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D’Alema ora chieda le dimissioni di Fini

19 Ottobre 2010

A D’Alema gli è scappata. Dopo aver visto il servizio sulla villa di Antigua, acquistata da Berlusconi, andato in onda nel programma Report, si è lasciato trascinare dalla sua natura di doppiopesista, affinata alla scuola delle Frattocchie.

Ha subito lanciato il dicktat: Berlusconi si dimetta.

Ma siccome Berlusconi ha fatto tutto in modo scoperto e regolare, e di quella casa si sa bene chi è il proprietario, ossia lui medesimo e non una società off-shore che ne nasconda l’identità, come nel caso dell’alloggio di Montecarlo, D’Alema ha sbagliato il bersaglio. Ma ancora non se n’è accorto, ingannato dall’antiberlusconismo. Le dimissioni doveva e deve chiederle a Fini, che ha combinato un pasticcio da disonorare la carica che ricopre. Ha svenduto una proprietà non sua a vantaggio del cognato. Non vede la differenza? Tanto è vero che è in corso un’indagine promossa da vecchi iscritti di An per truffa aggravata. Insomma, in realtà D’Alema sa bene di perdere la faccia, ma gli hanno insegnato che quando c’è da abbattere l’avversario, ne vale la pena. La gente dimentica presto.

Certo che dimentica presto, ahimè. Ma oggi che la faccenda è fresca di giornata, ci si domanda: D’Alema si è svegliato solo ora? Perché in estate non ha fatto sentire la sua voce e non ha chiesto le dimissioni di Fini?

Eppure il caso Fini è assai più grave. Lo abbiamo spiegato ieri a chi volesse confondere le idee. Fini ha perfino mentito, e per due volte, agli italiani. Mentre sulla proprietà di Antigua fioccano dichiarazioni insospettabili circa la regolarità dell’acquisto (qui, qui e qui).

Più passano le ore e più mi convinco che il servizio di Report si stia trasformando in un boomerang, mettendo allo scoperto il nulla che sta dietro all’opposizione.

Insomma, lo scioglimento nel giro di 24 ore di tutti gli interrogativi posti da Report dimostra la trasparenza dell’operazione, e mette in risalto, per contrasto, quanto invece sia inquietante la vicenda di Montecarlo, che attende risposte da più di due mesi.

Anche l’attacco massiccio che certa magistratura sta muovendo contro i giornali di centrodestra, la dice lunga sul tentativo dell’opposizione di salire al potere a prescindere dalla volontà degli elettori.

Che cosa è tutto questo pasticcio, se non un attacco alla democrazia? Che cos’è se non un maldestro tentativo di eversione camuffata?

Articoli correlati

“Villa di Antigua, “nessuna ipotesi di reato”. Qui.

“Piemonte, vittoria per Cota; stop al riconteggio dei voti”. Qui.

“La successione a Berlusconi” di Ernesto Galli Della Loggia. Qui. Da cui estraggo:

“Ma c’è Fini, si dice: perché non potrebbe essere Fini a portare a termine l’opera iniziata da Berlusconi? Fare profezie è vano, ma mi sembra assai difficile che lo sdoganamento ideologico-politico della destra italiana, la creazione finalmente di un suo vero partito, possano avvenire per opera di chi è stato l’ultimo segretario del partito neofascista, di chi per anni e anni si è nutrito di quegli ideali, lo ha diretto con quei metodi, con quello stile. Neppure agli ex comunisti è riuscita in modo indolore e in tempi brevi un’operazione di sdoganamento e di rifondazione che in fondo presentava da tanti punti di vista ben minori problemi; figuriamoci se può riuscire a un personaggio come Fini, che ancora non moltissimi anni fa sosteneva che Mussolini era «il più grande statista del Novecento ». A me pare che in realtà, Finiâ—come D’Alema, come Casini, come Rutelli, come Bersani, come Fioroni, come tutta una classe politicaâ— appaia ancora e sempre immerso per intero nel vecchio scenario della morente prima Repubblica, nella sua paralizzata e paralizzante inconcludenza. Da chi come Fini ha come primo obbligo quello di mostrarsi sempre e comunque fedele osservante delle polverose regole della democrazia italiana, dei suoi tic e dei suoi tabù, è difficile attendersi rotture e novità di qualsiasi tipo.
Sembra proprio, dunque, che dobbiamo rassegnarci: il berlusconismo è l’unica benché fangosa novità politica toccata in sorte all’Italia in questi anni. Per il dopo siamo ancora in attesa.”

Galli Della Loggia – Fini. Qui.

“Senato, sì della commissione al lodo Alfano retroattivo”. Qui.


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