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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

CINEMA: I film visti da Franco Pecori

22 Marzo 2008


[Franco Pecori dal 1969 ha esercitato la critica cinematografica – per Filmcritica, Bianco & Nero, La Rivista del Cinematografo e per il Paese Sera. √ą autore, tra l’altro, di due monografie, Federico Fellini e Vittorio De Sica (La Nuova Italia, 1974 e 1980). Nel 1975, ha presentato alla Mostra di Venezia la Personale di Jean-Marie Straub e Dani√®le Huillet; e alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, con Maurizio Grande, una ricerca su Neorealismo: istituzioni e procedimenti (cfr. Lino Miccich√®, Il Neorealismo cinematografico italiano, Marsilio). Dal 2002, ha tenuto per 4 anni, sul Televideo Rai, la rubrica settimanale Film visti da Franco Pecori. Noto anche come poeta, Pecori pu√≤ vantare la stima di Franco Fortini.]

Questa notte è ancora nostra

Questa notte è ancora nostra
Paolo Genovese e Luca Miniero, 2008
Nicolas Vaporidis, Valentina Izumì, Massimiliano Bruno, Ilaria Spada, Paola Tiziana Cruciani, Maurizio Mattioli, Franco Califano, Hal Yamamouchi, Zhang Xu, John Yat Liu, Nishino Massatosi, Shi Yang, Luca Angeletti, Ettore Bassi, Giovanni Floris, Michele La Ginestra, Francesco Pannofino.

Passata la Notte degli esami, Genovese e Miniero (Incantesimo napoletano, Nessun messaggio in segreteria) ¬†sfruttano la promozione degli sceneggiatori, Fausti Brizzi e Marco Martani, per cavalcare, con l’aiuto dell’ennesimo “bombardamento a tappeto” – nelle sale in 450 copie – la tendenza del nostro cinema a “rispettare” ¬†le preferenze ¬†del pubblico, specialmente “giovane”. Ecco dunque un’altro ¬†film romantico/brillante/romanesco, pieno di arguzie “sociologiche” che fanno un bel buco nella ciambella ben cotta e presentata bene. La maschera di Nicolas Vaporidis gi√† basterebbe da sola a garantire la soddisfazione delle aspettative. Il suo √® ormai un unico ¬†personaggio, protagonista di un lungo serial di successo. Siamo nella perfetta tradizione della commedia italiana. Tradizione confermata anche con l’intelligente innesto di elementi “etnici”, c√≤lti stavolta ¬†nei dintorni di Piazza Vittorio (Roma), luogo dell’integrazione extracomunitaria. E infatti, accanto a Massimo (Vaporidis), figlio di “cassamortaro” (pompe funebri) e ¬†con vocazione da rock-star, troviamo la cinese (in realt√† italo-giapponese) ¬†Jing (Izum√¨), in un ruolo da “povera ma bella” di antica memoria, aggiornato secondo le istanze pi√Ļ attuali. E visto che la memoria ci ha riportato al Risi del 1957, diciamo che Massimo e il suo amico Andrea (altro elemento della band musicale in cerca del primo CD) somigliano pi√Ļ alla coppia Arena-Salvatori che ai Blues Brothers targati anni ‚Äė80. Altro elemento importante del film √® Mattioli, nella parte del padre di Massimo. A lui la sceneggiatura ¬†affida la sponda “umana” su cui appoggiare le battute fulminanti, che altrimenti resterebbero in una dimensione troppo superficiale. Era necessaria una di quelle preziose figure “minori”, che ancora fanno rimpiangere il vecchio avanspettacolo, e la si √® saputa individuare. Infine Califano, sempre pi√Ļ spiritoso con se stesso, “simpatico e spietato” discografico, che ne ha viste tante e non si lascia incantare dalle ingenue aspirazioni di un gruppo di ragazzi. Misurato e giusto nella macchietta, d√† forza alla soluzione “romantica” di Massimo e Jing, il cui amore trionfa anche sulle difficolt√† “culturali” derivanti dalla diversit√† delle famiglie d’origine. Le canzoni di Daniele Silvestri contribuiscono alla ¬†qualit√† non volgare della confezione.

Colpo d’occhio

Colpo d’occhio
Sergio Rubini, 2008
Sergio Rubini, Riccardo Scamarcio, Vittoria Puccini, Richard Sammell, Paola Barale, Emanuele Salce, Giancarlo Ratti, Giorgio Colangeli, Alexandra Prusa, Flavio Parenti.

