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Il videomessaggio di Fini un’esca per Gianni Letta

20 Novembre 2010

Attenzione alla trappola finiana.
Tutti gli osservatori hanno interpretato il videomessaggio di Fini dell’altro ieri come una marcia indietro rispetto alla urlata richiesta di dimissioni del governo fatta a Bastia Umbra.

Ma la reazione dei simpatizzanti (tutti antiberlusconiani) è stata rabbiosa. Si racconta che migliaia di messaggi abbiano preso la strada verso il Fli per recriminare sul cambio di passo.
Ecco che allora Fini, corroborato da Granata e da altri suo fedelissimi, ha fatto sapere che il suo discorso è stato male interpretato.

Chi ha imparato a misurare le mosse di Fini da quando ha iniziato a fare il controcanto, e le ha approfondite confrontandole con il suo passato non proprio da eroe (secondo le testimonianze che ho riportato in alcuni miei articoli), non ci crede. Fini ha fatto un altro errore, e forse nemmeno se ne è accorto.

Egli ha fatto trasparire un suo disegno inquietante. Tornare ad applicare la strategia del logoramento, che così tanti risultati ha prodotto a suo vantaggio. Invece, da quando a Bastia Umbra ha commesso l’errore di chiedere le dimissioni di Berlusconi e del suo governo, tutto per lui ha cominciato ad andare storto. Si è reso conto del vicolo cieco in cui si è cacciato, e finalmente ha maturato la decisione di fare marcia indietro e tornare alla strategia del logoramento. Ma accà nisciuno è fesso, recita un modo di dire napoletano.

I suoi colonnelli, a partire da Fabio Granata, non hanno capito la sua vera intenzione, come i tanti simpatizzanti che hanno protestato. Ma Fini aveva in testa questa strategia: fare in modo, attraverso i suoi parlamentari a Montecitorio, che anche in quest’Aula Berlusconi riceva la fiducia. Avvenuto ciò, egli confiderebbe nell’azione delle colombe del Pdl, e in particolare di Gianni Letta, per una finta ricucitura con Berlusconi.

Ma è una trappola, in cui solo Gianni Letta, e magari Giuliano Ferrara, possono cadere. Spero che il Pdl abbia in questi giorni saputo valutare le buone carte che ha in mano e non bruciarle. Fini ha sbagliato le ultime mosse; solo per questo è in difficoltà. È in affannosa attesa che ora sbagli il Pdl per tornare in possesso della carta vincente. Attenzione dunque. Mi rivolgo ai falchi del Pdl. Ho già scritto che questa guerra tra Fini e Berlusconi deve avere uno sconfitto, ed uno sconfitto che non sia più in grado di rialzare la testa. E spero che questo sconfitto sia Fini, perché la sua vittoria armerebbe la mano della restaurazione.

Pensate che, come si legge da una comunicazione apparsa ieri su Libero, a firma F. C., il presidente della Camera si è perfino permesso di convocare presso di sé il senatore Piergiorgio Massidda per convincerlo a lasciare il Pdl e passare al Fli. Una campagna acquisti praticata direttamente dalla terza carica dello Stato, e nella sua sede istituzionale! Così come fece quando convocò un dirigente della Rai per indurlo a stipulare contratti a favore del cognatino. Non ha più rispetto per le Istituzioni, questo nostro finto paladino della legalità.

Per non parlare dei corteggiamenti che vengono rivolti a Mara Carfagna, le cui dimissioni da ministro sarebbero un bel successo propagandistico per i finiani. Italo Bocchino non molla la presa. Ma spero che la Carfagna si renda conto della partita in gioco e si renda conto soprattutto che, da chi la corteggia, è solo considerata una ingenua pedina di una partita a scacchi molto più grande che riguarda il futuro dell’Italia.

Ad ogni modo, non ci sarà da meravigliarsi se, risultati vani tutti i tentativi per ottenere la sfiducia in entrambe le Aule parlamentari, Fini desse l’ordine di far passare la fiducia anche alla Camera. Ieri sera Casini ha smontato anche la tesi del Berlusconi-bis dichiarandosi contrario.
Tutto tornerebbe come prima di Bastia Umbra, dunque. I finiani riprenderebbero a logorare l’azione di governo.

Ha fatto bene Bossi ieri a dichiarare che la soluzione migliore restano le elezioni. Una maggioranza risicata non riuscirebbe a combinare niente. Né è possibile pensare ad un ribaltone in grado di fare meglio.

I panni sono sporchi e, come scrissi, devono essere messi in lavatrice, ossia devono passare dalle urne per una pulizia generale e profonda, che investa tanto il centrodestra che il centrosinistra.

Bossi ha ricordato pure che anni fa Fanfani fece dimettere il suo governo nonostante avesse avuto la fiducia in entrambe le Camere. Il precedente non manca.

Se non si riesce a governare, infatti, meglio dare la parola agli elettori. Un parlamento rinnovato (questa volta i partiti dovranno selezionare meglio la classe politica) ci eviterà pure di veder tornare sullo scranno più alto di Montecarlo l’inadatto e inaffidabile Fini.

P.S. Consiglio di leggere questo stralcio dall’intervista a Vittorio Feltri curata da Stefano Lorenzetto.


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