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Casini, giù la maschera!

14 Ottobre 2011

Devo premettere che posso capirlo, il Casini. È abituato ormai ad allearsi quando a destra, quando a sinistra, che non riesce più a raccapezzarsi.
Insomma, non è né carne né pesce, sembra un politico bisex.

Ma ieri, quando si è unito al Pd, a Di Pietro e a Fini, facendo sfoggio di populismo alla Bersani, uno squarcio della sua vera identità è venuto fuori.
Casini, al di là del bon ton che usa spiattellare in giro, è anche lui uno spregiatore delle Istituzioni.

I suoi compagnucci lo sono da tempo e ormai lo sanno anche i ciechi e i sordi, ma Casini era finora riuscito a ben mascherarsi e a darla a bere agli italiani.
Equilibratissimo, rispettoso degli organi dello Stato, e così via: questa era l’immagine che era riuscito bene o male a costruire di sé davanti agli occhi dei suoi elettori.
Ma ieri la tentazione di fare qualcosa di insolito, e contro Berlusconi, gli ha fatto cadere la maschera, giocandogli un brutto tiro.
Abbiamo scoperto, infatti, che anche lui, come gli altri della opposizione, è disposto a trattare le Istituzioni secondo convenienza.

Berlusconi è la quarta carica dello Stato ed è un organo istituzionale. Per ciò stesso merita rispetto, allo stesso modo che lo meritano le altre tre cariche dello Stato.

Si dirà, ma anche Fini è una carica istituzionale. È vero ma Fini viene meno al suo dovere di terzietà, e lo ha dimostrato in varie occasioni, da ultimo proprio il giorno in cui la maggioranza è andata sotto di un voto.

Ma Berlusconi? Berlusconi gode della fiducia del parlamento e quindi ricopre l’incarico secondo i dettami della Costituzione. Non c’è alcun motivo per mancargli di rispetto.

A meno che non si stia tramando per portare a termine quel colpo di stato preparato dal 2009, quando ne fece clamorosa denuncia il ministro Brunetta.

Casini golpista?
Ieri sicuramente lo è stato, allorché si è schierato a fianco dei compagnucci.
Ed oggi, che si vota la fiducia al governo Berlusconi, la quale sarà confermata, il suo vero volto sarà noto a tutti: ossia il volto di un uomo che pur di raggiungere un successo personale (ma davvero aspira a diventare il prossimo presidente della Repubblica? Dio ce ne scampi e liberi! Come pure il Padreterno ci risparmi su quello scranno Gianni Letta) prende a calci una delle Istituzioni più importanti dello Stato.

Non so che cosa abbiano pensato i suoi elettori, nel vederlo succube dei giochi sporchi e degradati dei suoi alleati di circostanza.
Immagino che molti di essi l’abbiano mal digerita.

Ma non digerirla è troppo poco. Devono ricordarsene, o altrimenti saremo obbligati a desumere che tutti gli elettori dell’Udc assomiglino al Casini di ieri, non difforme, cioè, dai Bersani, dai Di Pietro, dai Fini e dai Vendola. Oggi, vedrete, si arrampicherà sugli specchi per giustificarsi, credendoci dei gonzi,  ma ci muoverà al riso o, peggio, al compatimento.

Ieri i radicali hanno dato a Casini & C. una lezione magistrale, un esempio che dovrebbe far arrossire gli elettori di Casini. Farli vergognare del loro leader, facile a tentazioni populiste.

Il futuro ci dirà,  ove oggi, come sembra, la fiducia al governo sarà confermata,   se l’aventino del 13 ottobre sia stato un autentico tentativo (per fortuna fallito) di colpo di stato.

Altra cosa sarebbe, invece,  se l’attuale maggioranza, ad esempio, si astenesse dall’Aula fino a che Fini non rassegnasse, per mancato rispetto della terzietà, le sue dimissioni.

La differenza c’è. In questo caso si tratterebbe di mandare a casa un personaggio che ha fatto carta straccia dei suoi doveri, è entrato a piedi uniti nel dibattito parlamentare (martedì lo ha fatto senza nemmeno vergognarsene, a tal punto ne è aduso), e altera il regolare corso del dibattito.

Avrebbe dovuto intervenire già da tempo Napolitano, quando scoppiò lo scandalo della casa di Montecarlo, assai più grave del bunga bunga berlusconiano, ma siccome Napolitano si è guardato bene dal redarguire un possibile alleato, utile nei momenti difficili, sarà necessario che ad allontanare l’indegno occupante dello scranno più alto di Montecitorio sia proprio la stessa maggioranza che lo elesse.

In sintesi, la differenza non da poco è questa: Berlusconi ha, a riguardo della carica che ricopre, il consenso del parlamento. Fini no, anzi la maggioranza ne richiede da tempo le dimissioni.

P. S. Dopo i mormorii sul condono fiscale ed edilizio (che spero proprio rientrino) ora leggo che si vorrebbe ripristinare l’Ici sulla prima casa, un cavallo di battaglia di Berlusconi che non deve essere sacrificato. Sarebbe un errore, e verrebbe punito nelle urne.

www.i-miei-libri.it

Altri articoli

“Lo specchio della paura” di Pierluigi Battista. Qui. Da cui estraggo:

“Nell’attesa del prossimo, certo, «incidente » che deprimerà sempre più il popolo del centrodestra e galvanizzerà i propugnatori di spallate dal più che dubbio profilo costituzionale. Una possibile, dignitosa via d’uscita ancora c’è. Ed è l’ultima.”

“Oggi si vota la fiducia alla Camera Il Cav: “Adesso invertire la rotta” di Adalberto Signore. Qui. Da cui estraggo:

“«Anche se volessi – confida – non potrei comunque dire che non mi ricandido come vorrebbe qualcuno ».
Perché «otterrei l’effetto Zapatero » e «accorcerei inevitabilmente la legislatura » visto che «sarebbe interpretato come un rompete le righe e porterebbe certamente al voto nel 2012 ». Invece, «la crisi non si è ancora stabilizzata » e in questo momento «il Paese non ha certo bisogno di andare alle urne ». Eppoi, se si accorciasse la legislatura ci sarebbe anche il problema di un Pdl «ancora debole » e di un Angelino Alfano «forse non ancora del tutto pronto ». Anche se – nonostante quanto detto ieri in Consiglio dei ministri – Berlusconi continua a non escludere la possibilità, in caso si andasse al voto, di affiancare al Pdl una sua lista personale- Italia per sempre – che gli ultimi sondaggi danno intorno al 16%. A quel punto, le beghe interne al Pdl dei tanti frondisti gli interesserebbero certamente meno.”

“La prima Repubblica all’assalto di Silvio” di Paolo Guzzanti. Qui.

“Sinistra sull’Aventino col rimpianto di Scalfaro” di Fabrizio Rondolino. Qui.

“Fini contro Minzolini: “Faziosità intollerabile” Pdl: “Non è super partes” di Chiara Sarra. Qui.

“La televisione dell’assurdo a Montecitorio” di Mario Sechi. Qui.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart