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Caso Davigo: il presidente della Corte di Cassazione sta a guardare?

6 Febbraio 2011

Verrebbe da dire: Come Napolitano con Fini. Stessa sindrome.
Ho riletto l’articolo oggetto della querela da parte del consigliere di Cassazione Piercamillo Davigo. È qui e lo potete leggere tutti per farvi un’idea di che cosa stiamo parlando.

Nell’articolo di Vittorio Zingales pubblicato sul Legno Storto il 21 giugno 2009, il cognome Davigo (senza il nome di battesimo) compare una sola volta:

“Quando Craxi pronuncia il suo discorso in Parlamento, ormai è troppo tardi: la macchina da guerra è già inarrestabile.     E’ chiaro che un Borrelli, un Di Pietro, un Davigo, un D’Ambrosio, ecc, non possono avere nessuno spessore culturale per organizzare il golpe e nemmeno il regista Violante che ha il compito di girare le piazze italiane e le procure per indicare di volta in volta il nemico da abbattere.”

Dunque, l’articolo dice che “un Borrelli, un Di Pietro, un Davigo, un D’Ambrosio, ecc, non possono avere nessuno spessore culturale per organizzare il golpe”,
Perciò vi si proclama addirittura un’assoluzione. Davigo e gli altri pm del pool di Mani Pulite non possono essere additati come autori di alcun golpe.

Uno come Davigo dovrebbe esserne contento. Tutti, o quasi tutti, sappiamo che forti sospetti permangono su tutta la vicenda.
Non sono io, ma altri più quotati di me, a sostenere che tutta l’operazione era volta a portare i Ds (oggi Pd) al governo, e che Occhetto stava preparando per questo trionfo la “gioiosa macchina da guerra”
Zingales invece assolve Davigo. Secondo il mio modesto parere è fin troppo generoso. Davigo avrebbe dovuto, perciò, fargli recapitare un regalo coi fiocchi, anziché la querela.

Ma sapete ciò che ha offeso Davigo? La frase, diretta a lui come agli altri magistrati del Pool, secondo cui: “non possono avere nessuno spessore culturale per organizzare il golpe”
Davigo avrebbe voluto che Zingales scrivesse: Davigo ha lo spessore culturale per organizzare il golpe.

Siamo fuori pista. Se Zingales avesse scritto questo, allora il fumus del reato ci sarebbe stato tutto, in quanto si sarebbe ingenerato il sospetto che Davigo e gli altri fossero in combutta per organizzare un golpe di Stato.
Invece Zingales li assolve. In pratica dice a ciascuno di loro: Tu non puoi essere stato. Allo stesso modo che si dice ad uno che nel momento in cui si compie il delitto lo si estranea dai sospettati giacché si trovava a miglia di distanza dal luogo del reato.

Ma Zingales ha il torto di assolverlo (lui e gli altri) dicendo che non ha lo spessore culturale per fare un golpe.
È questo che ha colpito la umana vanagloria di Piercamillo Davigo. Il fatto che qualcuno non lo ritenga all’altezza di organizzare un colpo di Stato. Crede, insomma, di essere stato trattato da mentecatto.

Bisognerebbe dimostrare (ed è molto difficile) che nella frase incriminata fosse contenuta l’idea di considerare Davigo un mentecatto.
Non vi si può ravvisare niente di tutto questo. La frase è chiara e non può essere stiracchiata per farle dire ciò che non c’è. Davigo può interpretare la frase come vuole. Come del resto, sto facendo io. Puoi interpretare che gli sia stato dato dell’imbecille. Ma la sua interpretazione non è un fatto. Il fatto è che la frase è piuttosto semplice e lineare:
“non possono avere nessuno spessore culturale per organizzare il golpe”

Voglio fare un esempio parlando di Resistenza, che penso possa piacere a Davigo.
Se io scrivessi che il tale partigiano non ha lo spessore culturale per organizzare l’attentato di Via Forcella, dico per forza che è un imbecille? Nient’affatto. Reputo che per organizzare il raid di Via Forcella (brutto affare) ci vogliono persone con capacità speciali, che non tutti possiedono. Il partigiano credete che resterebbe offeso? No. Lui queste cose le conosce bene, e sa che nella vita i talenti non sono distribuiti in parti uguali e c’è chi li ha per un verso e chi per un altro. E tuttavia ciascuno è bravo per i talenti che ha ricevuto.

