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Di che cosa ha paura Napolitano?

17 Luglio 2012

Si legge che il capo dello Stato agirĂ  per il tramite dell’avvocatura dello Stato contro la procura di Palermo poichĂ© quest’ultima non ha provveduto a distruggere le intercettazioni che coinvolgono il presidente della Repubblica. In particolare ci sarebbero due telefonate che riguardano conversazioni dirette tra Napolitano e Mancino.

Il capo dello Stato sostiene che in nessun caso egli può essere intercettato, a prescindere dalla irrilevanza o meno del contenuto della conversazione. Il riferimento a Luigi Einaudi appare però fin troppo pretestuoso.

I pm rispondono che non sono state violate le prerogative costituzionali.

Ieri finalmente l’attenzione sull’inquietante caso ha coinvolto tutta la stampa (come pure l’ha coinvolta lo spread che ha sfiorato i 500 punti), e perfino l’UnitĂ , e ciò non può che far piacere, giacchĂ© non è consentito a nessuno di lasciare nei cittadini alcun dubbio sul comportamento tenuto dal capo dello Stato nella vicenda.

Probabilmente si cercherà di premere affinché tutto sia mantenuto nel riserbo più assoluto, ma la domanda legittima che il cittadino si pone è questa: A prescindere dalle prerogative costituzionali del capo dello Stato, violate o meno che siano, Napolitano è intervenuto, sì o no, per favorire la posizione di Mancino presso la procura di Palermo, che lo sta indagando per falsa testimonianza?

Napolitano, infatti, pare voler dimenticare che ai cittadini non interessa se egli abbia diritto, in questo caso, all’immunitĂ , ma se egli abbia commesso azioni illegittime per le quali un comune cittadino sarebbe condannato.

Napolitano, ossia, non può nascondersi dietro il paravento della immunità per esigere che le sue telefonate vengano distrutte, ma deve dire ai cittadini che cosa egli abbia detto e fatto in favore di Nicola Mancino.

Qualche tempo fa il Fatto Quotidiano pose a Napolitano alcune domande chiave, alle quali il capo dello Stato, se avesse voluto far chiarezza, avrebbe dovuto rispondere. Il non averlo fatto autorizza a supporre (come fa capire anche Marco Travaglio, qui) che qualcosa di grave sia accaduto. Addirittura la pretesa che i pm distruggano immediatamente le intercettazioni che lo riguardano, senza che esse siano portate a conoscenza delle parti, accresce un tale sospetto.

Se non è il Watergate, poco ci manca. Ascoltate qui Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso, che insiste sull’impeachment del capo dello Stato, contro il quale indirizza parole di fuoco.

Su il Fatto Quotidiano l’esponente dell’Idv, Sonia Alfano, gli fa eco:

“Secondo  Sonia Alfano, eurodeputata dell’Idv e presidente della commissione Antimafia europea, “non esiste alcuna motivazione giuridica che giustifichi un atto del genere. Il Presidente Napolitano sta commettendo l’ennesimo scempio, rendendosi di fatto complice dell’isolamento dei magistrati palermitani che stanno indagando sulla trattativa Stato-mafia. E’ ormai evidente che bisogna difendere la democrazia e la Repubblica dalle gesta sconsiderate di Napolitano che, come colpito dalla stessa sindrome che caratterizzò gli ultimi mesi del settennato di Cossiga, sta scadendo nel golpismo e nell’attentato alla Costituzione”. E ancora: “Spero che le forze democratiche valutino se non ricorrano gli estremi per la messa in stato d’accusa del Presidente Napolitano”.”


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Bart