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Caso Napolitano. Panorama rivela

30 Agosto 2012

Stamani perfino Repubblica si scomoda sul caso Napolitano, dopo che per qualche giorno aveva cercato di mettere la sordina al caso, che, grazie anche all’intervento di Eugenio Scalfari, era salito di intensità. Troppo per i fedelissimi di Napolitano che avevano perciò deciso di far calare lo “spread”.

Ma Panorama, che fu il primo a dare la notizia che Napolitano era stato intercettato indirettamente mentre si intratteneva al telefono con Nicola Mancino, nel numero appena uscito va avanti e, avvalendosi di sue fonti, rivela ciò che nei due (e forse più) importanti colloqui  con Mancino, Napolitano avrebbe espresso giudizi spregiativi su Berlusconi, su Di Pietro, sui pm di Palermo.

È anche questa una dimostrazione che Napolitano non stava certamente esercitando le sue funzioni istituzionali (lo faccio notare alla Consulta che dovrà esprimersi in primavera), ma conversava da privato con un testimone, poi indagato, nel processo in corso a Palermo sulla trattativa Stato-mafia.

Su Libero si legge:

“C’è da dire che nell’articolo Panorama utilizza sempre il condizionale e non riporta virgolettati. E però riferisce di telefonate avvenute fra il novembre 2011 e l’aprile 2012.”

Proprio per questo  Panorama  avanza l’ipotesi che le telefonate siano state più di due.

Come hanno sostenuto i procuratori palermitani, nelle suddette telefonate non c’è niente di penalmente rilevante, e le indiscrezioni di Panorama lo confermerebbero. Ma di politicamente rilevante sì, eccome, dovendo il presidente della Repubblica mantenere sempre un comportamento rispettoso degli altri organi dello Stato. E nel caso specifico non vi è dubbio che il suo giudizio negativo sulla procura di Palermo, nei fatti la delegittima. Può agire così – sia pure in privato – il presidente della Repubblica? Assolutamente no!

Però, però… Qualcosa non quadra. Sempre da Libero, estraggo:

“E sul motivo per cui Panorama ha deciso di pubblicare il servizio titolando “Il ricatto a Napolitano” – titolo invero piuttosto pesante – il direttore Mulè spiega che «tenere sulla graticola il presidente, anche solo sussurrare “che cosa ci sarà nelle intercettazioni”, equivale a cercare di menomare o comunque a interferire sulla sua condotta ».”

Non ci siamo. Parlare di ricatto è assolutamente fuori luogo, perché o Napolitano è colpevole, e dunque l’opera di Panorama, appena iniziata (immagino che sia riuscita a conoscere il contenuto delle due telefonate) non è ricattatoria bensì meritoria, lasciando intendere con essa (eterogenesi dei fini?) che tocca a Napolitano farle pubblicare, perché altrimenti ci penseranno gli altri a farlo e in modo incontrollato e forse pericoloso; oppure Napolitano è innocente, e dunque di che ricatto si tratterebbe? A neutralizzarlo basterebbe l’autorizzazione di Napolitano a far pubblicare il contenuto delle famigerate telefonate con Mancino. Mulé dunque fa il pesce in barile e non chiede esplicitamente a Napolitano di far pubblicare le sue telefonate.

Insomma, ciò che sta succedendo conferma la necessità che Napolitano esca allo scoperto e renda pubbliche le sue telefonate.
Tirarla alla lunga non può che nuocere alla Istituzione che rappresenta, ed egli non ha alcun diritto di farlo.  Marzio Breda, che oggi cerca di strappare qualche lacrima in favore di Napolitano, perché si è “dimenticato” di suggerire al Colle questa semplice e correttissima soluzione?
Sappia Napolitano che molti cittadini si aspettano chiarezza e l’insistere a nascondere la verità non farà altro che accelerarne la rivelazione, ma per vie assai dolorose tanto per l’Istituzione che per la sua persona.

P.S. Con le odierne pubblicazioni di Panorama, vediamo se a Nicola Mancino torna la memoria.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart