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Dopo la casa di Montecarlo, Fini vuole appropriarsi anche del simbolo del Pdl

23 Novembre 2010

Non c’è proprio limite alla vergogna. Quando s’imbocca quella strada si va in discesa, si rotola sempre di più nel fango.

An possedeva la casa di Montecarlo e Fini gliel’ha tolta svendendola al cognato. Per questo è indagato per truffa dalla procura romana (senza che Fini abbia sentito il dovere di dimettersi, come ha fatto dimettere altri che addirittura non erano nemmeno indagati). Siccome l’appetito vien mangiando, e forse non ci sono altre case di An nella sua disponibilità, ecco che l’uomo dall’appetito vorace si vuole mangiare anche il simbolo del Pdl.

Di questa mostruosità deve essersi accorto perfino Napolitano che ha ammonito la politica ad occuparsi di cose serie.

È accertato (lo trovate scritto nello stesso link di cui sopra) che il simbolo appartiene a Berlusconi, ma il solito sparavento, Bocchino, casinista arruffapopolo, sostiene che un atto notarile non consente a Berlusconi di utilizzare il simbolo del Pdl senza il consenso di Fini.

Ecco quindi che è cominciata una battaglia elettorale in cui Fini cerca di appropriarsi (il non consentirne l’utilizzo è una specie di appropriazione) del simbolo del Pdl per creare difficoltà al partito di Berlusconi nell’imminenza del voto di primavera (intanto del voto amministrativo, poi molto probabilmente anche di quello politico).

È la stessa manfrina che il Pd sollevò qualche mese fa sulla presentazione delle liste del Pdl nel Lazio e in Lombardia.
Bassa politica. Vergognosa politica, che cerca di impedire all’avversario di competere ad armi pari.

Quando succedono cose di questo tipo, quando ossia si gioca sporco per mettere in difficoltà l’avversario, devono essere gli elettori a punire la scorrettezza.
Nel Lazio e in Lombardia la democrazia, seppure a fatica, ce l’ha fatta a punire il Pd.
Voglio sperare che la stessa cosa accada al Fli, che sta dando di sé, soprattutto attraverso il signor Sparavento, una immagine indecorosa.

Mi domando come abbia potuto ottenere il consenso elettorale un individuo che non ha nessun ritegno e sembra più un bulletto di periferia che un politico. Gonfio di presunzione quanto vuoto di democrazia.
Né sono ancora riuscito a comprendere come Mara Carfagna possa sentirsi vicina ad un arruffapopolo di così  stomachevole caratura politica.

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Il notaio: Fini non ha potere sul simbolo Pdl. Qui

“Carfagna, Mussolini e Bocchino: benvenuti all’asilo Montecitorio” di Alessandro Sallusti. Qui.

“Pino Daniele: “Saviano pericoloso? Sarebbe già morto” di Jacopo Granzotto. Qui.

Ancora su Mara Carfagna (articolo di Filippo Facci). Qui.


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