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Eco e Zagrebelsky come ai tempi del Barbarossa

8 Febbraio 2013

Su Repubblica leggo (e qui) la notizia che Umberto Eco e Gustavo Zagrebelsky hanno rivolto agli elettori un invito pressante affinché non votino Silvio Berlusconi, e dunque il Pdl.

Sostengono, senza però argomentare, che il “mondo” (ma leggasi l’Europa) è terrorizzato dalla eventualità che il prossimo governo sia guidato dal cavaliere, un vero e proprio populista che manderebbe in rovina non solo l’Italia, ma – si deve presumere – l’intera Eurozona.

Non mi piacciono queste prese di posizione che si appellano ad una fantomatica Europa (o a un fantomatico “mondo”) a cui si vuole attribuire il potere di scegliere i nostri governi. Già ci sono i poteri finanziari a decidere le sorti dei governi mondiali, e quindi anche europei, ma che siano due italiani eminenti a adoperarsi per restringere la possibilità di scelta degli elettori ad una sola parte politica perché così vuole il “mondo”, o meglio l’Europa, è quantomeno deplorevole e scandaloso.

Di quale “mondo” parliamo? Di quale Europa? Se a mostrare avversità per Berlusconi sono in particolare la Germania della Merkel e la Francia di Hollande, cosa fanno i nostri due intellettuali di grido? Obbediscono e riportano il nostro Paese ai tempi delle dominazioni straniere e del Sacro Romano Impero.

Da inorridire. Il voto dell’elettore deve essere libero, così vuole la costituzione, e non subordinato ai voleri di altre potenze straniere. Nemmeno al tempo della Democrazia Cristiana, quando l’Italia era influenzata dagli Usa, si assisteva a campagne elettorali in cui esplicitamente si dichiarava agli elettori che erano gli Usa a non volere che in Italia comandassero i comunisti. Al massimo si arrivava a dire che l’Italia faceva parte del Patto atlantico e che il Pci ne voleva uscire per favorire la politica dell’Urss.

Non solo, dunque, abbiamo assistito al pellegrinaggio di Monti e di Bersani nella capitale del Sacro Romano Impero per rendere omaggio all’imperatrice Angela Merkel, ma ora si ricorre alle trombe degli intellettuali per diffonderne il proclama antiberlusconiano.
Non potendo vincere Berlusconi con le sole libere forze interne dell’elettorato, si fa entrare in scena il nuovo Barbarossa nella speranza che questa volta possa vincere la battaglia di Legnano.

Umberto Eco non è nuovo a questi proclami. Zagrebelsky, uomo di sinistra e magistrato insigne, che dunque conosce la costituzione, non mi pare che nel passato abbia invocato la calata dei barbari sul nostro Paese al fine di condizionare la volontà degli italiani. Ma c’è sempre un inizio.

A Zagrebelsky ho già rimproverato il suo silenzio a riguardo della sentenza scandalosa della consulta, la n. 1/2013, un silenzio che non depone a suo favore, visto che un altro giurista insigne, Franco Cordero, non si è tirato indietro, né prima né dopo, nel criticare l’applicazione che si è fatta nella sentenza dell’art. 271 c.p.p. in favore del capo dello Stato. Così pure Marco Travaglio, che ne scrive anche oggi, qui, accusando giustamente:

Dove sono, di fronte a questo scandalo planetario, i giuristi, i co ­stituzionalisti, gli intellettuali e i politici garan ­tisti? Che fanno l’Ordine forense, le Camere penali e gli altri organismi dell’avvocatura? Perché non parlano? Di chi hanno paura? Anzi no, quest’ultima è una domanda retorica. Lo sappiamo benissimo di chi hanno paura: del nuovo Re Sole.

Non ci sono giustificazioni al silenzio di Zagrebelsky, il quale ha preferito interferire nella campagna elettorale praticamente a nome di potentati stranieri, anziché portare un contributo autorevole alla esecrazione di una sentenza che è stata scritta per servire non la giustizia ma il potere costituito.

Sa nulla Zagrebelsky circa il fatto che la difesa di un imputato ha chiesto di non distruggere i nastri, e di volerli ascoltare a pro del suo assistito, e che questo diritto pare che le sia stato negato? È così che in Italia si tutelano i diritti degli imputati?

Oggi forse – provocando una enorme ferita alla dignità del diritto –  si provvederà alla distruzione dei nastri. E Zagrebelsky – a meno che non mi sia sfuggito un suo intervento al riguardo – ha preferito lavarsene le mani.


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Bart