Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

L’Imu e la “proposta choc” di B: gli errori delle prime reazioni

4 Febbraio 2013

di Giovanna Cosenza
(da “il Fatto Quotidiano”, 4 febbraio 2013)

E alla fine, di domenica mattina,  Berlusconi  se ne esce con la  “proposta choc”: una volta al governo, dice, non si limiterà ad abolire l’Imu ma la restituirà subito. Con un bonifico sul conto corrente o addirittura in contanti, a uno sportello postale.

A chi si rivolge Berlusconi?  Anzitutto ai suoi  ex elettori, come osserva anche  Pierluigi Battista oggi sul  Corriere,  quelli che nel 2008 l’hanno votato ma poi,  delusi  da ciò che non ha fatto o ha fatto male, turbati dai suoi mille festini e scandali, hanno pensato di non votarlo più. In particolare poi (attenzione!), si rivolge ai suoi ex elettori dei  ceti medio-bassi, quelli che negli ultimi cinque anni  si sono impoveriti  e hanno paura di impoverirsi ancora. Berlusconi cerca di recuperarli, ovvio, ma parte da una posizione molto più svantaggiata del 2008, dunque è assai meno temibile di allora. Eppure…

Eppure ieri hanno tutti dato immediatamente  grande valore  all’uscita di Berlusconi – proprio come lui voleva e prevedeva – perché, pur  bollandola come “ridicola”, “irrealizzabile”, “demagogica”, “populista”, hanno dato mostra di agitarsi molto. E così è scattato subito il  paradosso: dici che qualcosa non vale niente, ma cominci  a girarci attorno come una mosca sul miele. Dici di sottovalutarla, ma in realtà stai dandole un gran valore. Inoltre, se pensiamo a quanto detto sopra – che Berlusconi è meno temibile di un tempo perché sta solo cercando di recuperare i voti persi, non di guadagnarne nuovi – stai addirittura facendo un  errore di sopravvalutazione.

Ma andiamo poi a vedere cosa implicano le etichette che i vari leader hanno affibbiato alla “proposta choc” per svalutarla. Dici che è  “irrealizzabile”, ma non spieghi bene perché, dunque resta il dubbio che possa essere realizzata. Dici che è  “ridicola”, e finisci per dare implicitamente del ridicolo a tutti quelli che l’Imu l’hanno pagata a fatica, o non sono riusciti a pagarla; li ferisci, li offendi: “ridicola” una proposta che li aiuterebbe? Dici che è  “demagogica”  e  “populista”, ma dimentichi che da anni tutti accusano più o meno tutti di “populismo” e “demagogia”: oggi a te, domani a me. Il che ha ormai svuotato queste etichette: è come dire “nobbuono”. E perché “nobbuono”? Perché lo dico io, punto.

E allora torniamo a pensare a tutti quelli – che sono molti – a cui la restituzione dei soldi dell’Imu non farebbe solo “comodo”, come si dice: ne hanno un bisogno enorme, urgente.  Cosa offrono gli altri partiti a queste persone?  Hanno qualcosa di altrettanto concreto e immediato da promettergli? No, perché  «non raccontano favole », gli si dice. Ma quelle persone in realtà pensano che le favole le raccontino tutti, pure i partiti che dicono di non farlo. E allora, favola per favola – pensano quelle persone –  tanto vale seguire la favola che mi promette un vantaggio spicciolo e concreto, qualcosa che mi arrivi subito in tasca, vedi mai che si avveri. Ma Berlusconi ha fatto mille promesse e non le ha mai mantenute, gli si dice. Non è vero – pensa chi ha urgenza di cash –  quella volta l’Ici la tolse davvero, e pazienza se un anno dopo le cose andarono a catafascio, pazienza se fra un anno tornerà l’Imu o altro: io intanto so che, se Berlusconi vince, quei soldi mi tornano indietro. Questo pensano i molti, moltissimi, che in questi anni si sono impoveriti e sono sempre più poveri. Gente a cui Berlusconi sa parlare e altri no.

Sicuri che siano solo suoi ex elettori?  Io non ne sarei così sicura. Per questo  sbaglia chi sottovaluta  la proposta di Berlusconi. Ma sbaglia pure chi ci gira intorno a vuoto, senza riuscire a parlare a quelle persone come sa fare lui. Occorre mentire a questa gente? Certo che no, ma anche per dire la verità a qualcuno bisogna pur parlarci.


Ecco come rendere la tassa e salvare i conti dello Stato
di Renato Brunetta
(da “il Giornale”, 4 febbraio 2013)

Dopo l’impegno programmatico di Silvio Berlusconi di restituire agli italiani l’IMU versata nel 2012 sulla prima casa e sui terreni e fabbricati funzionali alle attività agricole, come risarcimento per una imposizione sbagliata e ingiusta dello Stato, i sinistrati di Monti, i sinistrati del Partito Democratico, i sinistrati di Casini e i sinistrati di Fini sono tutti in crisi di nervi. In crisi per la chiarezza e la concretezza del messaggio di Berlusconi. In crisi perché, come sempre, Berlusconi riesce a parlare agli italiani e loro no.

Le ragioni del nostro impegno. A causa del peggioramento del ciclo internazionale, dell’aumento della pressione fiscale e dei maggiori oneri per il servizio del debito nel 2012, la crescita (si fa per dire) prevista per l’Italia nel 2013 sarà del -1% (invece del -0,2%). Noi intendiamo contrastare questa tendenza negativa con una manovra d’anticipo che rilanci la domanda interna, vale a dire stimolando i consumi, partendo dal settore immobiliare, che funge da traino per l’intera economia.

Una iniezione di ossigeno che incide direttamente sui consumi e sugli investimenti (aumentando così, via domanda interna, il reddito), in grado di dimezzare gli effetti negativi del ciclo sulla nostra economia, portando verosimilmente la crescita prevista per l’Italia nel 2013 dall’attuale -1% a -0,5%, innescando così, fin dalla primavera 2013, un circolo virtuoso di ripresa.

Questo circolo virtuoso contribuirà a ridurre anche il deficit, altrimenti destinato a salire e contribuirà a contenere gli spread in considerazione del fatto che i mercati guardano, ormai, più agli andamenti dell’economia reale, che non alle poste finanziarie.

In questo modo viene sventato qualsiasi rischio di manovra correttiva, grazie all’aumento del reddito disponibile delle famiglie e il conseguente aumento dei consumi e, più in generale, della fiducia dei consumatori e degli investitori.

Non far nulla in termini di stimolo della domanda interna ci consegnerebbe, invece, all’avvitamento, fatto di minor crescita, peggioramento della finanza pubblica, manovra correttiva, ulteriori inasprimenti fiscali.

Perché in mancanza di un deciso cambiamento di rotta nella politica economica, l’attuale peggioramento congiunturale finirà per aggravare l’attuale spirale recessiva, fatta di troppe tasse, caduta dei consumi e degli investimenti, aumento della disoccupazione, e porterebbe i nostri conti pubblici fuori dai sentieri di risanamento concordati con l’Unione europea. Da cui la necessità di ulteriori manovre correttive, in un circolo vizioso senza fine.

Alla nostra strategia per una nuova politica economica di stimolo alla crescita, fatta di attacco al debito, revisione delle Tax expenditures, tagli della spesa pubblica corrente (per 16 miliardi all’anno: 80 miliardi nella legislatura) e conseguente riduzione della pressione fiscale di 1 punto all’anno, per portarla sotto il 40% entro fine legislatura, dobbiamo aggiungere interventi mirati al settore immobiliare che, come sappiamo, funge da traino per l’intera economia.

La ragione è molto semplice: gli investimenti in edilizia hanno il più alto coefficiente di attivazione sull’economia. In parole povere, un euro di spesa nel settore si trasforma in un multiplo di maggior Prodotto Interno Lordo.

Come dicono i francesi: Quand le bí¢timent va, tout va! D’altra parte, ce l’ha ricordato il 13 settembre 2012 il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, avviando il suo terzo Quantitative Easing: investimenti nel settore immobiliare vogliono dire crescita e occupazione.

Al contrario, con il governo Monti il settore immobiliare è stato fortemente danneggiato: l’introduzione dell’IMU ha portato la tassazione sugli immobili nel nostro paese da una percentuale dello 0,70% rispetto al PIL (perfettamente coerente con la media europea di 0,69%) a una percentuale pari al’1,35%, cioè quasi raddoppiata, in tal modo portando l’Italia ad un livello di imposizione sugli immobili di gran lunga superiore alla media degli altri Paesi, e seconda solo alla Francia.

Bastano pochi dati per comprendere l’effettiva necessità di un cambiamento di rotta. Negli ultimi 5 anni per i quali esistono rilevazioni Istat complete (2007-2011), il numero medio annuo di compravendite immobiliari è stato pari a 885.333 unità. Nel 2012 il numero di compravendite immobiliari ha subìto una riduzione del 30% rispetto al 2011, valore che in termini assoluti corrisponde a 250.000 unità.

Tale riduzione, determinata essenzialmente dal carico fiscale senza precedenti abbattutosi sul settore immobiliare nel 2012, porta con sé una forte svalutazione del patrimonio immobiliare italiano, in gran parte di proprietà delle famiglie, nonché ulteriori effetti di avvitamento dell’economia, derivanti dalle conseguenze negative in tutti i settori collegati all’immobiliare.

Tutto quanto descritto si sostanzia in perdita di posti di lavoro; cessazione di attività economiche; minore attività produttiva svolta; minori entrate fiscali in termini di IVA e di imposte sui redditi.

Confedilizia stima che la riduzione, pari a 250.000 unità, del numero di compravendite nel 2012 ha comportato un minor reddito prodotto in Italia di 8-10 miliardi di euro. Tutto ciò senza considerare che in Italia vi sono tra 700.000 e 800.000 immobili bisognosi di ristrutturazione e che potrebbero essere oggetto di lavori per almeno altri 7 miliardi di euro. In sintesi: 8-10 miliardi derivanti dalla riduzione del numero delle compravendite più 7 miliardi di mancate ristrutturazioni hanno prodotto una contrazione della nostra economia, nel solo settore immobiliare, pari a un punto di PIL. I numeri parlano da soli.

La nostra proposta: 1) Abrogazione dell’IMU sulla prima casa e sui terreni e fabbricati funzionali alle attività agricole. 2) Restituzione degli importi versati dai contribuenti italiani nel 2012 per l’IMU sulla prima casa e sui terreni e fabbricati funzionali alle attività agricole.

Il tutto finalizzato a una complessiva riorganizzazione e razionalizzazione del sistema di tassazione degli immobili, per rilanciare il settore dell’edilizia. E con esso stimolare i consumi e gli investimenti, riportando il paese su un sentiero di crescita.

Per realizzare questi obiettivi noi vareremo, nel primo Consiglio dei Ministri, i provvedimenti relativi all’abrogazione dell’IMU prima casa sui terreni e fabbricati funzionali alle attività agricole e alla restituzione degli importi versati dai contribuenti italiani nel 2012.

Come opereremo. A tal fine, l’Amministrazione finanziaria invierà una lettera a ciascun contribuente, comunicando il titolo a ricevere il rimborso e l’ammontare spettante.

Una volta ricevuta la lettera dell’Amministrazione finanziaria, i contribuenti potranno recarsi presso gli sportelli di Poste Italiane a riscuotere il rimborso. Oppure, se preferiscono, comunicano all’Amministrazione finanziaria l’IBAN per l’accredito in conto corrente.

Abbiamo ragionevole motivo di pensare che, una volta completata la fase di invio delle lettere ai soggetti interessati, il processo di liquidazione possa concludersi nell’arco di un mese.

Le coperture. Per la copertura finanziaria di questa operazione, che costa intorno ai 4 miliardi (cioè, è bene ricordarlo, la duecentesima parte di quello che lo Stato spende complessivamente ogni anno), abbiamo pensato a una soluzione che non solo garantirà molte più risorse, ma che ha anch’essa una forza simbolica eloquente: un accordo con la Svizzera, come hanno fatto anche altri Stati (tra gli altri, Gran Bretagna, Germania, Austria), per la tassazione delle attività finanziarie detenute in quel Paese (gettito previsto: 25-30 miliardi una tantum più 5 miliardi all’anno di flusso a regime).

In attesa della sottoscrizione dell’accordo, da realizzarsi al più presto, e della sua operatività, con relativi acconti, la liquidità necessaria sarà anticipata dalla Cassa Depositi e Prestiti e dal sistema bancario, previo accordo stilato sul modello di quello già sottoscritto in occasione del recente terremoto in Emilia Romagna.

L’operazione graverà sulla finanza pubblica solo per gli interessi che decorreranno dal momento in cui sarà firmata l’accordo con la Cassa Depositi e Prestiti e con le banche al giorno in cui le somme saranno restituite, grazie all’operatività della convenzione con la Svizzera.

Importo relativamente trascurabile e, comunque, notevolmente inferiore al maggior deficit che si avrebbe qualora il PIL diminuisse del -1%, anziché del -0,5%.

Per quanto riguarda la copertura strutturale per l’eliminazione dell’IMU, infine, si provvederà mediante una revisione delle accise su giochi e tabacchi, su cui abbiamo un disegno di legge già predisposto.

Tutto questo in coerenza con una riforma strutturale dell’intero sistema di tassazione immobiliare: ritorno all’IMU federale, solo sulle seconde case, con il duplice obiettivo di accorpare in essa tutte le imposte gravanti sugli immobili e di semplificare il farraginoso catalogo delle imposte locali (ben 18 diverse forme di entrata: dall’ex ICI alla “tassa sull’ombra”). Per chi non la conoscesse, la “tassa sull’ombra” è un’imposta, in vigore in alcuni comuni italiani, sull’ombra che le insegne dei negozi proiettano sui marciapiedi e in merito alla quale, giustamente, qualcuno ha chiesto una detrazione per i giorni di pioggia. Nulla più di questo esempio rende l’idea di quanto sia necessaria in Italia la revisione della tassazione locale e, nell’ambito di questo perimetro, la riforma della tassazione sugli immobili e una revisione complessiva del Patto di Stabilità interno, anche alla luce del maggior gettito ottenuto dai Comuni sulle seconde case, come derivante dalla maggiorazione delle aliquote da essi deliberata nel 2012.

Quindi, si tratta di una misura senza aggravi per lo Stato, utilissima per ogni famiglia, che si vedrà restituita la tassa ingiustamente pagata, ma soprattutto un grande atto di ricostruzione di un clima di fiducia che serve al nostro Paese. Alla faccia dei tassatori, vecchi e nuovi. Come dice qualcuno: “Anche un imbecille è in grado di inventare nuove tasse, soltanto chi è intelligente sa ridurre le spese”.

GUARDA IL GRAFICO


Macché populismo, la vera demagogia è lo spreco di Stato
di Nicola Porro
(da “il Giornale”, 4 febbraio 2013)

L’unico modo per affamare la bestia statale è toglierle il nutrimento. Tutti chiedono la riduzione delle imposte, ma chi fa una proposta concreta è un demagogo. È più falso promettere genericamente il calo della pressione fiscale o indicare un obiettivo e concentrarsi su di esso? La realtà è che chi si candida ad amministrare la Bestia, ha piacere che sia ben nutrita.

La pagina del modello F24 alla voce Imu
I conservatori, in fondo, vogliono proteggere la spesa pubblica. I liberali semplicemente chiedono allo Stato di stare a cuccia: fare di meno, possibilmente meglio, ma soprattutto di meno. La proposta lanciata ieri da Berlusconi sulla restituzione dell’Imu (peraltro votata anche dal Pdl, durante le prime settimane del governo Monti) va ascritta all’opzione liberale.
Come era evidente è stata sommersa da critiche. Tralasciamo quelle politiche, e addentriamoci su quelle più tecniche.
1. La proposta del Cavaliere rappresenterebbe una sorta di voto di scambio: tu mi voti, io ti restituisco 4 miliardi di tasse pagate nel 2012. Si tratta di una critica risibile. Come se poi promettere maggiore spesa non fosse uno scambio. Proviamo a capovolgere il ragionamento. La tassa sulla prima casa è un pizzo di Stato e l’organizzazione politica che si candida a governare il Paese restituisce il mal tolto. La politica economica degli ultimi anni (compresa l’estate della crisi del 2011 in cui il governo del Cav era finito nel pallone) si è contraddistinta per una rincorsa della spesa pubblica. Lo Stato spende 800? Bene, cioè male: i cittadini la devono finanziare. Il paradigma dovrebbe essere ribaltato. Individuiamo piuttosto un tetto alle tasse annuali che si possono prelevare dai cittadini: diciamo 600 (un numero preso relativamente a caso) e su questo valore limitiamo la spesa pubblica. Non c’è scritto in nessuna legge del mondo che le spese dei privati siano comprimibili a piacimento da parte dei governi. Sia piuttosto lo Stato a stringere la cinghia.
2. La proposta del Cavaliere è pura demagogia. Anche qui rimettiamo le carte in ordine. E vediamola diversamente cercando di spiegare l’Imu. L’ultima più pesante rata è stata pagata il 17 dicembre dell’anno scorso. Gli italiani si sono messi in fila alle poste o in banca per pagare 2-300 o mille euro di una nuova tassa. Lo hanno fatto direttamente, senza alcun intermediario che rendesse l’esborso meno trasparente. Ecco il punto. Il saldo dell’Imu ha inciso sui consumi, e per di più nel periodo più caldo, quello natalizio. Duecento euro di Imu si sono tramutati in minori spese private: si chiama effetto povertà. Nell’abc della scienza delle finanze si ipotizza un’imposta di questo tipo nei casi in cui l’economia corra a mille, l’inflazione sia a due cifre, e i governi abbiano la necessità di frenare i consumi. Farlo in recessione è come offrire l’ultimo bicchierino a un ubriaco.
3. La proposta di Berlusconi manca di copertura finanziaria. È l’obiezione più seria. Motivo per il quale i critici di Berlusconi non l’hanno utilizzata con forza, preferendo piuttosto scommettere sul fatto che il Cav non mantiene le sue promesse elettorali (anche se una delle poche, per la verità, che ha mantenuto è stata proprio l’abolizione dell’Ici sulla prima casa). Ma vediamo perché anche questa critica fa acqua. Un liberale di scuola friedmaniana vi direbbe subito che riducendo l’imposizione sulla casa e liberando risorse per i consumi, il gettito che si perde con un mano si prende dall’altra grazie ai maggiori introiti derivanti dall’Iva e dalla conseguente ripresa produttiva. È un argomento che non convince i tecnici del Tesoro. Anche se è evidente che un’eccessiva imposizione faccia perdere gettito: il caso della nautica è eclatante, erano previsti 155 milioni di entrate, che a saldo invece hanno superato solo i 20 milioni. Stesso discorso per la benzina, che viene comprata sempre di meno e quindi produrrà meno del gettito previsto.
In realtà i tecnici del governo Monti hanno già trovato la copertura per Berlusconi. L’Imu ha portato nelle casse dello Stato quattro miliardi più del previsto: esattamente quanto vale il rimborso promesso da Berlusconi. Quei quattro miliardi inattesi non dovrebbero confluire nel bilancio della bestia statale, ma essere restituiti ai contribuenti. In un Paese supertassato sarebbe buona norma prevedere che il gettito inatteso e il recupero dell’evasione fiscale non siano messi nel calderone, ma restituiti ai contribuenti virtuosi e strozzati dal fisco.
Non è corretto, non è sano, non è etico utilizzare i nostri quattrini per coprire i buchi di una spesa senza controllo. Che proprio per questo sarà sempre incentivata ad essere senza controllo. Si restituisca il mal tolto e sia la macchina statale a fare quei sacrifici richiesti ai privati. Soffrirà perché affamata? Certo. Ma qualcuno ci deve spiegare per quale dannato motivo la sofferenza privata sia più accettabile di quella pubblica.


Sondaggi, il centrodestra a 2 punti dal centrosinistra
di Redazione
(da “Libero”, 4 febbraio 2013)

Il terrore del centrosinistra corre sul sottile filo delle cifre, sempre più risicate. Prima lasciamo parlare quelle “certificate”, ma un po’ datate. Il sondaggio è quello  Tecnè per Sky, di certo non una rete schierata e che non ha nessun motivo per esserlo. La rilevazione parla chiaro:  la coalizione di centrosinistra  (Pd, Sel e Centro democratico), lo scorso sabato 2 febbraio,  era data al 32,9%, in calo di 1,4 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione (a sinistra pesa lo scandalo Monte dei Paschi di Siena). Al contrario, la coalizione di  centrodestra  (Pdl, Lega e altri)  saliva dello 0,3% al 28,9 per cento. Per  Pier Luigi Bersani  e compagni un margine di vantaggio ridottissimo, appena 4 punti percentuali. Per inciso,  il  Movimento 5 Stelle  veniva indicato come terzo partito al 16,5% mentre i “centrini” diMario Monti  arrancavano al 13,2 per cento.

La bomba in campo –  Ma il duello lo si gioca tutto tra destra e sinistra. E qualcosa, rispetto al 2 febbraio, è cambiato.  Silvio Berlusconi  ha sganciato la sua personalissima bomba elettorale:  la restituzione dei soldi dell’Imu  (a cui oggi, lunedì 4 febbraio, si è aggiunto il secondo “siluro”,  il condono tombale). La proposta è stata subito  sbertucciata dagli oppositori, ma si sa quel che conta è il voto degli italiani. E i sondaggisti sono concordi sulla portata della mossa del Cavaliere: porterà  una valanga di voti. Per  l’istituto Piepoli  “la proposta è scioccante e molto circostanziata. Senz’altro funzionerà”.Weber  da par suo  spiega che “Berlusconi punta al recupero dei suoi. I delusi del centrodestra possono essere tentati di dire, ma sì, votiamolo”, spiegava a  Repubblica. Più scettico  Alimonte: “Quella del Cav è una mossa disperata, di chi ha poche carte da giocare. Deve fare qualcosa di eclatante, ma ha bassissima credibilità”.

Fatti due conti… –  Fino a questo momento, le parole. Ora lasciamo la parola alle cifre. Troppo presto per fare una rilevazione senza margine d’errore. Eppure i sondaggisti hanno cominciato a sbilanciarsi: la restituzione dell’Imu, in termini di consenso,  potrebbe valere 2 punti percentuali. Anche su questo i sondaggisti concordano. Attenendosi così all’ultima rilevazione effettuata da Tencè per Sky, il calcolo risulta piuttosto semplice:  i punti percentuali di distacco  tra le coalizioni di centrodestra e centrosinistra scendono a due. E la campagna elettorale è ancora lunga.


Elezioni, Berlusconi: “Condono tombale”. Si alza lo spread, WSJ: “Colpa sua”
di Redazione
(da “il Fatto Quotidiano”, 4 febbraio 2013)

“Assolutamente d’accordo a fare il  condono tombale, io l’ho sempre detto, ma la sinistra è sempre stata contraria e se ora ci daranno la maggioranza penso dovremmo farlo”. Lo ha detto  Silvio Berlusconi  a  La7, in risposta allo spunto di una spettatrice. L’ex premier ha poi aggiunto: “Equitalia  è un rullo compressore che ha distrutto il sistema con cui Tremonti l’ha fatta nascere”, e dunque ne vanno rivisti i poteri. La nuova promessa, annunciata nel programma  L’aria che tira  di Mirta Merlino –  opposto oggi come causa di legittimo impedimento al processo Ruby  â€“ arriva il giorno dopo  la mossa sulla restituzione dell’Imu, accuratamente preparata e messa in scena per cercare di rastrellare gli ultimi voti utili per la “rimonta”.

