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Fare i conti senza l’oste

28 Agosto 2012

Lo spunto me lo dà un editoriale di stamani di Giovanni Belardinelli, il quale critica senza mezzi termini la nuova legge elettorale in gestazione che non farà altro, a suo dire (ma anche a mio dire) che allargare il baratro tra gli elettori e la politica. In particolare Belardinelli difende il diritto degli elettori di scegliersi il proprio governo, e non aspettare che esso sia deciso dalla politica dopo il voto.

Da circa due mesi sul mio sito appare in alto questa scritta in rosso:

“LA NOSTRA RIVOLUZIONE BIANCA. Se le cose non miglioreranno, nel 2013 non disertiamo le urne. Andiamo tutti a votare scrivendo o incollando sulla scheda una frase come questa:  Tornerò ad esprimere il mio voto quando avrete ridotto le tasse, gli sprechi e quando potrò scegliere premier, maggioranza e programma”.

E ciò perché sono convinto già da un po’ di tempo che i grandi partiti stanno lavorando per tornare alla prima Repubblica che consentiva loro di fare il bello e il cattivo tempo a dispetto della volontà degli elettori, ma perfino a dispetto degli interessi del Paese, visto come siamo combinati oggi con il livello raggiunto dal nostro debito pubblico.

Fabrizio Cicchitto (qui Belardinelli scrive un’altra cosa sensata) giustifica il parziale blocco delle liste in quanto considera che uomini validi abbiano il diritto di poter servire ancora la Nazione.
Belardinelli si domanda a quale criterio ci si debba ispirare   affinché il livello del politico sia considerato “alto”. A chi spetta questo giudizio, aggiungo io, ai cittadini o all’apparato del partito?

Ma aggiungo qualcosa in più: come si può pensare che tra i politici in servizio attivo permanente vi siano personaggi di “alto” valore, quando il nostro parlamento ha dimostrato di non sapersi muovere ed è stato del tutto paralizzato dall’arrivo della crisi che ancora ci sta attanagliando, e ha dovuto subire il diktat di un capo di Stato-monarca, il quale gli ha imposto un governo non scelto dagli elettori, ma in pratica dallo stesso capo di Stato-monarca.

Tutti questi membri del parlamento, vili ed inetti, dovrebbero invece restare a casa. Certo che vi sono eccezioni, ma queste si possono contare si e no nell’ordine di una ventina di deputati e senatori. Troppo poco per autorizzare i partiti a bloccare per una parte la lista dei candidati.
Costoro, se sono bravi, non avranno bisogno di blocco e protezione, ma saranno scelti spontaneamente dagli stessi elettori.

Dunque, ciò che asserisce Cicchitto è fuori da ogni logica e risponde piuttosto alla volontà della politica, attraverso la nuova legge elettorale, di conservare il posto e il potere, ben sapendo che gli elettori desiderano fortemente cambiare pressoché in toto la classe politica.

Lo spettacolo che ci viene offerto è davvero deprimente: una massa di intrecci per sottrarre ai cittadini il loro diritto di scegliere.
Dopo il voto, poi, sarà spianata la strada, con la legge elettorale che si sta preparando, ad ogni possibile e perfino oggi inimmaginabile inciucio, riducendo al silenzio gli elettori.

Chiamare tutto ciò democrazia, e sostenere che un voto siffatto possa ancora considerarsi espressione di democrazia, fa venire il voltastomaco.
Belardinelli ammonisce:

“È accaduto già una volta nella storia italiana che il sistema democratico si sia puramente e semplicemente suicidato. L’avvento al potere di Mussolini non fu infatti il risultato della forza militare delle camicie nere bensì, appunto, degli errori e delle incapacità di tutti gli altri attori politici. Oggi stiamo di nuovo scherzando col fuoco,  poiché la riforma della legge elettorale che si va preparando rischia di spianare la strada a un secondo caso di suicidio della democrazia nel nostro Paese, o a qualcosa di molto simile.”

Parole sante. Ma gli egoismi in gioco non vi baderanno, fino a che – e credo che il tempo sia molto vicino – saranno i cittadini stessi a reclamare i loro diritti con una rivoluzione che io ho chiamato bianca – e mi auguro che lo sia -, ma che potrebbe anche macchiarsi di altri colori.

Occhio, dunque. Stiano attenti i partiti che questa potrebbe essere la loro ultima mossa, la loro ultima prevaricazione.
I cittadini non sono più il popolo bue che i maggiorenti ancora credono che sia, i vari movimenti protestatari che ricevono vasti consensi sono il segnale più vistoso che un tempo nuovo si avvicina e guai a cercare di sbarrargli le porte in faccia.
Più gli si resiste, più s’ingrosserà la valanga che, scardinate le porte, farà piazza pulizia di tutto, perfino di quel poco di valido e di “alto” che pur resisteva al marcio dilagante.


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