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I corsi e i ricorsi vichiani

30 Gennaio 2011

In Africa la democrazia come la intendiamo noi occidentali è pressoché sconosciuta.
Constatato ciò, i grandi Paesi hanno adottato un motto conciliante: Meglio un dittatore amico che un democratico nemico. E così hanno chiuso gli occhi.

L’Africa è anche il continente dove il colonialismo ha fatto le sue vittime più numerose.
Sembrerebbero spiegabili perciò i fatti che oggi vi stanno accadendo.
D’un botto, vari popoli si stanno ribellando al potere e non badano a spese. Distruggono le piazze, saccheggiano banche e negozi. In Egitto hanno perfino danneggiato il celebre Museo Egizio, confermando il principio secondo il quale le rivoluzioni contengono sempre un po’ di barbarie.

I cambiamenti epocali hanno sempre pagato questo prezzo. Sia giusto o no è un altro discorso, ma il sangue e i saccheggi sono sempre corsi tra la folla arrembante, a cominciare dalla rivoluzione francese e dalla guerra civile americana. Le cui democrazie sono oggi di esempio al mondo.

Spero che in Italia per realizzare il cambiamento e liberarci dai vizi della prima Repubblica, un tale pericolo venga scongiurato dalla nostra, anche se non troppo lunga, esperienza democratica.
Ma può restare qualche dubbio, anche da noi, se ci mettiamo ad approfondire per un momento i fatti deliranti che stanno accadendo a pioggia sulla maggioranza uscita vincitrice dalle urne e fiduciata varie volte dal parlamento. Tutto ciò – espressione di democrazia – sembra non bastare all’opposizione. Che addirittura attraverso suoi pasdaran arriva a cercare lo scontro fisico.

Ed è proprio questo che deve preoccuparci. Speriamo che tutto si fermi prima. Ma si sappia che i moderati non resteranno a guardare allo stesso modo che non restarono a guardare ai tempi della Resistenza, come ci ha ben documentato Beppe Fenoglio.

Se per esempio Beppe Pisanu (indiscutibilmente il ventre molle del Pdl al Senato), nell’intervista resa ieri ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera, auspica un nuovo compromesso storico, dico a Pisanu che l’infatuazione per Aldo Moro ed Enrico Berlinguer gli ha fatto perdere la memoria. I compromessi, o meglio gli inciuci politici, di ogni tipo, hanno sempre fatto del male al Paese. Nei compromessi nessuno è mai responsabile e il Paese precipita in basso senza che gli elettori riescano ad individuare le responsabilità. Il compromesso è la ricerca di una assoluzione preventiva e a tutti i costi.

Tornando al Nord Africa, mi sono chiesto come mai, d’un botto, tutto questo che apprendiamo in tv e sui giornali esplode coinvolgendo più Paesi. Una casualità? Difficile crederlo. Anche se siamo in presenza di dittature ultradecennali, la concomitanza deve indurci a riflettere.

Ed ecco che a me sorge il dubbio che dietro questa esplosione ci sia la sobillazione dell’integralismo islamico.
Gli Usa come pure l’efficientissimo Stato d’Israele sanno sicuramente più di me, e forse hanno escluso questo pericolo.
Ma se così fosse, sono proprio sicuri di averci azzeccato?

Io credo ai corsi e ricorsi della Storia.
Gli arabi invasero l’Europa e vi restarono per qualche secolo. Occuparono la Spagna, l’Italia del Sud, e sul fianco orientale giunsero fino alle porte di Vienna.
Il loro obiettivo era sconfiggere gli Infedeli, ossia i Cristiani, sostituendo la loro religione alla nostra. Furono commesse, da una parte e dall’altra, indicibili atrocità.

L’Iran è lo Stato contemporaneo vessillifero del ritorno a questa ambizione. È uno Stato ricco e praticamente teocratico, dove la missione di diffondere l’Islam anche con la forza è considerata una impresa doverosa e meritoria, premiata dal loro Dio.

Il pericolo che vedo, dunque, se dovessero essere fondati i miei sospetti, è che tutta la fascia mediterranea dell’Africa   sarà alla fine percorsa e dominata dall’integralismo musulmano che, una volta saturata quella parte del mare, si proporrà di attraversarlo per ripetere quell’impresa che allora, dopo qualche secolo, fallì per la reazione dell’Occidente.
Dobbiamo stare in guardia? Credo che sia prematuro. Ma un pensierino facciamocelo. Non guasta. Teniamo d’occhio il Nord Africa e cerchiamo di leggerne e, se possibile, di anticiparne i disegni.

Altrimenti i giovani di oggi (io non ci sarò più come tanti altri lettori) vedranno al potere, ad esempio, un Pd che, essendone stato sempre bramoso, pur di impadronirsene, arriverà a patti anche con l’integralismo islamico, e le donne italiane, con la benedizione del Pd prossimo venturo (chi sa quale nuovo nome avrà escogitato a quel tempo), indosseranno il burga.

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“Se vincono gli integralisti diventerà un altro Iran” intervista di Fausto Biloslavo a Magdi Cristiano Allam. Qui. Da cui estraggo:

«L’esercito in Egitto è fondamentale, garante dell’unità del paese. I militari sono una classe privilegiata, l’unica forza che può tenere insieme la nazione più popolosa dell’area e con il maggior peso politico della regione, nulla di comparabile con la Tunisia. Se gli estremisti islamici dovessero assumere il potere in Egitto l’effetto sarebbe ancora più devastante di quello che ci fu nel 1979 con l’ascesa di Khomeini in Iran. Lui rappresentava la minoranza sciita, ma i Fratelli musulmani in Egitto sono invece la maggiorana sunnita diffusa in tutti i paesi islamici ».

«L’effetto domino c’è già. Abbiamo visto l’Algeria, la Tunisia, l’Egitto, il Libano. E pure nello Yemen, il paese più povero fra quelli citati, gli animi si stanno scaldando ».

“Il timore di Napolitano: conflitti istituzionali insanabili” di Marzio Breda. Qui.

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“Quante sono le divisioni del capo dello Stato” di Eugenio Scalfari. Qui.

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“Dopo Santoro c’è l’odio di Fini: “Isolate i bimbi dei berlusconiani” di Gian Maria De Francesco. Qui.

“SENZA BERLUSCONI? SI PUO’ VIVERE, MA NON PROVIAMOCI” di Giuliano Ferrara. Qui. Da cui estraggo:

“Quel mattocchio liberale che i piacioni amano odiare la sua parabola l’ha già compiuta, e nei prossimi cinquant’anni leggende e libri di storia parleranno variamente di lui, non delle figure tremule che lo contrastano istericamente. Berlusconi deve resistere per impedire la vittoria del partito della patrimoniale e della restaurazione, che è insidiosamente trasversale; e anche per eleganza (non si può darla vinta ai guardoni, non è decente), ma non per rabbia, non per tigna, non per ritorsione. È la politica che sembrerebbe ancora aver bisogno di lui, non lui della politica.
P.S. Scalfari sull’Espresso civetta un po’ con me e poi mi dice che devo provare vergogna. Mi sono sforzato ma non ci riesco, mi spiace. Se però lui o il suo Peppe D’Avanzo volessero farsi una bella chiacchierata in televisione con me, evitando naturalmente postriboli televisivi e fumerie d’oppio, sono disponibile. Vediamo chi arrossisce e, se mi è permessa una innocente guasconata, glielo do io il bunga bunga.”

“Sinistra in isteria No Cav Ora Repubblica è gelosa di Santoro e Travaglio” di Pier Francesco Borgia. Qui.

“Contro il Cav riscrivono l’omelia di Tettamanzi” di Sabrina Cottone. Qui.

“Annoazzeramento della politica” di Mario Sechi. Qui.

“La Sinistra tifa per noi. In arrivo altri deputati” intervista di Alberto Di Majo a Silvano Moffa. Qui.

“Al sommo scrittore querulo. Lettera di un amico a Saviano” di Pietrangelo Buttafuoco. Qui.

“Nel Pdl spuntano le voci critiche. E la manifestazione contro i pm viene cancellata”. Qui.


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Bart