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LETTERATURA: I MAESTRI: Bonaventura Tecchi: Le orme di Goethe a Vicenza

22 Maggio 2008

di Antonio Barolini
[dal “Corriere della Sera”, venerd√¨ 26 aprile 1968]

L’Accademia dagli olimpici di Vicenza √® nata nel 1556. Le sta ¬≠tue dei fondatori (o almeno alcune di esse) sono nelle nic ¬≠chie e perfino, forse, nell’emi ¬≠ciclo del Teatro Olimpico. Dico forse, perch√© scrivo con gli oc ¬≠chi della mente, che √® anche fantasia e, pi√Ļ raramente, storia.
L’Olimpico (il teatro) comin ¬≠ci√≤ a sorgere nel 1579. Occup√≤ gli ultimi mesi di vita del Pal ¬≠ladio che mor√¨ nel 1580. Lo Scamozzi lo fin√¨ nel 1584.
Avevo sempre in testa che l’Accademia olimpica fosse sta ¬≠ta fondata dal Trissino. Da ra ¬≠gazzo, mi piaceva il predicato nobiliare dei suoi: Dal Vello d’Oro! Come a dire: discen ¬≠denti diretti di uno degli ar ¬≠gonauti, allo stesso modo che, fra quattromila anni, ci sar√† chi, con chiss√† quale nobile predicato, si proclamer√† discen ¬≠dente degli astronauti.
Trissino, dunque, non √® sta ¬≠to il fondatore dell’Olimpica. E’ morto nel 1550, sei an ¬≠ni prima che l’Accademia fos ¬≠se fondata. Ma era un perso ¬≠naggio olimpico e non pu√≤ non essere onorario accademico. Spregiatore dell’Ariosto, non ho letto quasi niente della sua Italia liberata dai Goti (il poe ¬≠ma pi√Ļ lungo della nostra let ¬≠teratura). Il Flora, per√≤, dice di lui una cosa probabilmente esatta: che ¬ępi√Ļ di ogni altro prepar√≤ le vie al Tasso ¬Ľ, e non √® poco complimento. De Santis, pi√Ļ crudele, si limita a ri ¬≠cordarne il lamento: ¬ę Sian maledetti l’ora il giorno e quando / presi la penna e non cantai d’Orlando ¬Ľ.
L’accademico contemporaneo Renato Cevese, espertissimo di queste cose, afferma che la villa del Trissino, a Cricoli, nei pressi dell’Astichello (fiume di Zanella, oltre che del Trissino: tutto torna a proposito) non √® del Palladio, cui era stata at ¬≠tribuita ma del Trissino stes ¬≠so. E’ del 1537. Il Palladio vi lavor√≤ come tagliapietre, ebbe aiuti dal Trissino che gli affibbi√≤ il nome aulico. Il primo edificio del Palladio sarebbe del 1540, la Villa Godi di Lonedo.
Ho riassunto, a nodo mio, queste faccende perch√©, di que ¬≠sti giorni, mi √® giunta, tra gli atti dell’Accademia olimpica di Vicenza (di cui son membro anche per nascita) una mono ¬≠grafia dell’indimenticabile test√© defunto Bonaventura Tecchi, accademico, invece, per merito. Lo scritto √® presentato da Mariano Rumor, presidente in ca ¬≠rica dell’Accademia, e tratta del Goethe a Vicenza, con la levit√†, la grazia, la competenza di germanista e la precisione tipici di Tecchi.
L’opuscolo ¬†raccoglie, ¬†oltre che il dotto intervento di Tecchi, le altre testimonianze reperibili ¬† ¬† della ¬† ¬† sosta ¬† ¬† vicentina dei Goethe, tratte dal Viaggio in ¬† Italia del ¬† 1815 ¬† e ¬† integrate dalle ¬† note ¬† originali ¬† del ¬† diario e dai passi del diario-lettera a Charlotte von Stein, che ¬† sono di trent’anni prima ¬† e cio√® del 1786.
Tecchi osserva che il viaggio non fu impulsivo, ma meditato; pur conservando il suo carattere di fuga dalla corte di Weimar, dagli affari, dagli intrighi, e anche dall’amata Charlotte. Con la quale poi Goethe ruppe, per lettera, da Palermo, nel 1787; e si riappacific√≤, a passione tramontata, molto pi√Ļ tardi, nel 1795, per far piacere al figlio di lei, Fritz, di cui il poeta era padrino.

Goethe stette a Vicenza in incognito con il banale nome di Giovanni Filippo M√∂ller, al ¬≠loggi√≤ al Cappello rosso dal 19 al 26 settembre del 1786 (sette giorni). Una lapide di recente inaugurata nell’Odeo dell’Olim ¬≠pica ricorda ora che partecip√≤ a una tornata Accademica (le riunioni degli accademici si continua a chiamarle tornate) la sera del 22 settembre. L’ar ¬≠gomento del dibattito era ¬ęSe abbia recato maggior vantag ¬≠gio alle arti belle l’invenzione o l’imitazione ¬Ľ.
L’Accademico Arnaldo Arnal ¬≠di Tornieri si batt√® per l’inven ¬≠zione contro il parroco di San Michele, Francesco Berlandis, che, in poesia e con pretesco senso pratico, si batt√© per l’imi ¬≠tazione, tessendo soprattutto le lodi di un industriale tessile di allora (1.400 operai), un certo Franceschini, sulla porta della cui casa in malora, a Santa Lu ¬≠cia, quando io andavo al lavo ¬≠ro, tutte le mattine, ai miei tempi, vedevo il ritratto (bu ¬≠sto con elmo, mi pare) e la scritta: ¬ęII primo fosti che re ¬≠c√≤ dai Parti / il far drappi di seta in queste parti ¬Ľ.
Il Goethe, ancora a Vicenza, aveva presenziato a una rap ¬≠presentazione teatrale, aveva visitato la rotonda dei Capra e, da innamorato, aveva scoperto una cosa che pochi an ¬≠cora sanno: che Palladio era un pittore d’ambiente e che, per questo, le sue simmetrie sono prospettiche, com’√® appunto il suo capolavoro, il teatro Olimpico e, in lui, di pedante, di fatto, col decimetro, anzich√© con le misure della fantasia, non c’√® nulla. Perci√≤ le sue case, le grandi e le piccole, son l√¨, stan l√¨ e sono un miracolo che pu√≤ vivere solo l√¨, dove egli le ha messe e altro ¬≠ve sarebbero cosa morta.
¬ęL’uscita da se stesso ¬Ľ, am ¬≠monisce Tecchi nella sua mo ¬≠nografia, fu la lezione vera di tutta l’esperienza italiana di Goethe; in Italia egli finalmen ¬≠te scopr√¨ ¬ęla gente che non vive dentro le case ma nelle strade e sulle piazze ¬Ľ.
In Italia, egli impar√≤ a co ¬≠noscere il popolo come spetta ¬≠colo e, perci√≤, proprio da Vi ¬≠cenza, il 25 settembre, anno ¬≠tava per Charlotte: ¬ęNon pos ¬≠so dirti quanto ho guadagnato in umanit√† in cos√¨ breve tem ¬≠po… il valore della socievolez ¬≠za non lo avevo ancora mai sen ¬≠tito cos√¨ fortemente ¬Ľ.
Un valore che, poi, nel viaggio verso Roma, diventer√† perfino umoristico sulle labbra di un suo compagno di viaggio, un aristocratico che andava alla corte papale e che lo vedeva pensieroso: ¬ęChe pensa? L’uomo non deve mai pensare, pensando invecchia… Non deve fermarsi in una cosa sola, perch√© allora diviene matto; bisogna avere molte cose, una confusione nella testa ¬Ľ.
Nella scelta e nella citazioni di questo curioso episodio, di questo contrasto tra il Goethe curioso e pensoso di tutto e il suo compagno di viaggio, affannato a non pensare, c’√® tutto il Tecchi: il fine Tecchi che, da Goethe, aveva imparato distacco e umorismo, amore degli uomini e conoscenza della loro modestia.


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1 commento

  1. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: I MAESTRI: Bonaventura Tecchi: Le orme di Goethe a … - Il blog degli studenti. — 23 Maggio 2008 @ 06:09

    […] sconosciuto: […]

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