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Spatuzza: Fiat lux? No, è un boomerang, e venne il buio

4 Dicembre 2009

“Dio disse sia fatta la luce e la luce fu” (Genesi, 1,3).

Qualcuno dei magistrati stamattina, prima dell’avvio della deposizione, attesa da tutto il mondo, della Sibilla Cumana, ovvero dell’oracolo Gaspare Spatuzza, deve aver immaginato di essere il Padreterno che stava per dare la luce all’intero pianeta, oscurato dal buio dello sterminatore nero, Silvio Berlusconi, il terrore dei sette mari e dei cinque continenti.

Come tempo fa accadde a me di fare un sogno che vedeva Silvio Berlusconi azionare il telecomando della strage di Capaci (qui), così quel magistrato (o quei magistrati, giacché potrebbe essere stato anche un sogno collettivo; tutto è possibile) deve essere stato sorpreso dalla moglie a vagare al buio nella casa provando, anziché a girare l’interruttore, a schioccare (sfregando il medio e il pollice) le dita della mano per illuminare d’un sol colpo tutte le stanze.

La moglie, acceso il piccolo abat-jour, deve avergli domandato, mezza impaurita e mezza sorpresa, che cosa stesse facendo, e lui, girandosi verso di lei, deve averla stupita ancora di più, giacché, oltre ad indossare una candida veste da notte, bianca come le ali di un angelo, aveva una gran barba bianca che gli scendeva fino a metà del petto, una barba posticcia che la moglie nemmeno sapeva che si trovasse in casa, e in testa un parruccone altrettanto bianco, che davano a tutta la figura una parvenza ieratica.

Che ti succede?
E quello non rispondeva.
Ti senti male?
Silenzio.
Ti faccio una camomilla?
Ancora silenzio.
Ma parla, perdio!
Deve essere scattato qualcosa all’udire quel ‘perdio’, perché l’uomo, come un autonoma, si è avvicinato alla moglie, si è chinato su di lei, e le ha sussurrato: Sono il Padreterno.

Oddio, questo è diventato matto!
Fiat lux, dice lui illuminandosi negli occhi. Aveva creduto, infatti, che la luce dell’abat-jour poggiato sul comodino del letto, si fosse acceso allo schioccare di quel medio e di quel pollice divini.
Guardava la luce e si compiaceva, finché la moglie non si alzò, andò in cucina a prendere una pentola d’acqua e, convinta che non ci fosse altro rimedio per risvegliarlo, gliela capovolse in testa.
Torna a dormire, gli disse.

Prima dell’udienza quel magistrato era ancora convinto di aver fatto luce nella sua casa, ed ora l’avrebbe fatta sull’intero pianeta, consegnando alla giustizia l’uomo nero, il seminatore di stragi, cinico e sanguinario.

Non ci crederete, ma oggi è successo proprio questo nell’udienza del processo Dell’Utri tenutasi presso il tribunale di Torino, in cui ha deposto il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, pluriomicida e, udite!, udite!, ormai vicino alla santità (studia teologia, ha dato già sei esami, e – così afferma lui – si è sentito toccato dalla mano di Dio).

L’udienza avrebbe dovuto fare luce su tanti delitti rimasti misteriosi e l’accusa si era accuratamente addestrata nello schioccare le dita.

Ma, come era accaduto la notte, anche questa volta il magistrato ha fatto cilecca.

Temo che quando tornerà a casa, si prenderà un’altra pentolata d’acqua dalle seriche mani della moglie, se dirà che ha fatto luce sulle stragi coinvolgedovi Berlusconi e Dell’Utri.

Se la moglie è stata attaccata al televisore, come ci sono stato io, non farà altro che correre in cucina, riempire la pentola (questa volta curando che l’acqua sia particolarmente fredda) e zacchete, il bis.
Ora vai a letto, amore, e fai tutto un sonno.

Chi ha seguito, come me, l’intera deposizione, rivedendola anche più volte per cercare qualche indizio, ha potuto constatare che nulla, dico nulla, può coinvolgere né Berlusconi né Dell’Utri.

Spatuzza ha avuto la rivelazione del nome di Berlusconi e di Dell’Utri solo il 16 giugno 2009 (per un divino intervento?), mentre nelle precedenti dichiarazioni messe a verbale, a partire da quella del 17 novembre 2008, e poi giù giù a ritroso, ha sempre negato di conoscere i nomi dei mandanti della strage. In una verbalizzazione addirittura sta scritto che non li conosceva, ma che se li avesse conosciuti li avrebbe rivelati.

Il perché la rivelazione divina si sia manifestata solo il 16 giugno 2009 è un mistero che qualcuno dovrà chiarire, perché Spatuzza non lo ha chiarito. Difficile pensare che prima del 19 giugno 2009 non ricordasse due nomi così importanti, Marcello Dell’Utri, ma soprattutto Silvio Berlusconi.

Fini si è affrettato a dichiarare la solidarietà a Berlusconi, spero con sincerità e non con ipocrisia (il fuorionda ironico e denigratorio lascia più di un dubbio), ed ora mi aspetto domani che non ci si metta ad arzigogolare (pur di insinuare e diffamare, soprattutto da parte di certa stampa) su di una deposizione che hanno potuto ascoltare milioni di italiani.

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Spatuzza, mafia e Berlusconi” di Alessandro Sallusti. Qui.

“La deposizione di Spatuzza”. Qui.

“Anche Fini si pente” di Adalberto Signore”. Qui.

“Censis: il modello Berlusconi funziona” di Bruno Costi. Qui.

“Il set giusto e l’attore sbagliato” di Francesco La Licata. Qui.

“Però ora lo sputtanatore è sputtanato” di Renato Farina. Qui.

“Una farsa di quart’ordine, così la giustizia fa fiasco” di Giancarlo Perna. Qui. Da cui estraggo:

“Anni fa (1989), al giudice Giovanni Falcone capitò un fatto identico. Un delinquente pentito – cosiddetto «collaboratore di giustizia » -, Giuseppe Pellegriti, disse di avere saputo da un boss, Nitto Santapaola, che l’andreottiano Salvo Lima era implicato nell’omicidio di due avversari politici, Piersanti Mattarella e Pio La Torre. Sul relata refero, Falcone indagò in silenzio, senza fare trapelare nulla. Ripeto: nel più assoluto riserbo. Alla fine, scoprì che era una trappola per infangare Andreotti e incriminò Pellegriti per calunnia. Fece cioè l’opposto delle toghe che oggi maneggiano Spatuzza. Prima di mettere alla gogna il politico romano, quel giudice volle vederci chiaro. Evitò di spargere veleni, salvò l’onore dell’incolpevole senza sottoporlo a ingiusti patimenti e presentò il conto allo Spatuzza di turno. Evidentemente, nei vent’anni trascorsi da allora, lo stampo dei Falcone è finito al macero.”

E ancora:
“Tra i delusi, Gianfranco Fini. Nei giorni scorsi aveva definito le rivelazioni spatuzzesche una «bomba atomica ». Dopo averle sentite con le proprie orecchie ha ripiegato su un banale cliché: «Senza riscontri puntuali le accuse sono soltanto parole ». Un genio. Il resto lo hanno fatto i commenti dei giornali: tutti – salvo i soliti di fede dipietresca – sconcertati e perplessi.
In conclusione: un palpabile buco nell’acqua e un gran bella lezione.”

Ancora sul processo. Qui.

“Spatuzza sbaglia anche senatore” di Gian Marco Chiocci. Qui.

Spatuzza parlò con Graviano prima di pentirsi. Qui.

“Quei Pm a caccia della credibilità perduta” di Alfredo Mantovano. Qui.


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18 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 4 Dicembre 2009 @ 21:41

    Niente li ferma i carnefici, nemmeno il ridicolo.

    Stanno già arzigogolando su La 7_Niente di personale.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 4 Dicembre 2009 @ 21:50

    Possono  arzigogolare ciò che gli pare, io ho udito in diretta, nessuno mi può raccontar balle.

  3. Commento by Ambra Biagioni — 4 Dicembre 2009 @ 22:05

    Bart, posto qui il link di questo articolo, ma ti prego di piazzarlo meglio tu.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 4 Dicembre 2009 @ 22:14

    Fatto e letto l’articolo.
    Per mettere un link, Ambra, è sufficiente (lo dico anche per gli altri) annerire la parola interessata al link, poi cliccare sull’anello della catena (un 8 orizzontale, la terz’ultima icona), si apre una finestra e in alto a destra si inserisce l’url e si dà l’ok.
    Spero di essere stato comprensibile.

  5. Commento by Ambra Biagioni — 4 Dicembre 2009 @ 22:23

    Dunque per mettere questo link basta far così ?

  6. Commento by Ambra Biagioni — 4 Dicembre 2009 @ 22:27

    Ecco che ho fatto un errore.

    Se anche questa prova andrà fallita, cancella l‘ingombro

  7. Commento by Ambra Biagioni — 4 Dicembre 2009 @ 23:13

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 4 Dicembre 2009 @ 23:58

    Come vedi, sono andate bene tutt’e due. Brava.

    Ti consiglio di dare anche l’indicazione del titolo dell’articolo, o del suo contenuto, così da informare il lettore.

    Per esempio, prima del link su l’ingombro dovresti scrivere: Quanto costano i pentiti. O addirittura potresti limitarti a linkare l’intera frase, così:

    Quanto costano i pentiti

  9. Commento by Ambra Biagioni — 5 Dicembre 2009 @ 10:09

    Spatuzza, lapsus, errori, dimenticanze…Tutti i buchi neri del killer pentito.

  10. Commento by Ambra Biagioni — 5 Dicembre 2009 @ 13:18

    Spatuzza, Ciancimino jr.: ecco le bufale che mettono in ridicolo di fronte al Mondo il nostro Sistema Giudiziario ed il nostro Stato di Diritto

  11. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 5 Dicembre 2009 @ 14:45

    Interessanti molto, i tuoi link, Ambra. Ampliano e approfondiscono il contenuto del blog grazie al contributo di altri autori.
    Ti ringrazio e ti ringrazio din d’ora anche per gli ulteriori contributi che darai sia con interventi diretti sia con questi preziosi e complementari link.

  12. Commento by Ambra Biagioni — 5 Dicembre 2009 @ 22:08

    Bellina la vignetta di Vincino dal Foglio

  13. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 5 Dicembre 2009 @ 22:38

    Quella vignetta ha fatto centro. Vale un trattato di politica.

  14. Commento by Ambra Biagioni — 7 Dicembre 2009 @ 18:32

    Quest’articolo di Mellini a conforto delle tesi qui esposte

    Il pentito, il boss e i quaquaraqua’

  15. Commento by Ambra Biagioni — 8 Dicembre 2009 @ 21:08

    Articolo sull’opinione di un Giudice a proposito dei pentiti.

  16. Commento by Ambra Biagioni — 10 Dicembre 2009 @ 13:22

    Notizia correlata.

  17. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 10 Dicembre 2009 @ 14:37

    C’è da aspettarselo, Ambra. E’ questione di attendere domani.

  18. Commento by Ambra Biagioni — 13 Dicembre 2009 @ 11:46

    La storia non è finita. Di oggi su Libero.

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