Zingales ha ritenuto (senza dire che Davigo è un imbecille) che Davigo non ha lo spessore culturale per organizzare un golpe.
Dove sta l’offesa? Preferiva che scrivesse il contrario? È proprio vero che ognuno meriterebbe di raccattare ciò che semina, ma vorrei che Davigo ci riflettesse un po’ sopra e si rendesse conto di ciò che sta seminando con la querela al Legno Storto.

Sono convinto che abbia preso lucciole per lanterne. Ma siccome so bene che a volte c’è bisogno di un consiglio per capire ciò in cui ci siamo cacciati, vorrei che il presidente della Cassazione dicesse a Davigo che non è per stupidaggini di questo tipo che si fa chiudere un quotidiano che non ha né i mezzi per difendersi né quelli per pagare il grosso risarcimento.
Una frase che non contiene nessuna colpa, si vorrebbe usare come grimaldello per tappare la bocca ad un giornale che non la pensa come il querelante.

A mio avviso si è perso il senso della misura, e la cosa è gravissima se il senso della misura la può perdere un consigliere di Cassazione.
Se vuole avere ragione a tutti i costi, che l’abbia, ma rifiuti di battere cassa a spese di un povero giornale. Chieda un risarcimento simbolico, come ho già scritto, e come fanno tanti molto più sensibili e generosi.

Glielo faccia capire, il presidente della Corte di Cassazione. Gli faccia anche capire che gli altri citati nell’articolo (Borrelli, Di Pietro, D’Ambrosio, Violante) si son ben guardati dal cadere nello stesso errore, forzato da un falso senso di orgoglio.

Non è costringendo a chiudere un giornale che ci si fa belli dinanzi al mondo.

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“Il Cav. se ne vada à la Nixon, ma basta con questo moralismo farlocco” di Giuliano Zincone.
Qui. Da cui estraggo:

“Va bene, la legge va rispettata. Ma sarebbe ragionevole distinguere le minorità, caso per caso. Uno, magari, ignora le foto e le pose spigliatissime delle pupe in questione e si figura che l’Orco abbia traviato qualche collegiale in calzettoni.”
“Nemmeno le nostre istituzioni più nobili disdegnarono di servirsi di una contessa di Castiglione, per promuovere la Causa che oggi celebriamo, dopo 150 anni.”


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10 Comments

  1. Commento by Cesare — 6 Febbraio 2011 @ 06:28

    Bart, sappiamo ancora leggere. Nell’articolo si sostiene che le procure hanno eseguito un golpe i cui mandanti erano i “poteri forti”. E perche’ le procure si limitavano ad eseguire gli ordini? Perche’ i loro rappresentanti non avevano lo “spessore culturale per organizzare il golpe”. Questo e’ il chiarissimo senso dell’articolo. Del resto sarebbe proprio buffo che tu sostenessi che l’intento dell’autore fosse quello di assolvere il pool di Milano. Poi uno puo’ argomentare che Davigo abbia fatto male a querelare, ma davvero non nasconderti dietro un dito.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 6 Febbraio 2011 @ 08:11

    Cesare, pensala come vuoi, ma quella è l’unica frase in cui compare il nome di Davigo. Cosa contiene di così terribile? Non lo si accusa di golpe perché non gli si attribuisce lo spessore culturale necessario.
    E’ per questa vanità colpita che Davigo si muove. Gli altri magistrati del Pool non vi hanno visto nulla di terribile né degno di querela.

  3. Commento by Cesare — 6 Febbraio 2011 @ 15:52

    nulla di terribile, come in questo passaggio:

    “[…] Tutti i mezzi sono leciti, si compie la devastazione dello Stato di Diritto. Si incarcera incensurati, si torturano tanti innocenti ancora nella fase d’indagine preliminare, si fa un uso distorto ed inquisitorio della giustizia da fare invidia ai torturatori della Santa Inquisizione, si usa la carcerazione preventiva ad libidum come mezzo di pressione e di terrore. L’Inquisizione rosso-togata si scatena! All’attacco mortale sferrato dalla procura di Milano, che conduce persino al suicidio tanti innocenti che non hanno avuto nemmeno la possibilità di un primo giudizio, si susseguono quelli delle procure di Palermo, di Firenze, di Messina, di Venezia, di Catania, di Caltanissetta, di Napoli, di Salerno, ed altre ancora […] E’chiaro che un Borrelli, un Di Pietro, un Davigo, un D’Ambrosio, ecc, non possono avere nessuno spessore culturale per organizzare il golpe e nemmeno il regista Violante che ha il compito di girare le piazze italiane e le procure per indicare di volta in volta il nemico da abbattere.. Evidentemente, poteri forti industriali e bancari italiani ed anglo-americani sono i veri organizzatori della rivoluzione […]”

    E che vuoi che sia? Nulla di terrribile, mica c’e’ scritto che i procuratori sono dei torturatori. Mica c’e’ scritto che sono gli esecutori di un golpe su mandato degli industriali e degli Americani (e dei comunisti, naturalmente). Mica c’e’ scritto questo. Va bene Bart, hai ragione, non c’e’ scritto.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 6 Febbraio 2011 @ 16:46

    Purtroppo per te, Cesare, tutto ciò che riporti fa parte di considerazioni che appartengono ormai alla Storia, nel senso che non appartengono a Zingales. O fingi di leggerle per la prima volta?

    Non si fa in  tali considerazioni generali alcuna accusa specifica a persona specifica. Quando si cita il nome di Davigo, lo si dice per spiegare che lui, come gli altri, non sarebbero stati capaci di fare un tale sommovimento. Non capisco perché vuoi tentare una interpretazione che non regge.

    Mi dispiace, Cesare, ancora una volta leggiamo l’italiano come se fossero due lingue diverse: la tua e la mia.
    Lascio a te la tua convinzione e a me la mia.

    In ogni caso per capire meglio che si tratta di una censura senza senso, ti ricordo che solo Davigo ha sporto querela.
    Ciò lascia intendere che gli altri non vi hanno scorto nessun pregiudizio alla loro persona. Interpretando lo scritto come lo interpreto io.
    E ancora: Davigo avrebbe potuto, come scrivo, chiedere un risarcimento simbolico. Ti sei chiesto perché non lo ha fatto? Non gli interessa dimostrare che non è un imbecille. Piuttosto desidera perseguire l’obiettivo di far chiudere un giornale scomodo.
    Solo per questo (ma anche perché la mia è una interpretazione giusta) dovresti smetterla di  giustificarlo.

  5. Commento by Cesare — 6 Febbraio 2011 @ 17:25

    Bart, ognuno e’ in grado di leggere e tirare le sue conclusioni. C’e’ solo una cosa che mi fa sorridere, quando affermate (voi del vostro giornale) che Davigo avrebbe dovuto essere magnanimo e chiedervi un risarcimento simbolico. Come dire: io ti insulto, ma tu devi essere un signore. Bella logica.

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 6 Febbraio 2011 @ 18:00

    Sei fuori strada. L’esempio non prescinde affatto dal considerare il giornale non colpevole (ma leggi bene?) Fra l’altro questo articolo fa seguito ad un altro di qualche giorno fa in cui ripeto la stessa cosa. Si tratta di una ipotesi che mira a smascherare la vera intenzione di Davigo: far chiudere un giornale che non ha i mezzi per sostenersi.

    Infatti: se è il suo orgoglio che è stato leso, non gli basterebbe un risarcimento simbolico? Lo fanno tanti altri. Ma davvero non ti domandi perché chieda una cifra spropositata?
    Non è, dunque, la ragione che vuole, ma vuole anche la chiusura del giornale. Lapalissiano, Cesare. Quello che non sai, è che c’è stato un tentativo di mediazione del giudice che ha fatto scendere la richiesta a 40 mila euro. Ma per il quotidiano si tratta di una cfra impossibile. Perché, in quella occasione Davigo non ha detto al giudice che gli sarebbe bastata una cifra simbolica, ad esempio 1 euro? Difendere la pretesa di Davigo ad ogni costo, caro Cesare, ti trascina a ragionamenti orribili sul piano della difesa delle libertà.

    Ma visto che, come al solito, non riusciamo e non riusciremo mai ad intenderci (Perché non sostieni apertamente che basterebbe un risarcimento simbolico al fine di lasciar vivere un giornale? Non l’hai ancora scritto. Grave) ti rimando ad un’altra discussione presente  su Legno Storto  sullo stesso articolo. Così mi risparmi di ripetere le stesse cose e potrai veder scorrere pareri diversificati.

  7. Commento by Cesare — 6 Febbraio 2011 @ 19:26

    niente affatto Bart. Se un giornale mi diffama, io posso querelarlo.

