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Il governo tecnico

2 Novembre 2011

Il quotidiano di Maurizio Belpietro, Libero, interpreta l’intervento di ieri di Napolitano come il via libera ad un governo tecnico.

Potrebbe anche essere così, ma non ci credo. Credo più a Giuliano Ferrara che, sempre ieri, a Radio Londra, assicurava che Napolitano odia i ribaltoni.

Vediamo perché do ragione a Ferrara e non al quotidiano di Belpietro.
Napolitano indica un percorso ed un programma che sono, guarda caso, il percorso e il programma indicati nella lettera con cui il nostro governo si è impegnato presso l’Ue.

Come è noto, l’opposizione manco ci pensa a applicarli. Anzi, ha fatto sapere, all’indomani della consegna della lettera del nostro governo all’Ue, che era sua intenzione presentare una contro lettera. Se si tratta di una contro lettera, significa che quel percorso e quegli impegni sono rifiutati.

Se il mio ragionamento fila, l’intervento di Napolitano significa, allora, che egli ha contattato tutto l’arco delle forze parlamentari e ha trovato alcune di esse disposte a collaborare.
Qualcuno dirà: Sì, ma alla condizione che Berlusconi faccia il famoso passo indietro.
E qui casca l’asino, perché Napolitano sa che non otterrà mai il passo indietro di Berlusconi.

Per ottenere il passo indietro del presidente del Consiglio vi è una sola possibilità: che il parlamento gli neghi la fiducia.
Non credo che Napolitano gradisca in questo momento una tale situazione, giacché sa benissimo che non potrà mai formarsi in parlamento una maggioranza che accolga senza perdite di tempo il percorso e il programma promessi alla Ue e diventati urgenti.

Divisioni incolmabili, infatti, sono presenti sia tra le formazioni che dovrebbero mettersi insieme: Pd, Idv, Sel e Terzo Polo, sia, soprattutto, all’interno del maggior partito della coalizione, ossia il Pd.
Ergo: sarebbe folle Napolitano se favorisse in qualche modo la crisi di governo, giacché sarebbe il primo a pagarne il fio, nei confronti dell’Europa, ma soprattutto nei confronti del Paese.

Mandare al governo l’attuale opposizione significherebbe fare bancarotta, alla greca, e mettere i cittadini sul lastrico. Che è cosa assai peggiore dei sacrifici che attualmente ci sono stati richiesti.
La sinistra non è capace di governare. Non da ora. Tutte le volte che è salita al potere ha combinato più guai di un matto uscito da un manicomio. Con i conti non ci sa fare. Ci si attorciglia. Solo con le tasse è brava. Ne sa inventare di ogni forma e di ogni specie, come un pasticcere.

Berlusconi, quindi, ha una sola cosa da fare, preparare un decreto legge, vista l’urgenza della manovra, pure sottolineata dal capo dello Stato, e, di fronte ad eventuali forme di ostracismo, porre la fiducia.
Nonostante che alcuni parlamentari della maggioranza, e soprattutto del Pdl, stiano mostrando in questi giorni la loro pavidità e la loro propensione al tradimento, resto convinto che il governo potrà contare ancora sui numeri a suo favore per approvare in tempi strettissimi la manovra.

Con ciò tacitando le ipocrite cassandre, e mettendo l’intera opposizione con le spalle al muro.
Con le spalle al muro: giacché potrà dire ben poco quando vedrà rispettati nel decreto il percorso e gli impegni assunti.

Bersani potrà ancora telefonare a Napolitano e piatire per il governo tecnico, ma forse Napolitano, ricevuta il governo la fiducia, potrebbe anche mandarlo a quel paese. S’intende: un paese che non sia il nostro.

www.i-miei-libri.it

Altri articoli

“Non fare come la Grecia, evitiamo i loro errori” di Alessandro Sallusti. Qui. Da cui estraggo:

“Berlusconi ha anticipato il ritorno a Roma per consultazioni a livello internazionale e interno, le stesse messe in atto dal presidente Napolitano. Che in serata ha diramato un comunicato che sa di ultimatum per tutti. In sintesi: il governo renda immediatamente esecutivi i provvedimenti contenuti nella lettera d’intenti già recapitata all’Europa,l’opposizione collabori per approvarle. Ed è proprio quest’ultima la vera novità della giornata. Per il Colle gli interessi del Paese devono venire prima dei calcoli politici per disarcionare Berlusconi. Insomma, basta giochi di palazzo, il tempo è scaduto.
Oggi qualcuno parlerà di un governo commissariato dal Quirinale. Non è così, semmai il Colle sta commissariando un’opposizione irresponsabile che minaccia di non onorare gli impegni presi con l’Europa pur dimettere in difficoltà la maggioranza.”

“L’Ultimatum del Colle: “Misure improrogabili” di Massimiliano Scafi. Qui. Da cui estraggo:

“Ma il capo dello Stato, a questo punto, vorrebbe di più, vorrebbe un sostegno bipartisan alle riforme. Un po’ perché non è per niente certo che il Cav riuscirà a domare tutti i suoi alleati. Un po’ perché, in questa fase di tempesta, è meglio aprire un ombrello il più grande possibile. Un po’ perché il Quirinale vuole mettersi al sicuro in caso di caduta di Berlusconi. Un po’ per tutte queste ragioni, Napolitano cerca una sponda nel centrosinistra e la trova solo a metà. A Pier Luigi Bersani chiede «per senso di responsabilità » di votare a scatola chiusa le misure del governo, ma il segretario del Pd «non si vuole accodare » e, finché c’è il Cavaliere, promette solo toni bassi e niente ostruzionismo.
Il capo dello Stato, contrariato da questa chiusura, prepara comunque il terreno per ipotetiche intese. «Diversi rappresentanti di gruppi dell’opposizione – prosegue il comunicato – hanno manifestato la disponibilità a prendersi le responsabilità necessarie in rapporto all’aggravarsi della crisi ». E c’è di più: «Nell’attuale così critico momento, il Paese può contare su un ampio arco di forse sociali e politiche consapevoli della necessità di una prospettiva di larga condivisione delle scelte che l’Europa, l’opinione internazionale e gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall’Italia ».
In questo quadro, «il capo dello Stato ritiene suo dovere verificare le condizioni per il concretizzarsi di tale prospettive ». Il che, in soldoni, significa due cose: la prospettiva di un accordo per un sostegno largo ai provvedimenti salva-Italia e la prospettiva, difficile, di un governo di emergenza, se mai il Cav dovesse scivolare.”

“Altro che Renzi, ci penserà Consorte a rottamare il Pd” di Fabrizio Rondolino. Qui.

“La maggioranza non c’è”. Governo, ore frenetiche. Qui.

“Napolitano aiuta il Cav. ad aiutarsi, ma il premier ci deve mettere del suo” di Giancarlo Loquenzi. Qui.

“Fallite le consultazioni al Colle: non c’è alternativa a Berlusconi” di Massimiliano Scafi. Qui.

“Quella lunga notte dei traditori del premier” di Adalberto Signore. Qui.

“Fini vuole mettere le mani in tasca agli italiani: “Sì alla patrimoniale, solo Silvio è contrario” di Andrea Indini. Qui.

“No patrimoniale e prelievo per salvare il Cav e l’Italia. Qui.

“Il piano B Tremonti-Casini verso un governo Letta” di fausto Carioti. Qui.

“Napolitano dà la linea. Salta il decreto” di Fabrizio dell’Orefice. Qui.

“Il cappio dell’austerità” di Mario Sechi. Qui. Da cui estraggo:

“Si sono scritti tanti decreti inutili, ma proprio quello necessario e urgente più di tutti lo si è evitato. É uno sberleffo suicida ai mercati, un cinico escamotage che serve a schierare meglio il plotone d’esecuzione per Berlusconi. Buona fortuna.”

“Le elezioni subito, naturalmente” di Giuliano Ferrara. Qui.


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Bart