Prende corpo la tattica di far balenare agli elettori vantaggi economici diretti in caso di vittoria del centrodestra. Oltre a promuovere la sanatoria fiscale per tutti gli evasori – il condono tombale, appunto – Berlusconi ha aggiunto: “Bisogna vendere a prezzo contenuto tutte le  case popolaridello Stato alle famiglie”, è l’altra proposta buttata lì dall’ex premier. Berlusconi torna ad attaccare la magistratura, ma questa volta con l’accusa di essere troppo morbida: “Ci sono scandali che in tempo di elezioni la magistratura si guarda bene dal sollevare. Su  Mps  non ne hanno messo in galera uno; se si trattava di noi avremmo avuto decine di persone in galera e nostre intercettazioni pubblicate ovunque”.

L’ex premier ha riproposto anche il tormentone di Alitalia: “‘Mi opporrò in tutti i modi perché l’Italia non perda la sua compagnia di bandiera”, ha affermato, ripetendo per l’ennesima volta che “se se la comprano i francesi, i turisti dei Paesi emergenti verso l’Europa invece di arrivare con aerei Alitalia nelle nostre città d’arte andrebbero nei Castelli della Loira”.

A Berlusconi ha replicato il presidente del Consiglio  Mario Monti  che ha parlato della proposta di restituzione dell’Imu come di un “un simpatico tentativo di corruzione”. Secondo il Professore “c’è qualche elemento di usura”, ricordando anche che “come è occorso dopo il quasi crack finanziario del 2011, agli italiani si chiede di pagare più tasse in una fase più negativa”. All’ennesima proposta (il condono tombale, appunto) Monti ha risposto ironicamente: “E poi cos’altro…?”. Il Cavaliere ha controreplicato duramente: “Monti ne dice tante di stupidaggini. Se in Italia c’è qualcuno che è credibile questo è il sottoscritto. Perché dissi che avrei abolito l’Ici e l’ho abolita. Molti dicono sciocchezze, non ne ho mai sentite tante come quelle che sento in questi giorni di campagna elettorale”.

Lo spread ai massimi dal 9 gennaio, Monti: “Con il programma di B. possibili aumenti”
Mentre la polemica politica della campagna elettorale a 20 giorni dal voto si annoda intorno all’agenda dettata dal Cavaliere il  differenziale  tra  Btp e Bund  supera i 280 punti base (282) per la prima volta dal 9 gennaio. Il rendimento del Btp decennale è in rialzo al 4,45%. Un esito che sembra seguire il presagio dello stesso Monti che a  Rtl 102.5  aveva detto: “Se si votasse domani e la comunità finanziaria internazionale valutasse il programma di Berlusconi così come si sta configurando, immagino che qualche increspatura nei tassi di interesse potrebbe esserci”. L’affondo del Professore nasce da una domanda sull’ipotesi, paventata da Tremonti, che sia necessaria una manovra correttiva. “Ho detto che siccome il pareggio di bilancio, quello che Berlusconi ha avventatamente anticipato e che io ho realizzato, è definito in termini strutturali, un andamento del Pil meno buono o più cattivo del previsto non richiede manovre ulteriori”.

Il  Wall Street Journal: “Le Borse vanno male? Colpa di Mps e delle promesse di B.”
Il  Wall Street Journal  imputa alle incertezze di Italia e Spagna l’andamento negativo dei mercati anche in Usa.  Il caso Monte dei Paschi di Siena e le promesse elettorali dell’ex presidente del Consiglio italiano,  Silvio Berlusconi, stanno pesando sull’andamento dei mercati, secondo il giornale economico americano.

Il Cavaliere a Tremonti: “Non ha voce in capitolo”
Berlusconi ne ha per tutti, anche per il suo ex ministro dell’Economia (per 7 anni in tutto)  Giulio Tremonti: “Noi abbiamo fatto altri conti e per i primi 4 miliardi che saranno strutturali, abbiamo già provveduto con un disegno di legge che approveremo nel primo Cdm che riguarda un piccolo aggravio su giochi, lotto, tabacco. Per i 4 miliardi della restituzione Imu, sono una tantum, e ho trattato direttamente gli accordi con la Svizzera, che Tremonti non ha voluto fare. E’ chiaro che tutto ciò che diciamo nel programma è condizionato dal voto degli elettori, non potremo realizzare gli impegni se non avremo la maggioranza. Tremonti in Lombardia ha preso lo 0,9, non avrà molta voce in capitolo”.