Insignificanza dell’arte, sua inconsistenza. Questa √® l’arte minuscola. L’arte √® un’altra cosa, digerisce la vicenda umana, se ne fa nutrimento, scrive o traccia la storia dello sguardo, dell’intuizione, della “conoscenza” espressiva. La “traduzione” discorsiva in altro linguaggio dell’oggetto di autentico valore artistico √® difficile al massimo grado: nell’interscambio con l’interpretante, le probabilit√† di riduzione o degrado del senso sono altissime, e proprio in ¬†ci√≤ consiste la qualit√† del rapporto espressivo. Diciamo rapporto ¬†perch√© l’oggetto in s√© non esiste. Parliamo di arte in quanto Rubini ne fa sostanza del contenuto, con l’intento – dichiara – di suscitare nello spettatore il desiderio di scoprire nel film ¬ędiversi livelli ¬Ľ rispetto ad una prima ¬†lettura, di genere (thriller/noir). E invece, accade proprio il contrario. Lo spettatore viene “invitato” a cambiare registro interpretativo soltanto a “colpo d’occhio” assuefatto – per cos√¨ dire – ¬†alle tematiche dell’arte e di quanto ¬†sta attorno ¬†– nella fattispecie, Adrian/Scamarcio √® uno scultore che dalla provincia approda a Roma in cerca di affermazione e deve fare i conti con ¬†critici, galleristi, organizzatori culturali e ¬†animali da intrigo salottiero. Il genere noir sbuca come un intruso a sorpresa, invadendo senza discrezione il campo psico-estetico. Tanto improvvisa √® la sterzata che l’indagine finale ¬†sul responsabile ¬†del delitto (s√¨, c’√® un cadavere a terra) √® aperta e chiusa in un lampo – e non basta la maschera di Colangeli poliziotto anziano a dare profondit√†. Il modo sbrigativo in cui si risolve la questione, che pure pesava sin dall’inizio sulla bilancia del contenuto, ossia di quanto i conflitti soggettivi possano o non ¬†possano influire sulla produzione di forme artistiche, abbassa il livello del discorso ad uno “sputtanante” psicodramma tra il critico (Rubini) mitomane ¬†e “imperialista”, lo scultore sofferente per mancanza di “fisico del ruolo” (e in fondo di vocazione) e la giovane intelletuale (Puccini) ¬†che per il nuovo arrivato ¬†lascia il critico, suo ex tutore-amante, salvo poi a ritrovarselo ancora ¬†nella propria vita, intromesso e vendicativo. Tutto viene spiegato a puntino, nessun equivoco. Sicch√© le possibili metafore sull’arte contemporanea si sciolgono in un lago di semplicit√† disarmante. Ci√≤ non toglie che gli attori siano bravi, specialmente Puccini, la pi√Ļ credibile. Rubini, tecnicamente evoluto, insiste un po’ troppo nella retorica del furbo cattivo. Scamarcio √® lodevole nello sforzo di tirarsi fuori dal ruolo di divo “giovane” e merita di essere incoraggiato.

Spiderwick le cronache

The Spiderwick Chronicles
Mark Waters, 2008
Freddie Highmore, Mary-Louise Parker, Nick Nolte, Joan Plowright, David Strathairn,  Seth Rogen,  Martin Short, Sarah Bolger.

