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Fini novello Frankenstein e in più la Gabanelli

17 Ottobre 2010

Sdoganato da Berlusconi, che gli ha tolto le bende in cui era stato avvolto dal famoso arco costituzionale, Fini si è liberato e ha voluto affrancarsi dal suo liberatore. Oggi, nonostante le sue ipocrisie, gli è decisamente contro. Vorrebbe farlo fuori.

Lo tiene per la gola con la promessa di costruirgli una specie di immunità parlamentare e rimanda la decisione di settimana in settimana per guadagnare tempo e organizzarsi.

Con questa tattica, i danni provocati a Berlusconi sono già rilevanti. Oggi il Pdl fa impressione. Gli elettori non credono più che il suo leader sia così forte come pensavano. Aspettavano dopo il 29 luglio, o almeno dopo il discorso di Mirabello del 5 settembre, una reazione dura. Dire che sono rimasti delusi, è dire poco. Ieri anche i suoi maggiori sostenitori, Feltri, Belpietro, Sechi, ne hanno sottolineato i colpevoli ritardi.

Ci vorrebbe che Berlusconi tornasse ad essere quello in cui i suoi elettori hanno creduto. Un uomo deciso, pronto a combattere, astuto nel riconoscere le trappole costruite non solo dall’opposizione, ma anche da alcune colombe che lo circondano.
Non so se questo potrà più avvenire. I due mesi trascorsi dal 29 luglio erano fondamentali e Berlusconi li ha lasciati scorrere tenendo le braccia alzate. Ci vuole un colpo di schiena. Vedremo se ne sarà capace.

Oggi è importante per un cittadino osservare e mettere in guardia il Paese dai pericoli che può rappresentare un partito guidato da Gianfranco Fini.
Mi si dirà: ma Fini ha già guidato due partiti, il Msi e An; dunque lo conosciamo bene. No, il Fini di cui stiamo parlando è il Fini che, vistosi liberato dalle bende, ora è uscito allo scoperto, come Frankenstein. Tutti i rimasugli che lo hanno formato sono stati rivitalizzati da un potere, quello della terza carica dello Stato, che lo ha drogato e lo ha eccitato nelle sue manie di grandezza.
Fini sta costruendo dietro di sé, come ho già scritto, un esercito di zombi, affamati di poltrone e spietati voltagabbana. Una specie di esercito di lanzichenecchi al servizio di chi paga di più e meglio.

Berlusconi deve reagire per il bene del Paese. Non si può lasciarlo nelle mani di un’ammucchiata i cui segni distintivi sono la pratica della menzogna, dell’ambiguità, della doppiezza, del giustizialismo, oltre che l’incapacità a governare.
Deve capire che più tempo passa più gli zombi sono destinati a moltiplicarsi.

Il tema della giustizia è il punto cruciale di non ritorno. Anziché rinviarne continuamente la discussione perché la Bongiorno e Ghedini non si sono ancora trovati d’accordo su di un testo accettabile, Berlusconi deve rendersi conto una volta per tutte che Fini ha dato a tutti i suoi l’ordine di guadagnare tempo. Il tempo lavora a pro di Fini. E se lavora a pro di Fini, significa che Berlusconi non deve assolutamente dargliene. Ciò che sta succedendo dovrebbe aiutarlo a capire che gliene ha già dato anche troppo. Dunque, siccome l’accordo non sarà mai possibile, non indugi e rompa con l’esercito degli zombi. Torni davanti al corpo elettorale. Ora può farlo perché ha la maggioranza in Senato. Ma per quanto tempo ancora? Perderà presto anche quella, se continuerà ad essere indeciso. E a quel punto non gli daranno più la possibilità di chiedere aiuto ai suoi elettori, li terranno lontani, ad assistere impassibili allo scempio della volontà popolare.

Quando ci si trova, come oggi, a intraprendere una battaglia epocale di cambiamento, o si vince o si perde. Non ci si può più tirare indietro. Si deve solo combattere.

Ed ora una piccola annotazione sulle società off-shore che sembrano avere come protagonista Silvio Berlusconi. La Gabanelli, autrice dell’inchiesta, commenta, come si legge qui:

«Da questa estate la stampa italiana indaga sull’opacità della proprietà di un appartamento di 55 metri quadrati a Montecarlo, perché coinvolge una figura istituzionale e quindi giustamente è richiesta trasparenza ». Ma la trasparenza, lascia intendere, deve essere a 360 gradi. Ed ecco la conclusione: «Rimane aperta la domanda: i 22 milioni di euro portati dal nostro premier ad Antigua corrispondono al reale valore di mercato di ciò che ha acquistato? E a chi li ha versati e chi è il proprietario di mezza isola? Un imprenditore catanese? Lui medesimo? Un’opacità che il presidente del Consiglio avrebbe il dovere di dissipare ».

La Gabanelli dimentica che l’unico punto in comune tra il caso Fini e il presunto caso Berlusconi è l’essersi affidati entrambi a società off-shore. Un peccato che coinvolge tutti i paperoni del nostro Paese, come ho già scritto.
Le differenze invece sono notevoli.

1 – Fini ha venduto un bene non suo, ma appartenente al suo partito, del quale non aveva la disponibilità se non per la “buona causa di An”.
2 – Fini ha svenduto il bene per una cifra irrisoria e molto al di sotto del suo valore di mercato. La magistratura sta indagando su un’ipotesi di truffa aggravata.
3 – Fini ha nascosto l’operazione attraverso società off-shore perché non si sapesse che quell’alloggio di An finiva nella disponibilità del cognato.

Se la Gabanelli non vede le differenze, se ne torni a casa e non ci venda altro fumo. Ce ne abbiamo già troppo intorno a noi.

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Sul servizio della Gabanelli. Qui. Da cui estraggo:

“Come risulta dagli atti – spiega ancora Ghedini- il presidente Berlusconi ha regolarmente acquistato un terreno in Antigua pagandolo con regolare bonifico e indicandolo nella denuncia dei redditi. Negli anni successivi, con regolari fatture, assistite da stati di avanzamento lavori, bolle di accompagnamento e consegne nonché perizie, sono stati pagati i lavori di costruzioni e arredo con altrettanto regolari bonifici da banca italiana a banca italiana. Tale denaro è stato quindi versato in Italia alla società costruttrice dell’immobile.
Come già detto in un precedente comunicato, tutta la documentazione è a disposizione per qualsiasi controllo in assoluta trasparenza. L’immobile – prosegue il legale – è attualmente e regolarmente intestato al presidente Berlusconi e non già a fantomatiche società offshore e non vi è nessuna indagine né in merito ai trasferimenti di denaro e né in merito all’immobile. E’ evidente quindi la strumentalità delle ricostruzioni offerte che saranno perseguite nelle sedi opportune. Sarebbe davvero grave se la Rai mandasse in onda un programma con notizie così insussistenti e diffamatorie e senza alcun contraddittorio”.


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Bart