Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

I finiani fanno pena

24 Novembre 2010

Il ducetto Sparavento (Italo Bocchino) ancora non ha capito che a partire dal discorso di Bastia Umbra del suo inaffidabile leader, presidente poco degno della carica istituzionale che ricopre, il Fli può votare contro il governo quante volte lo desidererà. Fra poco non farà nemmeno più notizia.

Non ha ancora capito, bulletto com’è, e arruffapopolo, che il percorso è ormai segnato, e il voto contrario dei finiani non fa più alcun rumore. Bocchino è come uno che grida: Al fuoco! Al fuoco! Mentre sono già all’opera i pompieri.
Qualcuno mi faccia il piacere personale di riferirgli che noi cittadini prestiamo attenzione non a chi grida Al fuoco, al fuoco, bensì ai pompieri che si preparano a spegnere l’incendio tornando alle urne.

L’appuntamento è già fissato. Il 14 dicembre il governo va alla conta. Di qui al quel momento resta da approvare al Senato, e in via definitiva, la legge di stabilità. Non è detto, poi, che se ciò avvenisse in tempi rapidi, com’è accaduto alla Camera, non si possa anticipare la resa dei conti.
Tutto ciò che accade prima di quella data, ossia prima del voto di fiducia, può servire solo a riempire d’aria la pancia di Sparavento.

Quasi certamente, fra pochi mesi la parola tornerà agli elettori. Salvo in un caso. Che l’eventuale fiducia espressa da entrambe le Camere sia a larga maggioranza. Perché se la si ottenesse per pochi voti di scarto, già ai finiani e al resto dell’opposizione è stato cantato il De Profundis. Cioè, la maggioranza intende dare la parola agli elettori.

Non ci saranno governi ribaltone, sia perché, come ho mostrato in un precedente articolo, in realtà nessun padre costituente li ha mai previsti. Anzi essi hanno sempre vincolato gli organi dello Stato al rispetto della volontà popolare, sia perché Napolitano per ben due volte si è rifiutato di fare qualcosa che contrastasse la volontà degli elettori. Napolitano, per di più, si sta rendendo conto che all’opposizione c’è più confusione che nella maggioranza.

Dunque, cosa cercano i finiani? Cosa si aspetta Bocchino quando continua a chiedere una risposta a Berlusconi?
Poveretto! Preso dalla fregola di essere il bulletto di Fini non si è ancora accorto che Berlusconi ha già risposto, e più di una volta. Naturalmente non a lui, che dimostra di essere lento di comprendonio, ma al resto dell’opposizione.

I conti si fanno il 14 dicembre. Questa è la risposta, alla quale ha aggiunto, proprio per neutralizzare Bocchino e soci, che il 14 dicembre la sola condizione per continuare a governare è che la fiducia sia solida, ossia tale che i finiani non possano avere voce in capitolo per mandare a gambe all’aria il governo. Più chiaro di così! Cosa pretende ancora il ducetto Sparavento?

La verità è che a muovergli la lingua e a creargli un vuoto mentale è la paura. Questi, infatti, sono gli ultimi giorni dei finiani.
Le stupidaggini che stanno combinando per intralciare l’azione di governo, sono registrate sul pallottoliere degli elettori di centrodestra, e quando si andrà alle urne, ne chiederanno conto.

Oggi l’immagine del tradimento si fa più nitida. Anche nei confronti di chi ancora nutriva qualche incertezza. I finiani, pur di soddisfare il loro antiberlusconismo (che è pari a quello del Pd e dell’Idv) si stanno rimangiando i punti del programma che avevano promesso di realizzare quando andarono a chiedere i voti ai cittadini.

Ormai tutti sanno (anche gli altri dell’opposizione, seppure non lo danno a vedere) che se il governo fatica a realizzare il programma la colpa è dei finiani, che hanno messo gli interessi personali del loro leader avanti a quelli del Paese. Bocchino qualche giorno fa, impulsivo e arruffone com’è, s’è lasciato scappare che il simbolo del partito è stato registrato il 15 maggio di quest’anno, ossia prima che accadessero tutti i fatti a cui abbiamo assistito messi in scena da Fini e dai suoi. Segno che l’intenzione di lasciare il Pdl era già stata presa e il Pdl non ha affatto cacciato chi voleva andarsene da sé e ha fatto di tutto per riuscirci.

Fini, se avrà fortuna, capeggerà un partitino tipo Udc, e si troverà a competere con leader molto più titolati di lui. Non credo che riuscirà ad adattarsi, e la sua ambizione gli farà combinare altri guai.
Il suo protagonismo ha i giorni contati, dunque, e così pure sono contati quelli del ducetto Sparavento, che tornerà nel buio da dove è provenuto, e a suo scorno, non si ricorderà nemmeno più il suo nome.

Articoli correlati

“Berlusconi pronto al voto: Pdl in piazza E Casini scarica Fini: terzo polo addio?” di Francesco Cramer. Qui.

“Fazio&C? Arbasino li aveva già sistemati” di Massimiliano Parente. Qui.

“Mishima, l’eterna giovinezza di un samurai” di Marcello Veneziani. Qui.

“Il premier chiama Ballarò: “Siete mistificatori”. Qui.

La telefonata di Berlusconi a Ballarò sui rifiuti a Napoli. Qui (anche il video).

Sul cambio di casacca dei parlamentari leggo questo trafiletto su Avvenire del 24 novembre:

GASPARRI CONCORDA COL LEADER UDC: LASCI CHI CAMBIA CASACCA
l parlamentari che passano da un gruppo all’altro dovrebbero rimettere il mandato. È la proposta del leader dell’Udc, Casini, per risolvere il problema della “trasmigrazione” di deputati e senatori. «Non sono un nostalgico della Prima Repubblica – sottolinea l’ex presidente della Camera – ma la politica che c’è ora rischia di diventare solo pragmatismo senza ideali. La trasmigrazione è il segno del degrado ». D’accordo Maurizio Gasparri (Pdl). «Ha ragione. Chi cambia casacca deve restituire il mandato. Lo chiamerò per valutare insieme un’eventuale iniziativa comune ».


Letto 2033 volte.


5 Comments

  1. Commento by Mario Di Monaco — 24 Novembre 2010 @ 10:39

    Nello schieramento di centro destra, che rappresenta la maggioranza dei cittadini, esiste da tempo un contrasto personale tra i due leader che è diventato insanabile, per cui non vi è altra strada che   ritornare al voto affinchè siano i cittadini a stabilire chi dei due è legittimato a guidare tale schieramento.

    Molti sostengono che prima di andare al voto occorrerebbe apportare una modifica all’attuale legge elettorale per conferire maggior potere ai cittadini attraverso il ripristino delle preferenze.

    A mio avviso, quello che invece sarebbe essere utile, per porre rimedio all’attuale caos istituzionale, è prevedere una norma che impedisca al politico di tradire il mandato elettorale.

    La crisi dei partiti e delle istituzioni ha le sue principali ragioni nel mutamento radicale delle motivazioni che spingono le persone a dedicarsi alla politica.

    Da impegno concepito come dovere di assolvere un servizio ai cittadini, la politica si è trasformata in un’attività che s’intraprende per conseguire  i propri scopi economici e professionali.

    L’agire del politico non è più ispirato dalle linee guida del partito o magari dall’esigenza di confrontarsi con esse per apportarvi il proprio contributo nell’interesse dei cittadini.

    I suoi comportamenti mirano viceversa ad assumere posizioni di potere per il proprio tornaconto.

    In questo modo siamo costretti ad assistere all’indegno spettacolo dei vari cambiamenti di casacca verso i partiti che offrono di più in dispregio delle istituzioni.

    Porre rimedio ad una situazione causata dal degrado del senso civico e morale delle persone è impresa ardua.

    Si potrebbe agire con l’imposizione di vincoli all’esercizio del mandato elettorale, stabilendo, ad esempio, che il parlamentare che lascia o viene legittimamente espulso dal partito per cui è stato eletto decade anche dalle cariche assunte in sua rappresentanza ed è sostituito dal primo dei non eletti della lista di quel partito.

    Con buona pace dei soliti intrallazzatori che attualmente agiscono in base ad una disinvolta interpretazione dell’art. 67 della Costituzione che, a loro avviso, li autorizzerebbe a compiere qualsiasi abusiva iniziativa.

  2. Pingback by I finiani fanno pena | Politica Italiana — 24 Novembre 2010 @ 10:47

    […] via  https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=15737 AKPC_IDS += “22580,”;Popularity: unranked [?] Posted by admin on novembre 24th, 2010 Tags: Crisi di governo, Elezioni, governo berlusconi Share | […]

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 24 Novembre 2010 @ 10:59

    Ho letto questo trafiletto su Avvenire di oggi che ci dà qualche speranza:

    GASPARRI CONCORDA COL LEADER UDC: LASCI CHI CAMBIA CASACCA
    l parlamentari che passano da un gruppo all’altro dovrebbero rimettere il mandato. È la proposta del leader dell’Udc, Casini, per risolvere il problema della “trasmigrazione” di deputati e senatori. «Non sono un nostalgico della Prima Repubblica – sottolinea l’ex presidente della Camera – ma la politica che c’è ora rischia di diventare solo pragmatismo senza ideali. La trasmigrazione è il segno del degrado ». D’accordo Maurizio Gasparri (Pdl). «Ha ragione. Chi cambia casacca deve restituire il mandato. Lo chiamerò per valutare insieme un’eventuale iniziativa comune ».

     

  4. Commento by Cesare — 24 Novembre 2010 @ 11:20

    Vale anche retroattivamente? Ad es. Giulio Tremonti, che passo’ dal Patto Segni a Forza Italia dopo le elezioni del ’94, dovra’ lasciare il ministero?

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 24 Novembre 2010 @ 12:35

    Purtroppo no, Cesare. Ma sarebbe già molto se valesse da ora in poi. Si sono tutti avvalsi di una interpretazione fasulla dell’art. 67, come ho scritto qualche giorno fa, ricordando i lavori dei padri costituenti.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart