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I brutti regali di Napolitano e di Monti

16 Maggio 2012

Vi meravigliereste se vi dicessi che è già arrivato il tempo di avanzare le prime riflessioni sulla diarchia che ci sta governando e in cui siamo stati precipitati dall’insipienza dei nostri partiti e dal protagonismo, che avrebbe dovuto esercitarsi entro precisi limiti costituzionali, abbondantemente superati, del capo dello Stato.

Ciò che sta accadendo in Europa conferma la tesi di coloro, tra i quali il sottoscritto, secondo i quali la malattia che grava sui Paesi più deboli, tra cui l’Italia, deve trovare la sua medicina in una concertazione più ampia, in cui siano coinvolti con ruoli decisivi la Bce e il parlamento europeo.

La crisi era servita a far affiorare e a misurare lo stato febbrile di alcuni Paesi, tra cui l’Italia, e a metterne in rilievo il virus che ne allontana la guarigione (da noi, il fortissimo debito pubblico, nostro tallone d’Achille preso di mira dalla speculazione), ma la soluzione di essa doveva essere ricercata in decisioni ben più ampie di quelle che ogni Paese avrebbe potuto intraprendere da solo.

Il governo Berlusconi aveva detto e ridetto queste cose ben prima di coloro che le sostengono oggi, ma siccome esse turbavano la Germaniae i suoi interessi, si è pensato bene di sbatterlo fuori della porta e di mettersi subito  a disposizione dei tedeschi e della sua Cancelliera, facendoci suggerire l’uomo della provvidenza e i suoi “compiti a casa”.

Ieri abbiamo vissuto una giornata nerissima, e questa ha dimostrato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che la crisi non nasce in Italia e non si risolve in Italia. Monti finalmente se ne sta rendendo conto, e sta facendo qualche passo indietro, pur non volendo ancora riconoscere gli sbagli che ha commesso imboccando la direzione sbagliata.

Ma è Hollande, e non Monti (che dunque viene considerato più come uno stimato ragioniere piuttosto che un vero premier in grado di ispirare una direzione di marcia), che forse riuscirà ad ottenere dalla Germania qualche significativo impegno per la crescita. Nel ruolo di premier dell’Italia, Monti continua a contare, ossia, come il due di briscola. In questo, perciò, nulla è cambiato dal tempo di Berlusconi. Mancano, è vero, le risatine dei nostri partners, ma ciò dipende semplicemente dal fatto che essi si trovano davanti un premier che ha l’apparenza di uno che non si deve essere divertito nemmeno da ragazzo.

Perfino la riforma delle pensioni fatta in tutta fretta allo scopo di ingraziarsi la Germania, è stata, a mio avviso, mal architettata. Il nostro sistema pensionistico da privilegiato qual era, è diventato tra i peggiori nel mondo e il peggiore in Europa. Tutta un’altra cosa la riforma Sacconi che aveva una sua misura meno traumatica e già era stata apprezzata sia dai sindacati che dalla governance europea. Monti ha voluto strafare, invece, allo scopo di entrare nei favori della Lady teutonica. Ma quando si eccede, si sbaglia sempre.

Dunque vediamoli i brutti regali che la diarchia Napolitano-Monti ha donato agli italiani.

1 – La sospensione della democrazia, mandando a casa un governo eletto dai cittadini e sostituendolo con un governo del Presidente.

2- La sottomissione di fatto del parlamento alla diarchia, con continui ammonimenti del capo dello Stato espressi in forme non autorizzate dalla Costituzione, la quale prevede che il capo dello Stato possa rivolgersi al parlamento soltanto tramite una apposita lettera. Dunque non con pseudo comizi e non con dichiarazioni alla stampa o articoli di giornale.

3 – Una tassazione che non ha precedenti e si assesta intorno al 50%, facendo dell’Italia un Paese con scarsa propensione non solo al risparmio ma anche al consumo. Un Paese, dunque, soffocato, e diventato arido come il deserto.

4 – La illusione di poter innestare la crescita in una economia desertificata.

5 – La ribellione estremamente pericolosa dei cittadini che stanno rifiutando la politica tout court a causa di questi errori.

6 – Il risorgere del terrorismo che, da sempre, trova il suo brodo di coltura nelle situazioni di crisi generate dalla inefficienza e dalla miopia della politica.

Meraviglia che, alla presenza di questi risultati estremamente negativi e allarmanti, ci sia ancora qualcuno che crede che sospendendo la democrazia e lasciando ai tecnici la guida di una Nazione, si possa far meglio di un governo eletto dal popolo.
Quando si sospende la democrazia, ci si avvia sempre al fallimento. Anzi, la democrazia si prende sempre la sua rivincita, e quest’ultima, come dimostra la storia, e in specie la nostra storia, non è mai gradevole.
Una tale biasimevole ed anomala diarchia deve essere, perciò,  interrotta,  e al più presto.


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3 Comments

  1. Commento by Pietro — 17 Maggio 2012 @ 17:08

    Ma ci si poteva aspettare qualcosa di diverso da parte di un ex guidatore
    di T-34/54 e di un cameriere del bilderberg?  
    Io ce l’ho anche e soprattutto con quei servi delle lobbies (ma  sarebbe meglio chiamarle col loro vero nome: mafie) che hanno creato questa situazione, berlusca incluso, che quando ha visto la mala parata ci ha gettato in bocca ai lupi e si è defilato.
    Ben venga l’uscita dall’euro e dall’europa non più mercato unico ma  grande fratello!
    Potremmo ritrovare un poco di sovranità e tentare di uscire davvero dalla crisi.
    Così c’è solo l’attesa della fine.    

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 17 Maggio 2012 @ 20:04

    Pietro, io sono favorevole all’Europa unita, ma non a questa Europa sgangherata.
    Mi dispiace che tutto questo ambaradan sia successo ora e non al tempo di Kohl. Credo che Kohl si sarebbe dimostrato più attento, più solidale, più lungimirante.  
    Comunque a mio avviso ci si deve battere perché la Germania muti i suoi atteggiamenti egoistici.  

  3. Commento by Pietro — 17 Maggio 2012 @ 22:22

    Tanto varrebbe cercare di persuadere un gatto che i topi non vanno
    mangiati ma accarezzati, mein herr.
    Circa Kohl ne ho sentite delle belle da parte di dei luterani locali ma non entro
    nel dettaglio perchè mancano le verifiche.
    Anch’io ero favorevole all’europa ma come unione economica senza leoni nè pecore.
    Quando hanno cominciato a premere follemente (un nome a caso:prodi) per un’ europa politica/monetaria totalizzante ho intuito subito che sarebbe finita male: per certi processi occorrono generazioni e ci vuole il consenso dei popoli.
    Ci hanno forse chiesto esplicitamente se ci stava bene?
       

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