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Diamo una lezione all’Europa

9 Aprile 2011

È ora di finirla. Ok agli incontri tra i rappresentanti d’Italia e di Francia per trovare una soluzione all’immigrazione proveniente dal Nord Africa, ma quando ci si avvede che le posizioni restano distanti e che in realtà noi siamo snobbati, è il momento di far scattare il nostro orgoglio.

Siamo un popolo che se oggi è ridotto a mal partito, è stato grande, anzi grandissimo, in tutto. Nessuno ha avuto geni che possano competere con Dante, Boccaccio, Petrarca, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Galilei. Nessuno ha mai avuto né potrà mai avere la grandezza della Roma antica. Quando noi costruivamo le civiltà, i popoli dell’Europa, soprattutto quelli del Nord, Francia e Inghilterra incluse, erano semplicemente dei barbari.

Alla Francia, che oggi ambisce ad una grandeur che non potrà mai avere, dobbiamo ricordare che Napoleone glielo abbiamo regalato noi. All’Inghilterra dobbiamo ricordare che è quasi certo ormai che Shakespeare fu un italiano. E la musica? L’abbiamo insegnata noi. E il teatro?:

“È accertato comunque che un notevole rinnovamento culturale e scientifico si sviluppò negli ultimi decenni del XIV secolo e nei primi del XV secolo principalmente a Firenze. Da qui, tramite gli spostamenti degli artisti, il linguaggio fu esportato nel resto d’Italia (soprattutto a Venezia e Roma), poi, nel corso del XVI secolo, in tutta Europa. Altri importanti centri rinascimentali in Italia, oltre alle già citate Venezia e Roma, furono Ferrara, Urbino, Siena, Padova, Perugia, Vicenza, Verona, Mantova, Milano e Napoli. Da quest’ultima città, attorno alla metà del Quattrocento, le forme rinascimentali peculiari, vennero successivamente esportate nella penisola iberica.” (qui).

E nel cinema? Quanti grandi registi annoveriamo, a partire da Fellini, Antognoni, Visconti.” E Marco Polo? E Colombo, Vespucci? Possiamo vantarci anche di avere un territorio splendido, ricco di meraviglie naturali che raramente s’incontrano altrove così sapientemente congiunte.

Ieri ci si è messa di mezzo anche la Germania, la quale ci manda a dire che essa ha più immigrati di noi e quindi sarebbe bene che ce li tenessimo, senza fare tante storie.

Bene. Allora facciamo due più due. La guerra l’ha voluta la Francia? Sì. Mi pare incontestabile, anche se insieme con lei ci si è ficcata la Gran Bretagna. Allora le conseguenze della guerra perché mai devono toccare all’Italia? Non c’è logica. La Francia si prenda la sua parte (consistente, ovviamente, di immigrazione). Doveva pensarci prima. Oppure ci ha pensato, ma ha creduto di poter prendere per i fondelli l’Italia.

La Germania partecipa di sbieco alla guerra, però si fa sentire, eccome, e anch’essa si guarda bene dall’aiutare l’Italia. Insomma le conseguenze della guerra libica finiscono per essere scaricate solo sul nostro Paese.

Direi che è giunto il momento di dire basta. Che cosa fare?
Quando il governo libico era saldamente nelle mani di Gheddafi, il problema immigrazione era ridotto praticamente a zero. Un risultato sbandierato dal nostro governo e che aveva messo a tacere le opposizioni.

Per l’Italia dunque è evidente che il governo Gheddafi andava assai meglio della situazione attuale. Allora, facciamo un passo indietro. Diciamo all’Europa che se non si farà carico del problema immigrazione noi ritireremo la disponibilità delle basi aeree e ci limiteremo ai soli aiuti umanitari in favore dei libici a qualunque fronte appartengano.

Ieri la Nato ci ha chiesto di bombardare Gheddafi? Rispondiamo di no, come dovremmo rispondere sempre di no di fronte ad ogni guerra che non sia per la difesa del nostro territorio minacciato.
Vediamo come risponderanno.

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Bart