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Il salame di Tabacci

14 Dicembre 2011

Chi ieri sera ha seguito l’audizione del presidente del Consiglio davanti alle Commissioni riunite della Camera ha potuto sentire l’onorevole Tabacci portare ad esempio nientepopodimenoche il salame, il quale – ha supplicato – deve essere tagliato tutto. Il salame sarebbe l’insieme delle corporazioni e al presidente del Consiglio Tabacci ha richiesto di tagliare non due o tre fette del salame ma di tagliarlo tutto, respingendo le resistenze delle numerose corporazioni.

L’immagine culinaria, che ha così ben misurato il livello qualitativo dell’audizione, non poteva tuttavia essere più appropriata se la si leghi ad un’altra immagine, quella che ci rivela che ad essere tagliati a fette sono i cittadini, e non certo le corporazioni. L’onorevole Tabacci che, essendo del Terzo Polo, ha sposato San Mario allo stesso modo che un religioso sposa Gesù, di questo non si deve essere accorto.

Ma non è di salame che voglio parlare. Piuttosto del clima assurdo che si respirava ieri nell’aula. Un clima da vogliamoci bene. Si assisteva ad una scena in cui ogni intervento rappresentava un invito, una preghiera, e meglio ancora una supplica al Santo della Provvidenza.

Insomma, Monti ha avuto anche ieri sera buon gioco nei confronti del servilismo esibito dai nostri politici.
Perfino chi ha osservato che per fare una manovra di questo tipo non occorresse un governo tecnico, ha avuto la bacchettata che si meritava. Ossia Monti ha ammesso candidamente che non occorreva un governo di professori: sarebbe bastato che i politici avessero fatto loro la sua manovra.
La politica si è incartata, così ha detto. Aggiungendo che non ha mai auspicato un governo tecnico e non è stato certo lui a promuoverlo. Ma è stato chiamato, ahimè, a supplire all’impasse della politica.

Insomma, il risultato di questa sceneggiata andata in onda ieri sera in diretta tv è che Monti è stato visto dai nostri politici comela Provvidenzache interviene a salvare l’Italia, e Monti ha fatto loro capire, anche se non lo ha detto esplicitamente, di considerarsi  tale. Ossia – e questa volta con il placet dei Caifa e degli Erodi -, Monti è stato riconosciuto come il Messia tanto atteso dal nostro popolo.
Si è perfino levato un sassolino nella scarpa nei confronti del precedente governo, dichiarando che non sarebbe stato contento di ricevere lettere e rimproveri da autorità europee.

L’impressione che ho tratto è che ieri sera Monti si è tolta la soddisfazione di impartire, con un certo sussiego, una lezione ex cattedra, e che i nostri rappresentanti siano stati ad ascoltarlo a bocca aperta come tanti rimbecilliti.
Uno spettacolo desolante.

Oggi la manovra va a Montecitorio e se ne prevede l’approvazione entro la settimana, quasi sicuramente mediante il voto di fiducia.
Così accadrà che il voto di fiducia sarà l’alibi dietro il quale si nasconderà la vergogna dei nostri rappresentanti, i quali, incapaci di mettere mano alle riforme e di contenere la voragine della spesa pubblica ponendo fine alla corruzione, al parassitismo, al clientelismo e a mille altre piaghe ancora, hanno preferito caricare sulle spalle dei cittadini il peso di uno Stato indebitato fino al collo.

Proverò un grande dispiacere quando il partito che non avrebbe mai messo le mani nelle tasche dei cittadini, ossia il Pdl di Berlusconi, voterà la fiducia a questa orribile manovra rigurgitante di tasse, e poi si difenderà spudoratamente raccontandoci la balla che non si poteva fare altrimenti.

Da un anno, ormai, gli elettori del Pdl hanno visto il loro partito farsi sempre più debole e rinunciatario, e non meraviglierà più di tanto se anche questa volta, invece di difenderli a spada tratta, si calerà per l’ennesima volta le braghe.

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