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Democrazia? Scusi Bersani, ne parli con Stalin

15 Marzo 2010

La democrazia di Bersani non è la mia, e ne sono felicissimo. Gli avvenimenti di questi giorni lo hanno smascherato.
La sua onestà è fuori discussione (ossia, è convinto di ciò che dice), ma su di lui prevale l’educazione stalinista in cui è stato allevato. Come si diceva per tanti ex comunisti (D’Alema compreso, il più intelligente) il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Prima ci siamo deliziati (si fa per dire) a vedere Bersani tutto gioioso e convinto di fare una cosa democraticamente giusta combattendo affinché gli elettori del centrodestra non votassero alle prossime elezioni, ora abbiamo capito, da come è andata la manifestazione di sabato scorso, che, prima di scendere in piazza, deve aver fatto una riunione di cellula per dare gli ordini democratici ai partecipanti, perfino al leader attuale della sinistra Antonio Di Pietro, che vi si è assoggettato come un agnellino.

Così in piazza guai a parlare male del capo dello Stato.
Qualcuno che aveva il fazzoletto viola sul collo ci ha provato, ma subito è stato richiamato all’ordine: i cartelli spariscono.

Ma come? direbbe qualcuno, si sta manifestando per la libertà, si accusa Berlusconi di autoritarismo, e si vieta, nella manifestazione che dovrebbe rappresentare un inno alla libertà, a qualche indisciplinato di manifestare il suo pensiero?

Sì, lo si vieta perché così ha stabilito il partito che, non dimentichiamolo, nella sua storia ha cacciato dalle sue fila fior di dissidenti.

Se volete stare con noi – questo è il refrain – non dimenticate che ci dovete assoluta obbedienza e sottomissione.
Di Pietro ha fatto la figura di un coniglio spelacchiato. Non ha retto al peso della gerarchia comunista.
Il partito di Stalin, e che in Italia fu il partito di Togliatti, non fa sconti a nessuno.

Per esso c’è una sola democrazia, quella del pensiero unico.
È di tale forza e di tale violenza, questa speciale democrazia,  che i tanti giovani viola, che pretendono oggi di comandare le piazze d’Italia, hanno messo la coda tra le gambe.

Si illudevano di essere il nuovo sulla scena nazionale?
No. Di conigli come loro ne abbiamo già visti a iosa. Sbraitano, ma se uno, che oggi è Bersani, ieri era D’Alema, ieri l’altro era Berlinguer, mostra i muscoli, vanno a rintanarsi nella fogna dei vigliacchi.

Vorrei che i viola che si son messi la coda tra le gambe mi dicessero che cosa hanno pensato quando si è presentato davanti a loro il muscoloso Popeye con tanto di fascetta al braccio quale responsabile dell’ordine fascisto-comunista, esortandoli (è un eufemismo) a far sparire i loro indisciplinati striscioni. Hanno fatto qualche rimostranza in nome della libertà, oppure hanno arrotolato il loro striscione e l’hanno buttato in un angolino anonimo che più anonimo non si può della strada?

E il Di Pietro arrogante e sempre in atteggiamento da Nembo Kid, pronto a scagliarsi contro Napolitano, perché ieri non ha avuto il coraggio di farlo? Anche lui si è piegato al diktat di Bersani?

Allora pure a lui vanno bene i compromessi politici? Non è affatto quel puro e duro che si professa. Anche lui ha un prezzo politico con cui lo si compra facilmente.

Chi ha vinto sabato in piazza (siano stati presenti 25.000 manifestanti come dice la Questura o 200 mila come dicono gli organizzatori) è stata la democrazia fasulla, quella del Grande sonno.

Ne hanno fatto già le spese, come assaggio di ciò che potrà essere un domani il governo della sinistra, i giovani viola e lo stesso gigante dai piedi di argilla Antonio Di Pietro (cui rivolgo i miei più sinceri auguri per il recupero della piena salute).

Mi domando come ci possano esser elettori che votino ancora per costoro.
Sveglia, ragazzi!


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1 commento

  1. Commento by Ambra Biagioni — 15 Marzo 2010 @ 18:42

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