    E no, io non mi accontenterei di un risarcimento simbolico, se avessi subito un danno. Tra l’altro, se facessi cosi’, potrei aspettarmi di essere diffamato nuovamente. Se la diffamazione costa un Euro, sai a chi fa paura diffamare.

    Questo non c’entra nulla, ma proprio nulla, con la liberta’ di stampa.

    Poi si puo’ discutere se la legge sia giusta – io penso di no, penso ad esempio che la proposta avanzata da Il Fatto quotidiano sia sensata, vale a dire, come avviene in altri paesi, se il querelante richiede 1 milione e poi perde, ne deve pagare 750 mila. Cosi’ si eviterebbero le querele di tipo intimidatorio. (detto questo, 40 mila euro non sono una cifra astronomica)

    Tu chiedi a qualcuno che sostiene di esser stato diffamato(*) di fare un nobile gesto. Io mi chiedo: ma il giornale, si e’ scusato pubblicamente con Davigo? Ha ammesso l’errore? Non e’ questo il primo passo per ottenere quel gesto? mi puoi rispondere e dirmi se cio’ e’ avvenuto?

     

    (*) perche’ naturalmente le intenzioni di Davigo intanto le conosce solo lui, e secondariamente non contano nulla nel giudizio sulla vicenda. Supponiamo che Davigo vi odi. O che abbia bisogno di soldi per comprarsi una macchina nuova. Sono fatti suoi.

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 6 Febbraio 2011 @ 21:03

    Le tue motivazioni la dicono lunga sulle nostre differenze. Poi sono contento che per te 40 mila euro sono pochi.
    Cosa credi che abbiano discusso nel tentativo di mediazione?

    Stai coi piedi per terra, e valuta che cosa c’è in gioco. A me se Davigo vuol far cassa sulla questione, sbaglia clamorosamente. E mi interessa, e come! In ballo c’è la chiusura di un giornale! Mi vengono i brividi al pensiero che tu ragioni in questo modo.

    Meglio finirla lì, o mi farò una brutta opinione di te. Non eri mai arrivato a tanto. La libertà di un giornale va difesa. E i fatti che sono accaduti non hanno affatto portato alcun danno a Davigo. Non dirmi che sei convinto che ne abbia portato. Soltanto a lui, poi…

    Rispondimi, se vuoi, ma su questo terreno non scendo più. Probabilmente lascerò la tua risposta senza la mia replica.
    Ci perdo troppo tempo su una questione che è estremamente chiara e i cui risvolti sono facilmente identificabili.

  9. Commento by Cesare — 7 Febbraio 2011 @ 04:47

    Bart, mi dispiace se ho usato toni magari troppo netti per un argomento che ovviamente ti sta molto a cuore. Colpa mia. Detto cio’, io ho solo cercato di ragionare. Ma mi auguro che abbiate un esito positivo, nonostante, a mio modo di vedere, l’errore sia stato del vostro giornale. Tutto cio’ detto senza acrimonia.

  10. Commento by Gianfranco — 13 Aprile 2013 @ 14:41

    Ho letto tutta la discussione ed anche l’articolo.Resto allibito dalle e per le critiche mosse ad un articolo e ad un giornale per avere solamente scritto una libera e onesta opinione che rappresenta un’analisi che tante eminenti personalità(due ambasciatori americani,un console americano a Milano,e perfino lo stesso Carlo De Benedetti)hanno confermato in toto,anzi affernado loro stessi  che il golpe orchestrato dagli americani c’è stato eccome.Per cui non mi pare che un libero articolo che ha espresso solo quello che è,invero,accaduto,possa considerarsi lesivo per qualcuno.E poi l’articolista non ha accusato il giudice di spessore(capacità)delinquenziale.Allora tutti quelli che hanno subito un torto dalle varie Procure cosa dovrebbero chiedere?Perfino torti estremi non ripagabili con nessuna cifra.Mi pare ovvio,poi,che   se si leggesse il libro di Violante”Il piccone e la quercia”,l’articolo de qua,sembra la naturale intelligente valutazione che altri giornali e giornalisti qualificati avrebbero dovuto trarre.Ma come si sa,more solito,in Italia i valori democratici e tolleranti si sono persi da molto tempo.o si usano solo in un senso di marcia,magari.Sarebbe cosa buona esporre tanto altro in sede dibattimentale o in programma televesivo,magari portando le dichiarazioni dei diplomatici americani a sostegno di alcuni fatti(fatti non opinioni)e vorrei vedere se poi querelano gli americani e De Benedetti.

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