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CINEMA: I film visti da Franco Pecori

24 Settembre 2011

[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. È autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccichè, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori può vantare la stima di Franco Fortini]

Ma come fa a far tutto?

I Don’t Know How She Does It
Doug McGrath, 2011
Fotografia Stuart Dryburgh
Sarah Jessica Parker, Greg Kinnear, Pierce Brosnan, Olivia Munn, Christina Hendricks, Emma Rayne Lyle, Seth Meyers, Kelsey Grammer, Jane Curtin, Mark Blum, Jessica Szohr.

Supercorretto secondo massima chiarezza. Il problema è dei più attuali. Kate (Parker) è una donna moderna, in carriera e con famiglia – marito architetto, anch’egli non poco indaffarato, e due figli -, è impegnata a far funzionare tutte le fasi della propria vita controllandole di minuto in minuto in modo che la “macchina” non si fermi. Sarà capace di non perdere un colpo? La risposta non sarebbe affatto scontata, tanto che le amiche e un po’ tutti coloro che la conoscono si chiedono ammirati: ma come fa far tutto? In effetti la vita di Kate non è per nulla semplice, ma lei è una donna che funziona, la sua passione per il lavoro nella società finanziaria di cui è responsabile per la parte investimenti non è meno intensa dell’amore che ha verso le due creature, Emily (quasi sei anni) e Ben, il più piccolino, e verso il loro padre. Il lavoro obbliga Kate a viaggiare spesso da Boston, dove abita e dov’è la filiale della società, a New York e anche più lontano. Jack (Brosnan), il suo capo, la stima molto e non può fare a meno di lei. Dalla prima volta che li vediamo l’una accanto all’altro impegnati nello studio e nella presentazione di un nuovo progetto capiamo bene che forse una scintilla potrà scoccare, ma la piacevole commedia è supercorretta e capiamo anche che la probabilità che Kate si lasci coinvolgere mettendo a rischio l’armonia con il suo Richard (Kinnear) e con i bambini è praticamente uguale a zero. Il film, oleato alla perfezione, procede con una progressione non fulminea e del tutto rassicurante. Gli ostacoli che sembrano frapporsi al normale andamento delle cose sono chiaramente funzionali al corretto divertimento del pubblico, il quale – è intuitivo – è ben consapevole dell’esito positivo dei “rischi” corsi da Kate nel suo percorso a ostacoli verso il successo professionale e nella costante attenzione affettuosa verso i suoi cari. Il marito è bravo anch’egli nel proprio lavoro e comprensivo, solo con qualche piccolo tentennamento, al cospetto degli affanni quotidiani della moglie, Ben non si lamenta più di tanto quando lei è assente e Emily ha già imparato ad avere fiducia nelle promesse della mamma. «La prossima volta che nevica – le ha detto – faremo un pupazzo di neve insieme »: come potrebbe avere il dubbio che non sia vero? Del resto, McGrath – regista piuttosto perfezionista (Emma, Una spia per caso, Nicholas Nickleby, Infamous – Una pessima reputazione), ha riservato alla presentazione dei tipi quasi tutta la prima metà del film, in modo che non vi fossero dubbi, appunto.

Niente da dichiarare?

Rien à déclarer
Dany Boon, 2010
Fotografia Pierre Aïm
Benoît Poelvoorde, Dany Boon,  Karin Viard, Franí§ois Damiens, Laurent Gamelon, Bruno Lochet, Julie Bernard, Bouli Lanners, Olivier Gourmet, Philippe Magnan, Guy Lecluyse, Zinedine Soualem, Nadège Beausson-Diagne, Christel Pedrinelli, Joachim Ledeganck, Eric Godon.

Il Belgio e la Francia, frontiere chiuse o aperte? Era il tempo della dogana, ultimi giorni. Valeva la pena di intestardirsi in distinzioni orgogliose, razziste, francofobiche come insiste a fare Ruben (Poelvoorde), doganiere belga di Koorkin, località che fronteggia a vista d’occhio l’altra località, Corquain, dov’è il posto doganale francese? Per Ruben  non si pone la questione, per lui la data dell’1 gennaio 1993 è solo un’assurda disgrazia capitatagli sul collo a causa dell’apertura delle frontiere in Europa. A Ruben dispiace soprattutto di non poter più esercitare il suo potere “assoluto” su quel traffico internazionale, lui che è un uomo tutto d’un pezzo e dalla pistola facile; ciò che pensa del suo collega francese, Mathias (Boon), oltretutto innamorato di sua sorella Louise (Bernard), è meglio lasciarlo all’immaginazione dello spettatore, il quale avrà comunque modo di farsene un’idea piuttosto precisa dalle battute feroci e dagli imbarazzi che queste creano perfino tra gli stessi doganieri belgi. A proposito di imbarazzo e di “falsità” esibita in chiave grottesta e sconfinante spesso nel surreale, come non pensare al genio di Louis de Funès? La tracciabilità della linea comica è del tutto evidente e ben comprensibile il successo di un autore come Dany Boon (Asterix alle Olimpiadi, 2008), il quale continua il discorso di Giù al Nord (2008) e Benvenuti al Sud (2010). In sostanza, attraverso la sottolineatura degli assurdi quanto storicamente radicati pregiudizi socio-culturali si suggerisce la necessità di una più che giusta composizione dei contrasti. Basterà cercare gli aspetti che, a livello umano, accomunano le persone di diversa origine e cultura e tutto si aggiusterà. Ma – raccomanda il regista – niente moralismi, piuttosto cerchiamo di divertirci al seguito dei protagonisti, impegnati di sequenza in sequenza a inseguire un’impossibile soluzione alle proprie contraddizioni. Alcuni momenti di Ruben e Mathias in perlustrazione per le stradine di campagna nell’improbabile tentativo di dar vita al nuovo distaccamento doganale misto, franco-belga, sprigionano un umorismo irresistibile, dovuto soprattutto – è la ragione profonda dei personaggi – alla valenza non-naturale della loro verosimiglianza. Si ride e si pensa nello stesso tempo.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart