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Il grido di Donna Assunta Almirante

4 Settembre 2010

In un’intervista rilasciata sul Riformista a Tommaso Labate (qui), la vedova di Giorgio Almirante non usa mezze misure. Il suo è un grido, un’invocazione di giustizia:

«Io, in questo momento, da Fini voglio soltanto due cose. La prima è che si assuma le responsabilità della faccenda di Montecarlo, salvando l’onore di due galantuomini come Pontone e La Morte, che hanno soltanto obbedito ai suoi ordini. E poi voglio che sia fatta chiarezza su tutti i beni che appartenevano al Movimento sociale. Voglio sapere che fine hanno fatto i cento miliardi di lire che c’erano in cassa nel 1988, quando morì Almirante. Perché può darsi pure che Gianfranco sia stato messo in difficoltà dai nuovi parenti. Ma ha un’età, ormai è grandicello, deve sapersi assumere le proprie responsabilità ».

Sottolineo: “salvando l’onore di due galantuomini come Pontone e La Morte, che hanno soltanto obbedito ai suoi ordini.”

Questo è Fini. Secondo Donna Assunta egli, per non addossarsi le proprie responsabilità, sacrifica l’onore di due fedelissimi. Dalle mie parti un tale atteggiamento si chiama vigliaccheria.

Credo che la vedova di Almirante sappia bene quel che dice e se è arrivata a lanciare un’accusa tanto grave, significa che proprio così stanno le cose. Pontone e La Morte hanno eseguito gli ordini del loro capo, ed oggi tacciono in ossequio ad una fedeltà degna di miglior causa.

Tocca a Fini sentire il dovere morale (ripeto: morale) di togliere ogni sospetto di dosso a due galantuomini. Ma Fini preferisce sacrificarli per poter mantenere un’immagine di integrità che ormai appare sconquassata.

Non so se a Mirabello tra gli ascoltatori ci sarà qualcuno che rifletta su di un tale egoismo che non guarda in faccia a nessuno per il proprio tornaconto, e prenda il coraggio a quattro mani per fischiarlo e spernacchiarlo. Spero proprio di sì.
Siamo di fronte alla terza carica istituzionale super partes. Un uomo che dovrebbe dare l’esempio.

Ma Fini non è più quello di prima. Ciò che germinava in lui sin dalla giovinezza ha preso infine il sopravvento, e il peggio che stava nascosto si è manifestato. Ahimè in danno del Paese.

Ne fa un ritratto esemplare uno di coloro che lo hanno conosciuto bene, Marcello Veneziani, qui. Questo un breve estratto:

“Ed appare dopo le storie emerse sul filo di Montecarlo come un politicante come gli altri, che sistema parenti e usa la Rai per appalti famigliari, che usa o lascia usare in modo indecente il patrimonio di un partito accumulato attraverso donazioni di idealisti e sacrifici, anche umani, dei suoi militanti. In più appare come il coperchio istituzionale di una famiglia fino a ieri nullatenente e ora ricca e possidente, accaparrandosi prima la fortuna di Gaucci nei modi ben noti; poi usando il potere di Fini per acquisire contratti milionari, auto lussuose, privilegi vari. Chi dice che questo è becero linciaggio, dimentica che per molto meno fu linciato e si dimise Scajola. Molti di quelli che oggi si sentono feriti dalle inchieste su casa Fini, ieri ululavano di piacere per le inchieste su casa Berlusconi.”

Mi auguro che il grido di Donna Assunta sia ascoltato: in primo luogo da Fini che a Mirabello dovrebbe caricare su di sé tutte le colpe che direttamente e indirettamente lo hanno coinvolto, e poi dai due tesorieri Pontone e La Morte, perché riflettano, soprattutto Pontone, così legato a Donna Assunta, che non si può gettare via il proprio onore per difendere uno che non lo merita.

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“La mossa di Silvio per scaricare Fini. “Ora la rottura è solo colpa sua” di Francesco Bei. Qui.


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