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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Inizia una nuova stagione

4 Novembre 2013

di Marcello Sorgi
(da “La Stampa”, 4 novembre 2013)

La toppa che domani sarà messa, in un modo o nell’altro, al caso Cancellieri, purtroppo non servirà a riportare il governo in carreggiata.
È fin troppo chiaro infatti che il salvataggio avverrà senza che sia stata siglata una tregua tra i due principali partiti del governo di larghe intese, che nella circostanza, gravata dalla mozione di sfiducia personale presentata in entrambe le Camere dal Movimento 5 stelle, si sono mossi ciascuno per proprio conto: il Pdl difendendo la ministra, più che altro, per sottolineare la differenza di trattamento tra la telefonata della Cancellieri in aiuto di Giulia Ligresti e quella, assai diversa, di Berlusconi in difesa di Ruby Rubacuori, per la quale l’ex premier è stato condannato a sette anni. E il Pd accettando a denti stretti, e con pesanti dissensi interni, di ridare la fiducia alla Guardasigilli solo per salvare il governo.
Ma dietro il fragile compromesso che dovrebbe portare alla chiusura del caso, già si avverte il soffio dei venti che annunciano il cambio di stagione.

La novità più importante non è la scelta maturata da Berlusconi di aprire la crisi e andare all’opposizione, con tutto o in gran parte il suo partito.
Piuttosto, la volontà del Pd – che emerge anche tra le righe dell’intervista a Epifani che pubblichiamo – di non farsi più carico automaticamente di un esecutivo che presto potrebbe avere una maggioranza più risicata. Affidata, oltre che al centrosinistra, a quel che rimane del partito di Monti e al gruppetto di dissidenti del Pdl raccolti attorno al vicepresidente del consiglio Alfano. Siamo a questo: nel giro di un mese, già langue quella che il 2 ottobre – quando appunto i 23 senatori del centrodestra costrinsero un riluttante Berlusconi a rimangiarsi la crisi e a votare a denti stretti la fiducia – era stata salutata da Enrico Letta come un’operazione chiarificatrice, che finalmente poteva dar respiro al governo.

La ragione di questa difficoltà, di cui a malincuore hanno cominciato a prendere atto gli alfaniani, e a stretto giro anche il vertice del Pd, è che con la decadenza di Berlusconi da senatore cadranno simultaneamente anche le larghe intese. Si può anche provare a governare con un’altra maggioranza: ma non sarà facile, e tutti se ne stanno accorgendo. Tra il capirlo, e l’ammetterlo apertamente, tuttavia, ne corre. Pertanto, da dopodomani, quando il caso Cancellieri sarà archiviato, la turbolenza si trasferirà sulla legge di stabilità. Da documento essenziale per rimettere a posto i dissestati conti pubblici italiani, il testo messo a punto dal ministro dell’Economia Saccomanni si trasformerà così in pochi giorni in nuova occasione di scontro, di crisi, e se possibile di scioglimento delle Camere, per andare a votare a primavera per le elezioni politiche, e non solo per le europee.

Va detto che per criticare la legge di stabilità, motivi non ne mancano. Si pensi solo al fatto che, nella formulazione attuale, il documento prevede che dopo aver saldato i debiti con il fisco mettendo mano alla tredicesima, i contribuenti italiani, a metà gennaio, dovrebbero prepararsi a un nuovo prelievo: con quali mezzi non si sa, dato che i bilanci di molte famiglie si chiuderanno in rosso e sotto l’albero di Natale si vedranno segni evidenti di austerità. Ma all’attacco della manovra di fine anno – ecco il fatto nuovo – non andrà soltanto, e con metodi da «guerriglia », il centrodestra, come già annunciato da Brunetta. Con un’altra piattaforma, ma con pari risolutezza, si muoverà anche il Pd. L’effetto di questo attacco a tenaglia potrebbe, ovviamente, essere la crisi. Ma anche no: perché le leggi di bilancio vanno sempre approvate, costi quel che costi, e i due maggiori alleati-avversari del governo potrebbero accontentarsi, al momento, di imporre un ulteriore logoramento a Enrico Letta.

