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Il ministro Alfano sullo stato della Giustizia in Italia

21 Gennaio 2010

Dopo che Napolitano, con la sua lettera alla vedova Craxi, ha fatto venire il mal di pancia a Di Pietro e ai suoi accoliti dell’Idv (addirittura Napolitano ha risposto anche a Donadi, sempre dell’Idv, ricordandogli il contenuto della sentenza di Strasburgo del 2002, citata nella suddetta lettera, che bacchettava l’Italia per aver violato, nei confronti di Craxi, il “diritto ad un processo equo”), ora il mal di pancia è venuto a Luca Palamara, presidente dell’Anm e a molti plotoni di esecuzione già pronti ad eseguire la sentenza di morte politica di Silvio Berlusconi.

Qui trovate tutti i numeri della malagiustizia. Sono stati indicati ieri in parlamento dal ministro della Giustizia, e dunque il povero Palamara avrà poco da criticare. Noi crediamo più al ministro Alfano che a lui, convinti come siamo che la malagiustizia è generata da fattori interni alla magistratura, tra cui la scarsa preparazione professionale, la poca voglia di impegnarsi sul lavoro, l’incapacità a sapersi organizzare, la mancanza di una reale disciplina di controllo sulla quantità e qualità del loro operato, e di una disciplina punitiva nei confronti di chi non si mostri all’altezza del compito o esorbiti dall’ambito proprio per sconfinare in altri campi, come quello politico.

A questo riguardo, va segnalato che ancora oggi da parte del Csm non si annunciano provvedimenti nei confronti di quei magistrati di Milano che l’altro giorno, con riguardo all’imputato Silvio Berlusconi, hanno volutamente ignorato la recente sentenza della Corte Costituzionale che, essendo immediatamente applicativa, riconosceva a Silvio Berlusconi alcuni diritti processuali.

La denuncia è stata fatta ieri in Senato da un rappresentante della Lega Nord, Federico Bricolo, il quale si è rivolto all’Idv per domandargli come mai nessuno di quel partito, e Di Pietro in primis, ha alzato la voce contro i magistrati di Milano che si sono messi sotto i piedi la sentenza della Consulta.

Due pesi e due misure? Quando una sentenza va contro Berlusconi si deve rispettare, quando va a favore la si può ignorare.
Nemmeno il Pd, nemmeno la Finocchiaro, nemmeno D’Ambrosio, nemmeno Casson, nemmeno Maritati, nemmeno Legnini, si sono fatti sentire o hanno risposto in aula al senatore Bricolo, dopo che per giorni si sono riempiti la bocca della parola giustizia. E Marco Travaglio, il finto Catone? Zitto pure lui.

Ora: il comportamento dei magistrati di Milano nei confronti della decisione della Consulta dimostra ancora una volta, a chi non lo avesse capito o fingesse di non capire, che essi hanno in mente una sola cosa: colpire Berlusconi, eliminarlo dalla scena politica, e se di mezzo ci si mette anche la Corte Costituzionale, peggio per lei.

Questa considerazione vale anche per il Csm, che tace senza provare alcuna vergogna. Viene spontaneo domandarsi se i suoi autorevoli componenti siano tutti occupati a trascorrere la settimana bianca sulle Dolomiti o addirittura all’estero.

Dunque, quando Berlusconi dichiara che presentarsi davanti a certi giudici sarebbe come presentarsi davanti ad un plotone di esecuzione, non ha tutti i torti.

Certi magistrati (come quelli di Milano, ma non solo) applicano le leggi a modo loro, secondo i fini che si propongono, e non obiettivamente. “A saper ben maneggiare le gride, nessuno è reo, e nessuno è innocente” dice l’Azzeccagarbugli a Renzo ne “I promessi sposi”.

La Finocchiaro, nel corso del dibattimento al Senato del cosiddetto processo breve, aveva richiesto addirittura la sospensione della seduta, alla “grave” notizia che il governo si stava apprestando a varare un decreto legge per rendere immediatamente esecutiva la sentenza della Corte Costituzionale. L’Idv le faceva da coro in aula. E Di Pietro si affrettava a denunciare sui media che il governo non sapeva nemmeno che le sentenze della Corte Costituzionale non hanno bisogno di decreti giacché sono immediatamente esecutive, e ci rideva su.

Oggi si può dire che il governo aveva visto giusto e lontano. Sapeva di che pasta giuridica erano fatti i magistrati di Milano. Ma ha voluto rinunciare al decreto, e così è stato beffato.

Ho atteso qualche giorno nella speranza di ascoltare le critiche della Finocchiaro e di Di Pietro o di Li Gotti (che tanto si è agitato in Senato) rivolte ai magistrati di Milano, ma niente. Un silenzio di tomba. Lo stesso “silenzio magico” che aveva accolto alla Camera il famoso discorso di Craxi del 3 luglio 1992.

La storia si ripete.

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6 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 21 Gennaio 2010 @ 12:58

    La storia si ripete perché ci sono ancora troppe persone con la coscienza sporca e nessuna voglia di rimediarvi.

    Il male si sta incancrenendo, ma io ho visto la cancrena vera nel corpo di un uomo, ho visto i vermi formarsi alla velocità del suono e fuoriuscire dalla ferita infetta, ma l’ho vista anche guarire.

    Non cediamo a quei vermi quello che ancora è sano nel corpo della nostra Italia.

  2. Commento by Ambra Biagioni — 22 Gennaio 2010 @ 11:26

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  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 22 Gennaio 2010 @ 12:01

    Interessanti sia il primo, che scopre che il Csm fa anch’esso leggi ad personam, e il secondo che rivela la mancanza di autonomia interna nella magistratura (chi denuncia è un procuratore capo). Grazie, Ambra.

  4. Commento by Marco — 13 Febbraio 2010 @ 18:55

    E’ proprio vero quello che dice la Sig.ra Ambra, peccato che siano sulla  sua    stessa sponda

  5. Commento by Ambra Biagioni — 13 Febbraio 2010 @ 19:30

    @ Marco

    Parla dei vermi ? Sono certa che non li conosce e non li sa riconoscere, pertanto non può affermare dove stiano veramente.

  6. Commento by Marco — 15 Febbraio 2010 @ 08:51

    forse, no, non ho gran dimestichezza…………..

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