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Il volemose bene di Belpietro

27 Ottobre 2013

Sono posizioni sibilline come quelle che Belpietro va prendendo da qualche tempo (un po’ democristiane, alla Gianni Letta) che mettono in pericolo i moderati. Sembra che vogliano, al contrario, difenderli, ma nei fatti ne minano la forza.

Che significa l’appello che si legge oggi nel suo editoriale “Non litigate altrimenti vince la sinistra”?

Si tratta, ho detto, di una frase sibillina, poiché o è diretta ad Alfano, e soprattutto a Quagliariello, affinché non si ammoscino e difendano nel governo la linea del Pdl (meno tasse e difesa del Cavaliere dall’accanimento giudiziario) o altrimenti è un puro appello chimerico e demagogico.

Quale intesa potrebbe essere possibile? Quagliariello ha già dichiarato che difenderà il Cavaliere ma non metterà con questa difesa a rischio il governo Letta. Belpietro capisce che cosa significa? Che Quagliariello, e forse con lui anche Alfano (ma non credo che Alfano arrivi a tanto, piuttosto il deludente Cicchitto) faranno dichiarazioni di facciata, come quelle che Berlusconi ha già previsto:

«Faranno solo una dichiarazione di solidarietà a me e una vibrante protesta nei confronti del Pd »,” (qui).

E con ciò se ne laveranno le mani e crederanno di mettersi la coscienza a posto.

È uno scenario realistico, e solo la paura di andare ad una verifica elettorale in primavera, con la quale l’elettorato giudicherà il loro comportamento, potrebbe mutarlo.
Non scordiamo che si sono dimostrati uomini di poca affidabilità politica e di scarsa lealtà, e dunque pronti a mutare direzione se il vento dovesse tornare a soffiare verso Berlusconi.

La forte decisione assunta dal Cavaliere nella riunione dell’Ufficio di presidenza, sta trovando vasti consensi nell’elettorato di centrodestra, ed una eventuale spaccatura del Pdl l’8 dicembre in occasione del Consiglio Nazionale  produrrebbe più danno agli scissionisti che alla nuova Forza Italia.
Al contrario, se Berlusconi, come auspica Belpietro, dovesse accordarsi con i governisti, ciò non potrebbe avvenire che sulla base di un compromesso che danneggerebbe solo Berlusconi.

Sallusti pare averlo capito e infatti invita Berlusconi a tirare dritto per la sua strada. Dalla quale non si può e non si deve tornare indietro, a rischio di creare disordine e confusione tra coloro che sono disposti a dare battaglia per l’affermazione dei valori di libertà e di giustizia compromessi dall’avanzata spavalda di un potere autoritario guidato dall’asse Pd-magistratura rossa.

La vera battaglia in corso nel Paese è questa, infatti. Tutto il resto, perfino la grave crisi economica, va posta in secondo piano, visto che se si cade sotto un regime autoritario, si fa presto ad arrendersi su tutti i fronti.

Berlusconi – lo si creda o no – è l’ultimo baluardo di resistenza. La sua resistenza va a vantaggio anche di quegli antiberlusconiani non faziosi e non incerottati che ancora non hanno capito l’obiettivo finale della gioiosa macchina da guerra.
Con la caduta di Berlusconi anch’essi saranno costretti a fare i conti con essa, e si accorgeranno che sarà troppo tardi.


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Bart