Fini: “Sono allibito dalla faccia tosta di Berlusconi”
Ma la promessa elettorale quotidiana di Berlusconi provoca reazioni diffuse. “Sono rimasto allibito dalla  faccia tosta  di Berlusconi – dice per esempio il presidente della Camera  Gianfranco Fini  â€“ Si tratta di una boutade, di un tentativo di far dimenticare agli italiani che il Pdl ha votato alla Camera per l’introduzione dell’Imu. Certamente è una tassa che va modificata, ridotta, ma è solo propaganda dire che verrà restituito in contanti il denaro”. Fini ha aggiunto che forse non userebbe il termine corruzione, “ma Berlusconi come fa spesso ha cercato di prendere per il naso gli italiani. E’ impossibile tenere fede a quell’impegno”. E usando l’ironia, a chi domanda se ci possa essere una possibilità che diventi capo del governo, risponde: “Credo sia più probabile che Berlusconi restituisca l’Imu”.

Tabacci: “Il Cavaliere è un esteta della bugia”
A Berlusconi risponde anche il leader di Centro Democratico  Bruno Tabacci: “Berlusconi è un esteta della bugia – dichiara – Chiedere ai cittadini se vogliono indietro i soldi dell’Imu è come chiedere se gli italiani vogliono bene alla mamma. La proposta del Cavaliere è una bufala che, come ha ricordato finanche Tremonti, presenta dei problemi per la copertura finanziaria cosa che la rende ancora più ridicola”. “Le parole di Berlusconi sull’Imu – conclude – sono paragonabili a quelle sulla nipote di Mubarak”.


Promesse da marinaio
di Luca Ricolfi
(da “La Stampa”, 4 febbraio 2013)

D’accordo, l’informazione ha le sue leggi e tutti oggi parleremo di «proposte shock » di Berlusconi. Ed è pure vero che l’idea di una letterina del ministro dell’Economia (Berlusconi stesso) che ti dice di andare in banca o all’ufficio postale a riprenderti i soldi che hai appena versato per l’Imu sulla prima casa è nuova e stuzzicante. Però non si può non osservare che i propositi che Berlusconi ha annunciato ieri in conferenza stampa a Milano non sono affatto nuovi, e in realtà non fanno che riprendere le cose che da un paio di settimane sta ripetendo il suo consigliere economico più ascoltato, l’ex ministro Renato Brunetta.

Vediamo dunque di che cosa si tratta, prima di scioccarci troppo. Ridotto all’osso, il ragionamento economico del centro-destra (ma anche, in parte, della lista Giannino) è il seguente.

Primo. La pressione fiscale, oggi vicina al 45% del Pil, va ridotta di 5 punti in 5 anni, per portarla al 40% nel 2018. Questa operazione costa alle casse pubbliche 16 miliardi il primo anno, 32 miliardi il secondo, 48 miliardi il terzo, 64 miliardi il quarto, 80 miliardi il quinto, quando finalmente l’obiettivo di una pressione al 40% del Pil sarà stato raggiunto e il sistema potrà andare a regime.

Secondo. Dove trovare gli 80 miliardi? Nella riduzione della spesa pubblica, che dagli attuali 800 miliardi dovrà ridursi del 10% in 10 anni, ossia scendere di 16 miliardi il primo anno, di 32 il secondo, di 48 il terzo, di 64 il quarto, e finalmente (?) di 80 l’ultimo.

Terzo. I beneficiari dell’alleggerimento della tasse dovrebbero essere per metà i produttori e per metà le famiglie. Come? Eliminazione dell’Irap, detassazione degli utili di impresa, eliminazione dell’Imu sulla prima casa, aliquote Irpef più basse, in particolare sulle famiglie numerose (il cosiddetto quoziente familiare).
Quarto. Lo stock del debito pubblico va abbattuto con massicce dismissioni del patrimonio dello Stato e degli Enti locali, tassando i capitali illegalmente detenuti in Svizzera, e mediante emissione di obbligazioni garantite dallo Stato.

Il presunto «annuncio shock » di ieri sta tutto dentro questo disegno di politica economica, rispetto a cui è solo la classica punta dell’iceberg. E’ quel che il venditore accorto mostra al popolo, mentre il vero programma del centro-destra, il programma completo, pur essendo perfettamente pubblico (i dettagli sono usciti da tempo sui quotidiani) resta in secondo piano. Vediamo dunque l’intero iceberg che avanza.

E’ sensato il programma del centro-destra?

Per provare a capirlo, conviene partire dalle obiezioni che riceve. La prima è che si tratta di un programma iper-liberista, vagamente thatcheriano. L’obiezione è più che giusta, ma potrebbe anche deporre a favore del programma: dopotutto Margaret Thatcher e Ronald Reagan fecero ripartire due economie che si erano completamente sedute. Molto si può e si deve discutere dei costi sociali dei programmi liberisti, ma è difficile non riconoscere che – se non ci si accontenta di ridistribuire la ricchezza ma si vuole anche che torni a crescere – quella di ridare ossigeno a chi produce ricchezza è una delle poche idee sensate in circolazione.

