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Difficile incontrare Dio

26 Ottobre 2008

Ieri sono stato al Santuario di Montenero, nel comune di Livorno. La Madonna di Montenero, che ha dipinto sull’avambraccio destro un uccellino (un cardellino, dice mia moglie) e porta   sul braccio sinistro il Bambino Gesù (avvicinare il mouse su img. 4), è la protettrice della Toscana.  Il Santuario ha un’incredibile raccolta di ex-voto, tale che si resta sbalorditi. Non sono andato solo, né solo con mia moglie. Il Pellegrinaggio è organizzato ogni anno, di solito di questi tempi, dalla Compagnia del SS. Sacramento di Montuolo, il mio paese. Si parte con un pullman pieno di devoti, si va ad ascoltare la S. Messa e poi si finisce diritti al ristorante, dove si sta in grande allegria. Ieri abbiamo mangiato presso il Circolo dei Canottieri di Rosignano a mare, un pranzo a base di pesce, squisito, innaffiato da un vino bianco di 13,5 gradi. Non mi sono tirato indietro e ho fatto la mia bella figura, anche se mia moglie faceva il carabiniere e ogni volta si raccomandava che mi controllassi un po’ di più. “Poi ti vengono le vertigini”: cercava di mettermi paura. Ma io sono andato avanti, in compagnia del mio dirimpettaio, che mangiava quanto o più di me.  Infine, siamo andati a passeggiare a Bolgheri, all’ombra dei cipressi posti in duplice filar. Il piccolo paese di Bolgheri vive  ed è noto oggi grazie alla bella poesia del Carducci “Davanti a San Guido”. Che cosa può fare una poesia! Ho visto arrivare degli stranieri in biciletta, una decina di turisti. Venuti a Bolgheri! questo sperduto paesino della Toscana. Chi lo avrebbe conosciuto, se Carducci non gli avesse dedicato una sua poesia. Carducci oggi non va di moda, ma poesie come “Davanti a San Guido”, “Faida di comune”, “Pianto antico”, per citarne solo alcune, sono immortali.

Così, dopo Fatima, Santiago di Compostela, ieri ho completato un personale pellegrinaggio con l’annuale visita alla Madonna di Montenero. Sono gli anni che avanzano, mi dico, giacché da qualche tempo tendo a rinchiudermi, a considerare la mia casa e la mia famiglia il tutto per me. Ascolto raramente i telegiornali, non leggo né quotidiani né riviste. Lascio il mondo esterno fuori dalle mura della mia casa. Quando ieri il confessore mi diceva che nel mondo c’è tanto bisogno di amore e di carità, gli ho rivelato questa mia   debolezza. Non ce la faccio, gli ho detto. Da giovane mi sono impegnato molto, credo, ma ora ho bisogno di stare lontano dagli altri, dai fatti e dagli eventi che muovono il mondo. Il mio mondo ora è qui, nella mia casa. Deve avermi capito e deve aver capito soprattutto la forza e la passione di questo mio convincimento.

Desidero, in questi ultimi anni della mia vita, avvertire in qualche modo la presenza di Dio. A Fatima, a Santiago, a Montenero, l’ho cercato. Mi sono chiuso nei miei pensieri, mi sono concentrato quanto più mi era possibile per sentirlo vicino a me. Mi domandavo come fanno i santi, i buoni, i caritatevoli a sentire Dio. Non basta la preghiera, me ne sono reso conto. Il contatto con Dio deve essere qualcosa che trafigge e dà luce. Insieme al dolore dà la gioia. Che cosa può mai essere? Un contatto elettrico, una scossa, una visione che ci turbano? Non sono mai riuscito ad avvertire nulla di tutto ciò, nulla di speciale.
Mi si dirà: Non hai avvertito nulla giacché Dio non esiste.

No, Dio esiste. Nei momenti difficili della mia vita, quando ormai ero arrivato al punto della sconfitta e della disperazione, c’è sempre stato il mutamento, il qualcosa che ha  invertito la rotta, evitando il peggio. Dico spesso a mia moglie: “Qualcuno lassù mi aiuta sempre. Mi lascia soffrire fino all’ultimo istante, mi tiene sulla corda, mi mette alla prova,  ma proprio quando dispero, ecco che interviene. Non so chi sia – le dico -, ma qualcuno lassù mi protegge.”

Mi piace pensare che sia Dio. E’ anche per questo che lo cerco. Ma so anche che Dio non si farà trovare da me. Mi aiuta, ma non si mostrerà. Non perché non sia degno della sua vicinanza (Dio non rifiuta nessuno), ma semplicemente perché vuole da me qualcosa di più, che io non riesco a fare o non ho la forza di fare.
Ci sono due romanzi brevi che ho scritto, nei quali si svolgono eventi che nella mia vita ho desiderato di compiere e che la mia pigrizia e la mia codardia mi hanno impedito. Sono “Caro papà, Caro figlio” e “Celeste”. Dio sa che questo è il massimo che ho potuto e saputo fare. Scrivere e non agire, ossia. Forse desiderava, quando nacqui, che facessi di più per lui. So anch’io molto bene che l’ho deluso.


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1 commento

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Bart