Invidio coloro che sul caso Eluana Englaro vantano certezze. Io non ne ho, come tanti altri. Anzi, dentro di me si alternano convincimenti contrapposti. Fino a ieri ero convinto che il meglio per Eluana fosse decidere come ha deciso il padre: cessare il nutrimento e l’idratazione. Mi dicevo: sono diciassette anni che Eluana si trova in quella tormentata condizione. Non possono esserci più speranze. Poi mia moglie mi ha detto netta e chiara che se lei si trovasse nella stessa situazione non accetterebbe che si cessasse di assisterla meccanicamente. E allora mi sono chiesto: chi sa quanti casi esistono in Italia simili a quello di Eluana. Magari non saranno trascorsi 17 anni, magari solo uno, o due, o cinque, o dieci. E non se ne parla perché nessuno ha chiesto di “staccare la spina”. Forse ci sono tanti genitori, tanti coniugi, tanti fratelli e sorelle, tanti amici, tanti fidanzati, che ancora riescono a vedere scorrere la vita nel loro amato. La natura è fatta di misteri: ci sono pietre, piante, animali, uomini. Li conosciamo veramente?
Lo stato vegetativo che significa? E’ davvero inconfutabile la risposta della scienza? Mi sono domandato se Eluana non sia entrata invece dentro un altro tipo di vita ancora non riconosciuto. Un encefalo, un cervello che non funzionano, estinguono la vita? Eluana non potrebbe trovarsi in una situazione nella quale sta lottando per tornare a vivere, o addirittura per restarci, anche, piuttosto che morire, e non sa come farlo capire agli altri? Ecco perché non vorrei essere nei panni di suo padre né di coloro che hanno la certezza che Eluana non vive più. Se esiste un aldilà, che cosa potrebbe dire Eluana a suo padre, incontrandolo? Oggi, dunque, non sono più come ieri, oggi mi si para dinanzi una Eluana che ancora sta combattendo e che dice: fatemi provare ancora; e anche se non ce la farò lasciatemi così, perché tutto è meglio della morte; io vi vedo, io vi sento, io sono ancora con voi. Non lasciatemi andare. Non stancatevi di me.
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“Lasciate morire i ragazzi in coma” (Medico e parlamentare del Pdl). Qui.