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D’Avanzo c’è o ci fa

1 Dicembre 2009

Credo che  l’articolo apparso stamani su la Repubblica a firma di Giuseppe D’Avanzo  potrebbe  rivelarci un intreccio pericoloso tra certa stampa, certa magistratura e la mafia. Un intreccio involontario e inconsapevole, voglio sperare. Anzi, mi devo convincere che sia proprio così, per non spaventarmi. Vi è, tuttavia, la necessità di fare un po’ di chiarezza, o almeno provarci,  giacché  un tale  intreccio, se dovesse andare avanti e  consolidarsi, potrebbe avere risvolti devastanti per la democrazia.

Da quando scrissi, in forma di satira, di Cocco Bill (qui e qui) e anche del mio sogno che rivelava che Berlusconi aveva azionato direttamente il telecomando per la strage di Falcone e della sua scorta, ne sono già stati fatti di passi in avanti, che renderebbero sempre più chiaro il disegno mafioso che da qualche tempo  mi perseguita e di cui questa stampa  e questa magistratura, accecate dalla esaltazione antiberlusconiana, ancora non si rendono conto.

Essi sono già diventati i burattini di un Mangiafuoco che se li brucerà in un enorme falò il giorno che avrà messo le mani sullo Stato.

Dunque, veniamo all’articolo di Giuseppe D’Avanzo, il giornalista che si tramuterebbe in  un Don Chisciotte senza averne, ahimè, né l’innocenza né la grazia visionaria.

Tutto l’articolo si snoda nel confutare, con date e testimonianze alla mano, che Berlusconi  già negli anni 1992 e 1993 si stava muovendo concretamente per fondare un nuovo partito.

Sembrerebbe un puntiglio del giornalista. Berlusconi ha detto una inesattezza, anzi una consapevole bugia, è stato pizzicato con le mani nella marmellata, ed ora ci penso io a smascherarlo. Una specie di ripicca di un precisino che quando andava a scuola annotava le volte che la signora maestra si soffiava il naso.

Invece no, non è così, giacché non dovete mai dimenticare, nel corso di questo snocciolamento di date, l’incipit dell’articolo, a cui tutto il resto sta appeso come l’impiccato alla sua corda (il grassetto è mio):

“FORZA ITALIA nasce nel 1993, da un’idea covata fin dal 1992. Non c’è dubbio che già nell’aprile del 1993 – quindi alla vigilia della prima ondata delle stragi di mafia di via Fauro, Roma (14 maggio), via dei Georgofili, Firenze (27 maggio) – è matura la volontà di Berlusconi di “mettersi alla testa di un nuovo partito”. ”

C’è, innanzitutto,  quel riferimento che aggancia tutti i movimenti e i contatti che Berlusconi intraprende per fondare il partito alle “stragi di mafia di via Fauro, Roma (14 maggio), via dei Georgofili, Firenze (27 maggio)”.

Messo nero su bianco sul riferimento, manca però qualcosa per legarlo alla persona di Berlusconi, ed ecco che dal cilindro del filologo esce quel: “quindi” rafforzato da quel tocco di riguardo che è l’espressione “alla vigilia”.

L’operazione è compiuta. La sentenza è emessa.

Ora la magistratura può agire. L’imbeccata l’ha avuta. Che si muova senza timore. Via ogni dubbio. Berlusconi stava già lavorando nel 1992 e nel 1993 in sintonia con la mafia, al fine di creare una copertura e una sponda politica alle sue manovre.

Quando scoppiano le bombe, la mafia sa che non ha da temere, può procedere, ha il via libera di Silvio Berlusconi che penserà a proteggerla con la sua formazione politica.

Dunque Forza Italia è una creatura della mafia. Berlusconi è il suo più autorevole referente politico. Mai raggiunto un obiettivo così alto. C’è da stropicciarsi le mani.

Senonché D’Avanzo non si accorge che se noi rovesciamo la sua tesi, che è di colpevolezza nei confronti di Berlusconi, nella tesi contraria, che Berlusconi è invece innocente, sarà proprio lui a pagarne lo scotto al prezzo più alto.

La tesi contraria – che a me è sempre parsa la più attendibile –  è questa. Berlusconi e il suo governo stanno imprimendo un’accelerazione sempre più forte ed efficace alla lotta alla mafia, la quale si vede assediata. Decide allora di sferrare un attacco senza precedenti, usando tutte le armi in suo possesso, le più potenti, annidate un po’ dovunque, e specialmente nella magistratura e nel giornalismo.

Mi si potrebbe interrompere subito: Ma se la mafia ha davvero deciso di far fuori Berlusconi, le basterebbe piazzare una bomba a casa sua o lungo qualche percorso della sua auto e della sua scorta, come accadde per il supervigilato Giovanni Falcone. A che pro tutto questo complicarsi la vita?

Già, a che pro. Ma ecco la risposta. Questo complicarsi la vita ha la sua bella ciliegina sulla torta, che non è affatto soltanto l’eliminazione politica dell’uomo scomodo Silvio Berlusconi, ma la diffusione della peste mafiosa nelle vene dello Stato.

Ecco quindi che Giuseppe D’Avanzo, l’onesto difensore dei costumi e della verità, potrebbe anche rivelarsi l’inconsapevole strumento di questo ambizioso disegno mafioso: avvelenare lo Stato, rendere i metodi mafiosi i metodi dello Stato.

Ci ha mai pensato D’Avanzo prima di scrivere? Ci hanno mai pensato i pm prima di agire?

L’esaltazione di cui sono schiavi da quando i pentiti li hanno ubriacati di notizie intorno a Berlusconi, li hanno trasformati nello strumento più potente che la mafia abbia mai avuto a disposizione per appropriarsi dello Stato. Non c’è commercio di droga, di prostituzione, di appalti truccati, che possa valere un obiettivo così alto. Comandare lo Stato, addomesticarlo al sistema mafioso è una mèta agognata,  che nessuno è riuscito finora a raggiungere.  Centrato il  bersaglio, i  nuovi capi, la nuova cupola, avranno di che vantarsi presso la posterità.

Se dovessero stare così le cose,  si andrebbe incontro a  una catastrofe di proporzioni colossali.

Auguriamoci tutti, perciò, e auguriamo a D’Avanzo, che le sue sentenze – veri e propri suggerimenti per i pm – siano frutto di una sana ricerca della verità. Egli si è troppo esposto nei confronti di Berlusconi. Se risulterà dai fatti e non dalle chiacchiere che Berlusconi è innocente, il giornalista di Repubblica sarà marcato sulla fronte, a caratteri di fuoco, di una nuova lettera scarlatta, che non sarà la celebre A di Hawthorne, ma la M della mafia.

Articoli correlati

“Di Pietro: Chiaro il disegno di Silvio”. Qui.

“Così la mafia mise all’angolo Berlusconi” di Piero Sansonetti. Qui.

Le bugie di D’Avanzo. Da “Libero”. Qui.


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3 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 1 Dicembre 2009 @ 22:50

    Ciò che paventi è terrificante, specialmente per persone come me che temono l’ignoto assai più di qualunque terribile verità.

     

  2. Commento by danianto — 2 Dicembre 2009 @ 14:41

    la verità è che alcuni magistrati hanno fatto fuori falcone e si sono impossessati della mafia che diriggono con tutte le coperture-

  3. Commento by Ambra Biagioni — 2 Dicembre 2009 @ 18:43

    Questo mi arriva da un amico, ma si trova su Libero

    http://linkati2lu.files.wordpress.com/2009/11/file0062.pdf

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