di Bartolomeo Di Monaco
Ossia: quando il passato, anche millenario, è rimasto simile al presente, dimostrando che nel creato ci sono leggi di governo immodificabili.
Enea finalmente è giunto nel Lazio. Incontra il re che ha nome Latino. Costui ha una figlia, Lavinia (anche nella mia leggenda “Le mura di Lucca”, chiamo la protagonista Lavinia), promessa sposa a Turno, re dei Rutuli. Ma una profezia di suo padre, Fauno, aveva avvertito Latino che da fuori sarebbe arrivato uno straniero (Enea) al quale la figlia era destinata, e dal cui matrimonio sarebbe nata l’illustre discendenza che farà Roma grande nel mondo. Turno, spronato dalla perfida Aletto (“Il suo aspetto è mutevole, terribile in volto, intrecciato di cento serpenti.”, la quale è spinta da Giunone, ostinata nemica dei Troiani), va su tutte le furie. Ed ecco il punto: “Ormai sconvolto, Turno si aggirava per il palazzo in cerca di armi. Follia scellerata per le lame, rabbia, furia, come quando le vampe scoppiettanti riscaldano il ventre di una marmitta bollente e l’acqua per il calore borbotta, gorgoglia, fuma, si solleva tuffandosi oltre i bordi della pentola mentre il vapore aggredisce l’aria.”.