Dopo Pisanu, ecco Gianni Letta

Berlusconi lo vorrebbe capo di Stato nel 2013, una volta scaduto il mandato di Napolitano. Ancora è cieco e stordito dalla ragnatela che le colombe non hanno mai smesso di tessere intorno a lui.

Gianni Letta non si è fatta scappare l’occasione e dopo aver sentito le cose dette da Pisanu e da alcuni esponenti dell’opposizione, soprattutto Buttiglione, Bocchino e Rutelli, si è subito messo in moto per indurre il Cavaliere a negoziare il famigerato passo indietro, ossia la resa di fronte al nemico.

Gianni Letta è tanto mai fedele al Cavaliere, dunque, che si prova a persuaderlo ad avviare un percorso che più umiliante non c’è.

Se davvero fosse convinto di conoscere bene Berlusconi, dovrebbe capire – se gli è amico – che non gli si può chiedere tanto.

Berlusconi non deve ascoltarlo. Punto. Scrissi tempo fa che ci troviamo in mezzo ad una guerra tra il vecchio e il nuovo, e questa guerra va combattuta fino alla fine, mettendo in conto anche la sconfitta. Non la resa, ma la sconfitta, ossia la caduta sul campo, come deve sempre avvenire quando si conduce una guerra di rinnovamento.

La resa è un indebolire le proprie convinzioni,   trasformarle in qualcosa di negoziabile, insomma rinnegarle, ed è insieme un rinnegare se stesso, il proprio impegno, la propria vita.
È questo che Gianni Letta chiede al suo amico Berlusconi.

Io, che comincio a dubitare del cambiamento promesso e ormai irraggiungibile, sarei esterrefatto della resa.
La resa non sarebbe soltanto la resa della persona, ma anche delle idee che rappresenta, le quali sarebbero seppellite proprio a causa dell’umiliazione che sempre accompagna la resa.

Leggo che la risposta di Berlusconi è stata questa: «Io vado avanti. Sono un combattente e non ci penso a mollare. »
È il mio augurio.

Faccio anche questa considerazione. Pare che Napolitano abbia avuto e abbia parte attiva, insieme con Draghi, in questa manovra, affinché venga approvata, e approvata in fretta.

In questo momento, dunque, gli interessi di Napolitano e di Berlusconi coincidono, e anche coincidono i contenuti della manovra.

Perciò, se questa manovra sarà approvata e avrà il beneplacito dell’Europa, quali motivi potrà avere l’opposizione per chiedere un passo indietro a Berlusconi?

Se poi aggiungiamo che potrebbe presto, con il caso Grecia, aprirsi una crisi europea e dell’euro dagli esiti imprevedibili, il rischio di trovarsi impreparati, poiché a governarci ci sarebbe un’accozzaglia di sprovveduti, consiglia a chi ami veramente il nostro Paese a non provocare scossoni che potrebbero, in questo momento delicatissimo, causare il nostro naufragio.

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“La questione umorale del Pd” di Giampaolo Rossi. Qui.

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