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Il periodo nero della giustizia

9 Febbraio 2011

Sono convinto che questi anni saranno ricordati come gli anni bui della giustizia.
La discesa in campo di Berlusconi, l’uomo che ha sconvolto tutti i piani affinché la sinistra, con la sua famosa “gioiosa macchina da guerra”, salisse al potere e vi mettesse salde radici, ha scatenato una tale isterica reazione da parte di coloro che si erano ritenuti ormai sicuri vincitori, che nessuno storico serio potrà evitare di soffermarsi su talune anomalie.

Una di esse riguarda la magistratura. Non vi è dubbio, stando a quanto si legge, che le forze dispiegate per cercare un cavillo qualsiasi che incastrasse Berlusconi nella rete dei codici penali sono tali che in Italia non si può trovare un precedente analogo. I costi sono talmente elevati da far venire i brividi ove si pensi che gli stessi avrebbero potuto essere meglio impiegati, e sopratutto impiegati a fornire quei mezzi di cui la magistratura lamenta la carenza.

Invece si sono spese centinaia di milioni di euro in intercettazioni e perquisizioni che hanno strasformato il nostro Paese in uno Stato di Polizia, nel quale tutti coloro che per ragioni varie si sono trovati ad avvicinare il premier hanno dovuto subire l’umiliazione di essere spiati nella loro vita privata.

Un tale dispiegamento di mezzi non ha riguardato e non riguarda soltanto l’aspetto economico, non irrilevante, ma riguarda la celerità con cui l’operazione è stata condotta, facendo delle indagini contro Berlusconi un esempio di come la magistratura, se lo voglia, possa funzionare celermente.

Insomma, le lamentele che l’Anm piatisce un giorno sì e un giorno no, dovrebbero essere respinte al mittente, se è vero che per trovare le colpe di Berlusconi non solo non ci  si pongono limiti di denaro (significa, dunque, che ce n’è in abbondanza) ma si dimostra che quando si vuole la magistratura può lavorare in tempi anche più brevi di quelli che il cosiddetto processo breve vorrebbe introdurre nel nostro ordinamento.

Anzi, alla luce dei tempi rapidi con cui si procede nei riguardi di Berlusconi, i tempi previsti dal disegno di legge dovrebbero addirittura essere dimezzati, giacché si sta dimostrando che, sempre quando si vuole e non ci fermi nei corridoi a chiacchierare, si può lavorare alacremente.

Soltanto che nel caso di Berlusconi sta succedendo che non si riesce a cavare un ragno dal buco. Finora, dopo la montagna di tempo e di denaro della collettività sprecati a dosi massicce, si è riusciti a trovare che non esiste un concusso e che non esiste il reato di prostituzione minorile da addebitare al premier. Le due vittime negano, infatti, di essere state tali.

Una magistratura normale, in un Paese normale, si sarebbe fermata e avrebbe permesso agli italiani di risparmiarsi tanto fango per il nostro Paese. Invece no. Siccome, non si riesce a far cadere politicamente Berlusconi, che continua a ricevere il consegno del parlamento e della maggioranza degli elettori, l’isterismo dei vinti cerca di arrivare con la sua coda avvelenata dovunque, incurante dei danni che arreca all’immagine del Paese.

Ad un cittadino normale, in un Paese normale, nascerebbe spontanea la domanda: Ma nessuno è in grado di fermare questa macchina impazzita?

Eppure c’è un Csm, eppure c’è un capo dello Stato, che ne è il presidente, Eppure ci sono numerosi altri magistrati che non appartengono a Magistratura democratica. Possibile che nessuno, anche dall’interno, fermi un tale devastante impazzimento? Non c’è nessuno che possa farlo. Così, ahimè, stanno le cose. Sarà uno dei misteri dei nostri tempi che gli storici avvenire saranno chiamati a dirimere. Noi, quali contemporanei, possiamo solo esternare il nostro sbigottimento. E anche la nostra paura.

Sappiamo dalla stampa che un’analoga telefonata fatta a suo tempo dalla Boccassini per sapere del figlio fermato dalla polizia non è mai stata considerata concussiva (eppure si trattava della telefonata di un magistrato noto e di punta). Sappiamo che un articolo sullo stesso magistrato che raccontava fatti realmente accaduti ha provocato la perquisizione rapida del quotidiano (il Giornale) e della autrice dell’articolo, Anna Maria Greco.

Sappiamo che il quotidiano web il legno Storto per aver semplicemente citato vari nomi di pm tra cui Davigo, da quest’ultimo è stato querelato senza che, a mio avviso, appaia alcun fumus di reato, al punto che solo lui (e non gli altri pm citati) si è ritenuto diffamato, chiedendo un risarcimento danni che porterà alla chiusura del giornale.

Mettete insieme tutto ciò e ditemi se in Italia la magistratura non ha messo in piedi un’operazione che in molti aspetti richiama alla memoria operazioni analoghe terribilmente poliziesche. Solo che in quei Paesi erano i governi ad organizzarle.
Da noi, che non siamo evidentemente un Paese normale, avviene il contrario.

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