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Finalmente anche Galli Della Loggia si accorge di Fini

20 Ottobre 2010

Che dopo Berlusconi il Pdl, allo stato attuale, abbia prospettive nere non è difficile da prevedersi. Ancora manca un successore degno di tal nome. La leadership non si esercita se non la si possiede nel dna. Ci vogliono persone non compromesse e dalla fedina morale candida come quella di un angelo. Ma che non sia fesso, tuttavia, bensì astuto e agguerrito, pronto a combattere contro un avversario bravo nel tendere tranelli e nel fabbricare menzogne.

Lo abbiamo visto qualche giorno fa con il servizio di Report sulla villa di Antigua fatta passare come il centro di chi sa quali traffici illeciti manipolati dal solito Silvio Berlusconi.
D’Alema addirittura ha subito colto la mistificazione per chiedere le dimissioni del premier. Se non che, per le risposte rapide e incontrovertibili ricevute dai diretti interessati (non erano trascorse nemmeno 24 ore dal servizio), D’Alema si è reso ridicolo. Poiché ha chiesto le dimissioni del premier per un’operazione regolarissima, e non le ha chieste per Fini, coinvolto in uno scandalo dai contorni, qui sì, molto ma molto opachi.

Dunque, gentile D’Alema, si affretti ad essere coerente. Altrimenti anche lei ha la faccia di bronzo come Fini, che promise di dimettersi se il cognato fosse stato il compratore della casa di Montecarlo, ed ora pare esserselo scordato.

Intanto registriamo il rimprovero-verità mosso nel suo editoriale del 18 ottobre da Ernesto Galli Della Loggia a Fini, senza mezze parole.
Per chi non lo avesse letto, lo troverà qui. Estraggo la parte conclusiva:

“Ma c’è Fini, si dice: perché non potrebbe essere Fini a portare a termine l’opera iniziata da Berlusconi? Fare profezie è vano, ma mi sembra assai difficile che lo sdoganamento ideologico-politico della destra italiana, la creazione finalmente di un suo vero partito, possano avvenire per opera di chi è stato l’ultimo segretario del partito neofascista, di chi per anni e anni si è nutrito di quegli ideali, lo ha diretto con quei metodi, con quello stile. Neppure agli ex comunisti è riuscita in modo indolore e in tempi brevi un’operazione di sdoganamento e di rifondazione che in fondo presentava da tanti punti di vista ben minori problemi; figuriamoci se può riuscire a un personaggio come Fini, che ancora non moltissimi anni fa sosteneva che Mussolini era «il più grande statista del Novecento ». A me pare che in realtà, Finiâ—come D’Alema, come Casini, come Rutelli, come Bersani, come Fioroni, come tutta una classe politicaâ— appaia ancora e sempre immerso per intero nel vecchio scenario della morente prima Repubblica, nella sua paralizzata e paralizzante inconcludenza. Da chi come Fini ha come primo obbligo quello di mostrarsi sempre e comunque fedele osservante delle polverose regole della democrazia italiana, dei suoi tic e dei suoi tabù, è difficile attendersi rotture e novità di qualsiasi tipo.
Sembra proprio, dunque, che dobbiamo rassegnarci: il berlusconismo è l’unica benché fangosa novità politica toccata in sorte all’Italia in questi anni. Per il dopo siamo ancora in attesa.”

E qui la risposta di Fini, ovviamente tutto fumo e niente arrosto, e la controreplica dell’editorialista, di cui riporto:

“Quanto a ciò che è «nuovo » e ciò che è «vecchio »: certo, se per esempio il presidente della Camera avesse continuato a predicare la necessità del presidenzialismo con la forza e l’insistenza con cui l’ha fatto per tanto tempo, a nessuno oggi verrebbe in mente di collocarlo tra i custodi delle regole, dei tic e dei tabù della prima Repubblica.
Ma non mi pare proprio che l’abbia fatto o che lo stia facendo. All’opposto, gli ammonimenti di inamidato buonismo e i precetti politicamente corretti che va dispensando regolarmente lo stanno rendendo degno – se lo lasci dire – del miglior Scalfaro d’annata.”

Che è una bella randellata sulla testa di Fini.

Ho piacere che qualcuno cominci ad accorgersi delle contraddizioni del presidente della Camera e gli sottragga tutta quell’aurea di santo di cui la sinistra ha voluto coronarlo.
Ora mi aspetto da Galli Della Loggia un passo in più, ossia che chieda, pure lui, le dimissioni   del presidente della Camera proprio per essere in contraddizione con la sua predicazione sulla legalità, sulla moralità e sulla trasparenza. Non solo, ma gli faccia capire che un presidente della Camera non può fare il capopopolo come sta facendo lui, mettendo a sacco le Istituzioni.

Non lo fa Napolitano, a cui toccherebbe. Che lo faccia Ernesto Galli Della Loggia. Gliene saremmo grati. Per il bene dell’Italia.

P.S. A scanso di equivoci (visto ieri il consenso dei finiani al Lodo Alfano retroattivo), Fini deve dimettersi per indegnità (scandalo di Montecarlo e raccomandazioni Rai) e per incompatibilità (carica istituzionale super partes e suo ruolo attivo come capo partito) a prescindere dal suo consenso al governo. Potrebbe, ossia, far votare il Fli a favore di tutti i provvedimenti che il governo adotterà, ma egli non può più ricoprire la carica di presidente della Camera.

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“Ecco la verità sulla villa di Antigua” di Stefano Zurlo. Qui.

Villa di Antigua ed altro. Rassegna stampa del 20 ottobre 2010. Qui.


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