La seconda obiezione è che gli italiani hanno buona memoria, e che non si faranno ingannare dalle sciocchezze che Berlusconi ricicla per l’ennesima volta. Temo che chi prova ad autotranquillizzarsi con questa osservazione non conosca bene né Berlusconi né gli italiani. Berlusconi ha una capacità di apparire concreto che agli altri leader difetta completamente, e gli italiani hanno buona memoria per tutto, non solo per Berlusconi. Gli elettori, ad esempio, ricordano perfettamente l’immobilismo di Tremonti, gli impegni non mantenuti di Berlusconi, ma ricordano altrettanto bene la stangata fiscale del governo dei tecnici, o la litigiosità dell’ultimo governo Prodi. Se l’esito delle elezioni non è ancora deciso, e Berlusconi può permettersi il lusso di ripropinarci le solite cose, è perché la nostra delusione coinvolge tutti, non solo una parte politica.

Resta l’obiezione più importante: il programma del centro-destra non è attuabile, Berlusconi non potrà mantenere le promesse che fa.

Questa mi pare l’obiezione più seria. Il programma che abbiamo riassunto all’inizio è del tutto irrealistico in alcune coperture, ad esempio nell’entità delle dismissioni del patrimonio pubblico, o nelle stime dei proventi dell’accordo con la Svizzera sui capitali illegalmente esportati. Ma è irrealistico soprattutto sul piano politico. E il bello è che è stato Berlusconi stesso, pochi giorni fa in tv, a spiegarci perché il suo piano era inattuabile (e aggiungo io, perché inattuabili sono anche i piani più ambiziosi dei suoi avversari). Al giornalista che, di fronte al solito elenco di impegni futuri, giustamente gli chiedeva «ma come mai le cose che promettete oggi non le avete già fatte ieri, quando eravate al governo? », Berlusconi rispondeva candidamente: ma è ovvio, con il bicameralismo perfetto, con gli attuali regolamenti parlamentari, con i poteri limitatissimi che l’attuale Costituzione gli concede, nessun presidente del Consiglio può attuare i suoi propositi. Lui lo ha detto per giustificare il passato, ma così ha automaticamente sottratto credibilità al futuro che ci prospetta.
Di questa possibile obiezione (più che sensata, e a mio parere decisiva) non v’è traccia nel programma di centro-destra, che l’intrepido Brunetta pensa di attuare fin dal 2013.

E pensare che, proprio perché quel programma è estremamente incisivo e una sua logica la possiede, quella obiezione di Berlusconi dovrebbe essere al centro del dibattito politico. Chi pensa che l’Italia, come un paziente grave, abbia bisogno di interventi radicali e dolorosi, siano essi quelli proposti dai liberisti o quelli più ermeticamente suggeriti dai loro avversari, dovrebbe porsi seriamente il problema del consenso necessario per avviarli. In questi lunghi anni c’è stato un solo momento, una sola finestra di opportunità, in cui il paziente sarebbe stato disposto a sottoporsi al doloroso intervento di cui aveva bisogno. Quel momento è stato il primo semestre del governo Monti, in cui la gente aveva capito la gravità della situazione, e i partiti non osavano fiatare, ipnotizzati dall’autorità del Professore.

Ma quel momento, purtroppo (e per me inspiegabilmente), è stato sciupato, o meglio è stato colto solo per somministrarci la solita, la più facile ed antica delle medicine: il salasso fiscale. Ora il tempo è passato, quella consapevolezza non c’è più, e chiunque voglia davvero cambiare l’Italia dovrà prima di tutto ricostituire quella consapevolezza. Un’operazione difficile, perché – su questo la penso come il «conservatore » Nichi Vendola – per cambiare le cose, per portare la gente a sperare e a credere di nuovo nel futuro, non bastano le promesse da marinaio degli imbonitori di destra, di sinistra e di centro, né le tabelle dei loro uffici studi, ma ci vuole un racconto, una meta comune verso cui tendere, un sogno che valga la pena di essere sognato, o forse un ricordo che alimenti quel sogno. Anziché insegnarci a odiare l’avversario, i nostri politici dovrebbero forse riflettere su quel che scriveva Antoine de Saint-Exupéry, l’autore del Piccolo Principe: «Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e profondo ».


Sullo scandalo Mps, e rapporti Mps-Massoneria qui.

Sul Bilancio delle spese del quirinale, qui.

Alfano e Berlusconi: Monti deve dimettersi da senatore a vita, qui.


Letto 1350 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart