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Gli elettori vogliono decidere

6 Aprile 2012

Marcello Sorgi è un editorialista che leggo sempre volentieri, come altri del resto, qualche volta condividendone le idee, altre volte contestandole oppure meravigliandomene.
Quest’ultimo è il caso di stamane, leggendo il suo articolo su La Stampa intitolato: “Gli scandali avvicinano Pd e Pdl”.

La sua tesi è in sintesi questa: con la crisi della Lega Nord e la resistenza di Vendola al tipo di riforma del mercato del lavoro che si sta profilando, la soluzione migliore da adottare per il 2013 è quella di una grande coalizione Pd-Pdl, la quale da sola supererebbe il 50% dei voti in parlamento. Il sistema potrebbe essere proporzionale e i governi si farebbero dopo il voto.

Mi domando se Sorgi sia informato su come la pensa la stragrande maggioranza degli elettori.
Proprio l’altra sera a Porta a Porta, Renato Mannheimer e altre importanti agenzie di sondaggio mostravano i risultati di una loro fresca indagine dalla quale risultava che oltre il 60% degli elettori, e in qualche sondaggio si superava il 70%, desiderano decidere con il voto sia il premier che il governo.

Sono sondaggi, è vero, ma anche un bambino capirebbe che l’elettore non ha alcuna intenzione di tornare ad essere come nella prima repubblica il bue destinato alla mattanza, nonostante la costituzione gli abbia assegnato la corona di una sovranità democratica che nessuno ha il diritto di dileggiare.
Questa sovranità l’elettore non desidera più delegarla a chicchessia, almeno negli aspetti suoi più importanti come quelli della governabilità e degli obiettivi programmatici.

Non ci crede Sorgi? Allora incarichi il suo giornale di farli per conto proprio e sono sicuro che i risultato sarà il medesimo che abbiamo ascoltato e visto a Porta a Porta.
Perché dunque scrivere articoli come questo? Perché andare contro gli elettori?
Già lo fanno i partiti che stanno studiando una leggere elettorale che li riporti ai poteri e ai fasti (per loro) della prima repubblica.

Scrive sull’Occidentale di oggi Maurizio Griffo:

“Nel nostro caso, però, il ritorno alla proporzionale significa una cosa sola: recidere il legame tra voto degli elettori e governo. Per la classe politica italiana, il nostro paese non deve essere una democrazia immediata dove è l’elettore che decide chi dovrà governare per tutta la legislatura, ma una democrazia mediata, dove sono i partiti (spesso sigle effimere) che decidono la durata dei governi. Se le cose stanno così, parlare di ritorno alla prima repubblica significa essere troppo ottimisti, quello che ci attende è il ritorno di uno zombie.”

Mentre gli elettori devono attrezzarsi a combattere   contro una tale tendenza che li esproprierebbe, invece che cosa accade, dunque? Che un giornalista attento e autorevole come Sorgi, che dovrebbe in qualche modo aiutarli a difendersi da questi attacchi, nulla fa per convincere i partiti che la strada da loro intrapresa è il rinnegamento di un processo democratico che ha dovuto faticare molti anni per emergere.

I cittadini stentano a farsi ascoltare direttamente. Se scendessero in piazza (uno, due, tre milioni?) resterebbero pur sempre una fortissima minoranza tra gli scontenti, e verrebbero ignorati dalla politica. Potrebbero azzardare quella che io ho chiamato “la rivoluzione bianca” (qui e qui), che non sarebbe affatto, se raggiungesse ad esempio un’adesione di una decina di milioni di elettori, una resa alla sinistra (la politica dovrebbe fare i conti con una manifestazione di protesta di questo tipo espressa direttamente e uniformemente sulla scheda elettorale, fatto che avrebbe una eco mondiale), ma è chiaro che l’aiuto dei media, almeno di quelli che credono sul serio nel diritto dei cittadini a esprimere quanto più direttamente possibile la loro volontà, non sarebbe fattore secondario al loro successo.

Scrive stamani Mario Sechi:

“A breve le elezioni amministrative daranno un’altra scossa, quella che annuncia il terremoto del 2013”.

È anche questa una delle ragioni per muoversi, per non rinunciare   a far sentire la propria voce, per non essere dei semplici elettori eternamente supini, spaventati e in attesa.

www.i-miei-libri.it

Altri articoli

Vittorio Feltri sulle dimissioni di Bossi. Qui.


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Bart