“I quarantanove racconti”
Quanto Ungaretti innovò nella poesia, tanto fece Hemingway nella prosa. E proprio in questa raccolta di racconti abbiamo la prova di quanto si afferma. Facciamo i conti con uno stile estremamente ridotto all’essenziale, con dialoghi finalmente naturali ed efficaci, e si ha la immediata visibilità di ciò che l’autore ci descrive, sia esso una paesaggio o un’azione, o un personaggio o anche un sentimento. Tutti i racconti si leggono d’un fiato e ci avvincono. Quelli dedicati al mondo della corrida sono densi di umore e di colori: tra essi segnalo “L’invitto”, e non si dimentichi di gustare il famoso “Le nevi del Kilimangiaro”. Vi si leggono frasi come (nella traduzione di Giuseppe Trevisani): “la mancanza di lavoro ammazza.”; “quando non c’entrano più gli affetti si comincia ad attribuire al denaro un valore molto maggiore.”