Fantasy ma ben ancorato ai sani princ√¨pi della ¬†societ√† buona, dove i bambini amano il padre e soffrono se l’uomo di casa si allontana e, quando vengono a sapere che si √® messo con un altra, smettono di guerreggiare con la mamma e, piangendo, dichiarano di voler restare con lei. Waters la prende alla larga e comincia dal proz√¨o, Arthur Spiderwick (Strathairn), nella cui casa ormai da tempo in disuso si trasferisce da New York (vivere nella metropoli costa troppo) ¬†la famigliola di Helen (Parker), abbandonata dal marito, con tre figli, ¬†i gemelli Jared e Simon (doppia parte per Highmore) e la loro sorella pi√Ļ grande, Mallory (Bolger). Accadono cose strane in quella casa. Jared scoprir√† ben presto un libro “proibito”, che racchiude segreti vitali per la sopravvivenza di tutti. Lo ha compilato tanto tempo prima appunto lo zio Arthur, √® una Guida ¬†pratica al Mondo Fantastico che nessuno normalmente pu√≤ vedere. Jared dovr√† superare molti ostacoli, alcuni anche orribili, compresa l’incredulit√† della mamma e della sorella (Simon si mantiene almeno inizialmente agnostico). Trasgredisce l’avvertenza lasciata dalla zio, di non aprire il libro, e si trova a dover combattere con esseri magici e dall’aspetto spaventoso, soprattutto un orco ferocissimo. Tutti vogliono impadronirsi del libro. Il concetto √® che, per vivere in pace la vita, bisogna non essere in contrasto con tutto ci√≤ che della vita √® “nascosto”. Attenzione, dice il film (e lo dicono Holly Black e Tony DiTerlizzi, autori dei libri delle Cronache di Spiderwick), il mondo non √® soltanto materiale, c’√® una dimensione fantastica che √® bene considerare con ottimismo. Al limite, contro il male nascosto, pu√≤ bastare un semplice sughetto di pomodoro, da consumarsi in cucina. Lo vediamo, il pomodoro: salver√† tutta la famigliola dall’assalto dell’orco. L’armamentario degli effetti speciali, ricco e divertente (a tratti un po’ troppo minaccioso, forse, per gli spettatori pi√Ļ piccini), ci ¬†introduce in una dimensione magica che, tutto sommato, rischia di farci dimenticare che il vero cattivo √® quel marito che si permette di lasciare la moglie da sola con i suoi tre figli. Ma poi rientriamo in noi e ¬†la morale della favola possiamo coglierla facilmente.

Cover Boy

Cover Boy
Carmine Amoroso, 2006
Eduard Gabia, Luca Lionello, Chiara Caselli, Francesco Dominedò, Gabriel Spahiou, Luciana Littizzetto.

Un ristorante nel posto pi√Ļ bello del mondo. Il posto √® il delta del Danubio. Ian (Gabia) ¬†lo sogna fin da bambino, gliene parl√≤ il padre prima di rimanere ucciso durante le manifestazioni per la libert√† a Bucarest. ¬†L’idea di aprire un ristorante italiano nasce dall’incontro, a Roma, con Michele (Lionello), un quarantenne che a stento riesce a tirare avanti con lavori precari. ¬†La storia del ragazzo √® immersa nelle vicende della Romania. Dopo la caduta del muro di Berlino, rimasto solo, Ian si fa convincere da un amico a partire per Roma: restando in Romania, il suo mestiere di meccanico non gli dar√† certo le soddisfazioni economiche n√© il piacere di vivere ¬†che invece potr√† trovare in una societ√† pi√Ļ “evoluta”. Le cose non saranno cos√¨ facili. Il giovane, inesperto e ingenuo, finir√† presto nella precariet√† e nell’emarginazione dell’immigrato senza permesso di lavoro. Non molto ¬†pi√Ļ fortunato di lui, Michele, il quale comunque lo aiuta, gli subaffitta un letto nella povera casa in periferia, di propriet√† di una figurante ¬†(Littizzetto) “acida”, ¬†in eterna attesa di una vera parte nel cinema. Quando tutto sembra ormai dover finire, mentre anche per ¬†Michele svanisce l’ultima opportunit√† di restare in una ditta di pulizie, Ian viene “catturato” da una fotografa ¬†alla moda, la quale vede nel suo volto “pulito” il colpo di fortuna, l’immagine che cercava da tempo. Ma Ian √® pulito anche dentro e non sopporta di vedersi usato come un “cover boy”. Meglio sar√† riandare a quel sogno del delta. Film drammatico senza virgolette, questo secondo lungometraggio di Amoroso (Come mi vuoi, 1996), rende con delicata sensibilit√† non convenzionale la vicenda di Ian e Michele, sottraendola al rischio ¬†di una tematica prevedibile, quale pu√≤ essere ¬† il vuoto complementare prodotto dalla sconfitta del comunismo e dall’avanzata aprospettica del capitalismo. Bravi i due protagonisti nell’esprimere la solitudine e il disagio di chi, nel mondo attuale, cerca di andare oltre la sopravvivenza senza rinunciare alla dignit√†. Amoroso “documenta” tali sentimenti con discrezione e con profonda verit√†, tanto che l’inserimento di spezzoni documentari sui moti contro la dittatura non produce alcuna stonatura.


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1 commento

  1. Commento by norfolknightlife.Ning.com — 15 Maggio 2013 @ 09:56

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart