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Il karakiri della politica

18 Aprile 2012

Ieri è stato Massimo Gramellini sulla Stampa a lanciare l’allarme con un articolo (è il terzo sul mio blog) intitolato “Errore drammatico”.
Si riferisce all’ostinazione manifestata dai maggiori partiti a rifiutare la riduzione dei rimborsi elettorali, cianciando motivazioni ridicole.

Come tutti hanno potuto leggere in questi giorni, il divario tra i costi effettivamente sostenuti e i rimborsi ricevuti dallo Stato è abissale. Questi soldi, nella maggior parte dei casi, sono finiti nelle mani di ladruncoli o comunque sono stati investiti non certo a sostegno dei bisogni dello Stato.
Uno scandalo. Che si aggiunge a quello della massa dei privilegi di cui i politici non vogliono privarsi. È evidente che un tale accanimento non faccia altro che ingrossare ogni giorno di più le file dell’antipolitica.

Ieri Grillo minacciava di fare la Norimberga dei partiti, e credo che tanti cittadini siano in attesa della formazione di un forte movimento popolare che obblighi i partiti a tenere conto della loro volontà, ripetutamente disattesa, se non addirittura derisa.

Scrissi che l’Italia ormai è spaccata in due: da una parte la politica (quella degenerata), asserragliata nella torre d’avorio e decisa a non mollare denaro e potere; dall’altra il popolo che è il solo chiamato a dare il sangue per salvare il Paese.
Così non può durare, e se un merito questa crisi lo ha avuto, è stato quello di mettere in risalto una tale divaricazione, che offende quello spirito di servizio a cui i politici dovrebbero ispirarsi, almeno per tutta la durata del loro mandato.

Ma torniamo all’enorme massa di denaro accumulata con il cosiddetto rimborso elettorale.
Questo termine, come è noto, rappresentò l’ennesima furbizia dei politicanti per aggirare il risultato di un referendum che aboliva il finanziamento pubblico ai partiti.
Oggi che il problema è emerso in tutta la sua irritante e devastante depravazione, abbiamo potuto toccare con mano che proprio di un raggiro si è trattato.

Infatti, il rimborso elettorale è tale fino alla copertura delle spese sostenute dai partiti in occasione degli appuntamenti elettorali. La parte che eccede, invece, non può più definirsi rimborso, bensì finanziamento. Ergo, per la parte in sovrappiù la legge entra in contrasto con il risultato refendario, e perciò tale denaro deve essere restituito allo Stato. Ossia, chi lo detiene, lo fa illegalmente.

L’altro giorno Piero Fassino avanzò sull’Unità una proposta (qui sul mio blog, terzo articolo) su cui i maggiori partiti dovrebbero riflettere. Essa potrebbe costituire una buona base per una soluzione che coniughi la necessità di sostenere la politica con quella di evitare di arricchirla a danno dell’erario e dunque dei cittadini.

Su questo punto e sugli altri che attengono ai numerosi privilegi di cui si nutre la classe politica, non mancherà molto che assisteremo ad un’implosione di tutto il sistema.
Dunque, si abbia giudizio, e si ascolti il Paese. In fretta.

www.i-miei-libri.it


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Bart