra di attacco alla sua immagine, Berlusconi deve trasformare il ddl sulle intercettazioni in legge dello Stato prima della chiusura estiva del Parlamento. Come aveva promesso. Non deve cedere, insomma. Tra il prima della sessione estiva e il dopo c’è politicamente una distanza siderale. Il prima lo arricchisce di determinazione e di prestigio di fronte ai suoi elettori. Il dopo ne appanna l’immagine e il vigore.
Leggevo ieri (qui) che è possibile discutere in Senato della manovra economica e contemporaneamente discutere alla Camera il ddl sulle intercettazioni. È la tesi che ho esposto anche qui qualche giorno fa. E che viene rafforzata dalle intenzioni denigratorie e demolitorie racchiuse nell’articolo di Polito.
Conto sui falchi. Entrino in azione e, se necessario, affrontino lo scontro. Il punto fermo dovrà essere uno solo: la Camera deve approvare il ddl sulle intercettazioni prima della chiusura estiva. Si potranno fare anche delle modifiche, il ddl potrà anche tornare al Senato, purché il tutto si concluda prima della chiusura estiva del Parlamento. Ma attenzione: non rinunciamo a difendere la privacy, ossia l’art. 15 della Costituzione che l’opposizione vorrebbe mandare nei fatti al macero. Bene ha fatto Il Foglio a lanciare un appello, qui. Una volta la difendeva perfino Di Pietro (qui).
Articoli correlati”La legge-bavaglio dimostra che Berlusconi si può fermare” di Giuseppe D’Avanzo. Qui.
“Lettera di un liberale difensore della privacy al maestro censore Saviano” di Gaetano Quagliariello. Qui.
“Di Pietro indagato per truffa a Roma. L’accusa: illeciti nei rimborsi elettorali”. Qui.
Commenti
4 risposte a “Cantano vittoria”
In un terreno infestato da serpenti il Falco è indubbiamente assai più indicato.
Se si disponesse poi anche di qualche Aquila l’operazione di bonifica sarebbe garantita.
Vai Bart…
Eccovi il richiamo per i falchi, l’ho messo anche sul Legno fra i commenti
http://www.youtube.com/watch?v=ypzvY4nYO44
Proprio il falco di palude è quello che ci vuole, Ambra.