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I lanciatori di pietre

21 Febbraio 2010

Siamo arrivati alla comica finale. Sembra che una rivista che fa capo a Farefuturo, la fondazione vicina a Gianfranco Fini, voglia organizzare lo sciopero della fame come protesta ai risultati finali del Festival di Sanremo, e che addirittura Pierluigi Bersani, ospite d’onore della puntata di sabato scorso abbia già dato la sua adesione.

Il motivo principale risiede nel fatto che al secondo posto si è piazzata la canzone di Emanuele Filiberto, Italia, amore mio, fischiata ogni volta dagli ascoltatori presenti in sala. Ed invece votata dagli italiani.

È stata definita una canzone di destra. Perché patriottica. Mi vengono in mente le canzoni del passato di Toto Cotugno, vincitore di più festival senza che mai nessuno abbia mosso una simile obiezione. Le canzoni sono canzoni, e di esse si può dire soltanto se sono belle o brutte.

Ma nella querelle il comico sta in questo. Oltre a Bersani che si schiera per lo sciopero della fame (lo farà anche lui?), a difendere la destra (che a detta di Farefuturo questa canzone rappresenterebbe troppo squallidamente), si erge nientemeno che Michele Serra. Si legge:

“Lo ha detto Michele Serra: Italia amore mio riesce a rendere ridicola la destra. E allora, è da destra che bisogna reagire. Perché un inno alla patria è una cosa seria. Sciopero della fame, allora. E chi è d’accordo, segua.”

Insomma, la politica è alla frutta.

Non era difficile prevedere che questo tempo che ci separa dalle elezioni regionali avrebbe soffocato la vera politica e lasciato spazio al nulla e agli scandali.

Chi ha la mia età ha potuto misurare il lento degrado che ha contraddistinto la nostra democrazia, nata con l’entusiasmo della libertà dalla tirannide, e poi caduta a poco a poco nelle trappole di cui è cosparso il suo cammino.

Si potrebbe quasi affermare, con poco margine di errore, che la nostra democrazia, le trappole se l’è patite tutte, ed è un vero miracolo se ancora sopravvive.

Gli stessi incidenti e le stesse posizioni che sono state prese ieri a proposito dei risultati di Sanremo, ottenuti attraverso il voto popolare, la dicono lunga sul reale desiderio di certuni di accettare il voto di una maggioranza che si oppone a quello di una minoranza.

Tuttavia, il nulla politico che sta caratterizzando questi giorni di attesa del voto regionale, una qualche lezione ce la sta offrendo. Essa è rivolta soprattutto ai lanciatori di pietre. Ossia a coloro che si credono immacolati e sproloquiano sui sacramenti.

Si cominciò con il lanciare pietre su Noemi, Veronica le lanciò su Berlusconi, e Dino Boffo le diede una mano, poi fu la volta di Bersani su Marrazzo, quindi di Di Pietro su De Luca, di nuovo Bersani su Bertolaso. Ma ne dimentico senz’altro qualcuno.

E che fine hanno fatto queste pietre? Dopo aver prodotto cinica sofferenza sugli altri, come un boomerang hanno punito chi le ha lanciate.

Chi ha seguito le vicende, sa bene che cosa voglio dire.

Questi santi uomini hanno colpito senza pudore e senza rammentarsi delle parole cristiane del Vangelo. E sono stati puniti dalla verità: tutti hanno commesso lo stesso errore per il quale si sono fatti lanciatori di pietre.

L’ultimo esempio ce l’offre l’episodio accaduto a Travaglio, il lanciatore di pietre per eccellenza, nella ormai famosa trasmissione di giovedì scorso di Anno Zero. Chi l’ha seguita, o chi ha ascoltato il video diffuso in rete (un video fra l’altro difettoso, non sono riuscito a trovare di meglio, provate anche qui), non ha potuto non rilevare la terrea e furiosa reazione di chi da accusatore si sente investito dalle stesse colpe che attribuisce agli altri.  L’imbarazzo di Travaglio, la sua confusione, il suo smarrimento, si toccavano con mano.

Tanto è vero che il giorno dopo, rendendosi conto che quel suo imbarazzo era stato notato da circa quattro milioni di italiani, si è sentito in dovere di replicare e giustificarsi a mente fredda.
E ha scritto sul suo giornale Il Fatto Quotidiano la lettera ormai nota.

Ma lo smarrimento e la confusione restano. Che cosa ha scritto, infatti? Tutto ciò che serve per dimostrare unicamente che lui le vacanze se le è pagate con l’assegno di euro 1.000 emesso il 16 agosto 2003. Bene, ne ho piacere, così ha potuto rispondere all’accusa che gli aveva rivolto un altro spregiudicato lanciatore di pietre, Giuseppe D’Avanzo. Ma il punto della questione era un altro. Gli era stato fatto osservare che lui lanciava pietre contro chi aveva avuto certe frequentazioni sospette, e frequentazioni sospette c’erano anche nel suo passato. Viene così fuori il nome di Giuseppe Ciuro, sottufficiale della Dia condannato, successivamente alle frequentazioni travagliesche, per favoreggiamento di tipo mafioso.

Insomma, tutto questo bailamme che sta accadendo in questi mesi, dimostra che chi si arroga il diritto di fare il moralizzatore della vita pubblica, dovrebbe prima passare dal confessionale, e forse questo neppure basterebbe. Forse dovrebbe addirittura ascendere prima al cielo e ricevere la benedizione direttamente dal Padreterno.

Ma, chi sa, Iddio non lo riceverebbe neppure, tanto è spregevole e ipocrita il mestiere di moralizzatore, e lo spedirebbe direttamente all’inferno.

Pensate a questo articolo pubblicato su Repubblica, che ci pone, di nuovo, almeno due domande:

– Chi fa uscire queste notizie?
– È mai possibile che chi già sa di essere indagato, e addirittura vicino all’arresto, si lasci scappare al telefono certe cose, non sospettando di essere intercettato?

Non sarà che anche qui ci troviamo in presenza di lanciatori di pietre?

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1 commento

  1. Commento by Ambra Biagioni — 21 Febbraio 2010 @ 13:41

    LIBERO Festival :lol: :oops:

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Bart