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Fini non può che andare a sinistra

18 Dicembre 2010

Fini ha dimostrato di essere un pericolo. Per le Istituzioni, ovviamente. E forse anche per la fondazione di An, stando alla svendita della casa di Montecarlo finita al cognato. E forse anche per il tentativo di utilizzare un’auto fatta acquistare per sé dalla stessa fondazione nella primavera scorsa.

Ma tutto questo è nulla a confronto del modo del tutto osceno in cui Fini ha ricoperto e sta ricoprendo la sua carica istituzionale. Ne ho scritto così tante volte che mi manca la voglia di tornarci sopra. Come tante volte ho scritto del silenzio colpevole di Napolitano.

Il quale poteva anche accampare fino a qualche giorno fa di non essersi accorto di nulla. Ma non può certo farlo ora dopo che ha ricevuto la lettera del ministro Bondi in cui quest’ultimo accusa Fini di imbastire nelle sue stanze di Montecitorio la trama per assicurarsi un esito positivo della mozione di sfiducia pendente a carico dello stesso ministro. Una lettera a cui Napolitano ha fatto rispondere dai propri segretari dicendo che l’argomento non lo riguarda. Con tutto ciò, se non se ne fosse ancora accorto, ora sa comunque che uso Fini fa della carica che ricopre. Può continuare a tacere? Non può.

Come ho già scritto, il settennato di Napolitano verrà marcato negativamente da questo silenzio. Quando si scriverà che Fini ha stracciato le regole, sempre osservate dai suoi predecessori, relative agli obblighi super partes della sua carica, e lo si annoterà in negativo, uno storico serio non potrà non collegare a questo affronto costituzionale la tolleranza e il silenzio di Napolitano. Qualche volta mi sono perfino spinto a dare un nome a tutto ciò: connivenza. Ieri perfino il Foglio tira le orecchie a Napolitano, chiedendo le dimissioni di Fini.

Ma ancora più pericoloso è il disegno politico che ha portato Fini a fare strame delle regole e a mostrarsi, come tutti gli italiani hanno potuto scoprire, un voltagabbana e un traditore.
Il tradimento di Fini, infatti, non sta soltanto nell’essersi contrapposto a Berlusconi, aggiungendosi ai tanti altri. Ma nel perpetrare con ciò un disegno estremamente pericoloso per il nostro Paese.

Quello in corso, infatti, non è solo un tentativo di tornare alla prima Repubblica. Il fiume eversivo che corre sotto la superficie non è neppure il ritorno del potere alla partitocrazia a danno degli elettori. Il fiume carsico, quello che ci deve allarmare, è il tentativo in atto di congiunzione tra due visioni autoritarie dello Stato.

Il sostegno in particolare di D’Alema nei confronti di Fini era ed è ancora rivolto a questo fine. Se Fini avesse prevalso nello scontro, sarebbe stato una formidabile punta di diamante per sgretolare la resistenza a questo progetto frapposta dal Pdl e dalla Lega Nord.

Il percorso successivo avrebbe visto un affiatamento fra la componente dalemiana e il nuovo centrodestra di Fini.
La saldatura tra due concezioni assolutiste circa il modo di governare una società sarebbe stata assai peggiore di quella che sperimentammo al tempo del compromesso storico.

La capacità politica di D’Alema di ordire tessiture in grado di presentarsi come il meglio della democrazia, mentre non lo sono, è arcinota. E nota è diventata anche la mentalità da monarca assoluto di Fini che come tale, secondo le numerose testimonianze emerse in questi mesi, ha retto la sua segreteria in An e prima nel Msi.
Due ideologie affini, dunque, che stanno tentando di mettersi insieme per governare il Paese.

Sennonché Fini è uscito (spero per sempre) con le ossa rotte dallo scontro con il Pdl e con la Lega Nord.
La sconfitta brucia. Anziché protagonista di un nuovo compromesso, Fini si è visto piombare tra capo e collo il rischio di scomparire dalla scena. Ma uscire dalla scena politica significa per il presidente della Camera perdere tutto, ridursi a uomo qualunque. Un destino per lui, così ambizioso, umiliante.

La nascita repentina del Terzo Polo è un salvagente che Casini ha voluto gettare ad uno sconfitto che potrebbe tornargli utile nel suo percorso teso a porsi come interlocutore privilegiato dei due schieramenti maggiori, il Pdl e il Pd. Non vi è dubbio che la consistenza parlamentare del Terzo Polo giova più a Casini (che ne è il leader naturale) che agli altri fondatori. Gli consente, infatti, di negoziare con l’uno e con l’altro da una posizione di maggiore forza.

La chiesa ha già avvertito Casini del pericolo di questa alleanza. Casini finge sicurezza sperando di poter sfruttare al più presto questa sua più ampia, ma traballante, leadership. Tuttavia non credo che non abbia presente il rischio che sta correndo.
Infatti, Fini continuerà a farsi forza con il suo originario disegno anche dalla posizione in cui è stato ridotto dallo scontro del 14 dicembre.

Non è a caso che D’Alema sta battendosi dentro il Pd perché si rivolga attenzione a questa nuova realtà, in cui il suo punto di contatto e di riferimento non sarebbe tanto Casini quanto Fini.

Naturalmente si tratta ormai di un obiettivo a scartamento ridotto. Una cosa sarebbe stato avere l’alleato Fini come leader di un centrodestra antagonista senza Berlusconi, un conto è avere Fini dalla stessa parte dell’opposizione e non più cavallo di Troia dentro la maggioranza.

Non c’è dubbio che Fini ha deluso le aspettative di D’Alema, ma non le ha sopite. D’Alema ha davanti a sé un Berlusconi ancora forte, e non avendo potuto celebrare la battaglia finale da posizioni di forza con un Fini leader della parte avversa, si trova costretto a proseguire lo scontro contro Berlusconi avendo a fianco l’alleato Fini diventato molto debole. Ma Fini resta l’unica carta che D’Alema può ancora giocare. Quindi una carta che deve cercare di valorizzare politicamente all’interno del Terzo Polo. Da D’Alema, dunque, Fini trae la sua forza dentro il Terzo Polo, ma a condizione di agire per portare il Terzo Polo nell’alveo dalemiano.

La battaglia finale quindi è solo rimandata. Ora assisteremo alla riorganizzazione della parte sconfitta, ossia del Pd e di Fini. I quali si muoveranno nella stessa direzione per cercare di conseguire domani ciò che non hanno potuto conseguire il 14 dicembre.

Non so se i finiani, così proni davanti a Fini, si siano resi conto di questa deriva che li attende. E Casini, se ancora non se n’è reso conto, presto dovrà farci i conti.

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Abboccamenti, dunque. Che però sanno anche di pretattica. È vero, infatti, che il leader centrista deve fare i conti con il Vaticano – tanto che in questi ultimi giorni ha dovuto ripetutamente tranquillizzare le gerarchie ecclesiastiche assicurando che «ormai Fini è morto » e «nella nuova formazione conto solo io »”

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4 Comments

  1. Commento by Ponza — 18 Dicembre 2010 @ 09:03

    Temi Fini?

    Non bisogna fare come hanno fatto sempre gli altri con Berlusconi.

    Misuriamoci sui contenuti e sulle proposte politiche e basta con il tifo da stadio!

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 18 Dicembre 2010 @ 09:28

    Non temo Fini, come appare dall’articolo chiaramente. Temo il progetto D’Alema-Fini, che è ben altra cosa.

  3. Commento by Ponza — 18 Dicembre 2010 @ 14:29

    mi scusi ma io in tutti questi articoli vedo solo “politichese”. possibile che si debba sempre vedere l’agguato e il complotto su tutto? Il comportamento di Fini è stato spregevole ma non posso dargli torto quando dice che il 10 anni di governo le potiliche di destra non sono mai state fatte. Si è parlato sempre di Tatcher ma non si è visro nulla.

    Purtroppo credo che se Fini comincerà a portare avanti un programma di destra (privatizzazioni, niente municipalezzate, lotta a corruzione ed evasione, tasse più basse e servizi a pagamento) allora gli arriveranno anche i voti e molti.

    Mi scusi ma se non riconosciamo anche i nostri errori dubito che avremo un gran futuro.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 18 Dicembre 2010 @ 15:19

    Fini è solo un gran chiacchierone. Lo vedrà anche in futuro.

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