A una prospettiva del genere – difficilmente sopportabile in Europa per un Paese nelle condizioni dell’Italia – concorre anche un dettaglio che a giorni sarà concreto e sul quale occorrerebbe cominciare a riflettere. Nel giro di un mese, giorno più, giorno meno, tutti e tre i leader dei maggiori partiti – Pd, Pdl e M5s – saranno fuori dal Parlamento. Grillo lo è già: l’altro giorno s’è affacciato in tribuna, al Senato, giusto il tempo per fiutare l’aria e correre per strada a sparare contro le istituzioni. Berlusconi, con la decadenza, uscirà anche lui da Palazzo Madama. E Renzi, che si prepara a prendere la guida del Pd, in Parlamento semplicemente non c’è mai entrato. Immaginare che questo non porti conseguenze è impossibile, per non dire irrealistico. Sta per partire la prima campagna elettorale di tre leader che da Genova, da Arcore e da Firenze si contenderanno i voti di quei pochi italiani che ancora vanno alle urne attaccando Bruxelles e gli eurocrati che ogni giorno ci impongono nuove dosi di rigore, e Roma e la politica piagnona e incapace di decidere.


Pagano: “Per Ligresti nessuna pressione sul Dap. Proviamo a intervenire in tutti i casi a rischio”
di Lorenza Pleuteri
(da “la Repubblica”, 4 novembre 2013)

Luigi Pagano, storico direttore di San Vittore e ex provveditore delle carceri lombarde, è il vice capo vicario del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. A lui e al collega Francesco Cascini, magistrato fuori ruolo, il ministro Annamaria Cancellieri si è rivolto per seguire il caso di Giulia Ligresti.

Ha qualcosa da rimproverare a sé stesso o altri?
Assolutamente no. Non credo che raccogliere informazioni sulle condizioni di un detenuto con problemi di salute o a potenziale rischio di autolesionismo sia una colpa. Anzi, è un nostro dovere, a qualsiasi livello e lo facciamo quotidianamente. Ogni segnalazione che dovesse arrivare al nostro ufficio viene raccolta, smistata e approfondita, a volte direttamente, altre attraverso le strutture territoriali o i singoli istituti. Nel caso specifico ho personalmente chiamato il provveditore regionale che mi ha confermato che la situazione era già conosciuta e sotto controllo.

Che tipo di istanze e richieste vi arrivano?
Di tutto un po’. Questioni di salute, trasferimenti, piccoli e grandi problemi. Le cose più disparate. Mi ricordo, ero ancora a Milano, di una lettera scritta completamente in arabo. E’ stata fatta tradurre, per comprendere il contenuto.

Avete avuto contatti diretti con la procura o l’ufficio gip di Torino?
No. Non abbiamo interloquito con i magistrati. Non ci intromettiamo nelle vicende giudiziarie, ci attiviamo solo per le nostre competenze.

Tutti i detenuti sono uguali, dice il ministro Cancellieri. Ma sembra che qualcuno sia più uguale degli altri. O no?
Le legge è uguale per tutti e i nostri interventi non li diversifichiamo per censo. Ma sono le condizioni personali e sociali a essere differenti, con le logiche conseguenze che ne derivano. Chi ha un avvocato, una famiglia e una casa credo abbia piu opportunità di chi non ne ha. Ma questo “peccato” se lo porta la società esterna, non lo determina il sistema carcere. E’ la povertà – come disse un magistrato quando venne approvata la legge Gozzini, nel 1986 – e non si elimina con decreto”.

Allora va bene così?
Noi stiamo cercando di fare una “rivoluzione normale”, aderente alle norme, per creare condizioni che consentano a ogni detenuto di vivere una carcerazione dignitosa e il ministro Cancellieri su questo fronte è molto attivo, si muove a 360 gradi, stimola a trovare soluzioni, firma protocolli con le regioni…

Eppure le carceri traboccano di storie disperate, di signori nessuno che non sanno a che santo rivolgersi…
E’ un sistema complesso e di sicuro non siamo esenti da difetti. Ma non dimentichi che si lavora con risorse limitate. E dobbiamo ancora fare i conti con la spending review e gli ulteriori tagli al personale e ai fondi. Nonostante questo stiamo conseguendo risultati significativi. Un esempio, San Vittore entro maggio scenderà al suo minimo storico di presenze.

Per un dramma evitato, come il ministro considera il caso di Giulia Ligresti, quest’anno ci sono stati 86 morti in carcere, tra suicidio, overdose, decessi per cause da accertare, malattia. L’ultima vittima è un uomo di 81 anni detenuto a Ferrara, in sciopero della fame, trovato senza vita in cella… Nessuno vi aveva messo al corrente?
Ripeto: le segnalazioni che ci arrivano sono continue e ci attiviamo per tutti. Il capodipartimento Giovanni Taburino manda continue sollecitazioni e circolari agli istituti e ai provveditorati, affinche segnalino le situazioni critiche alle procure e ai giudici di sorveglianza, perché lo prevede la legge e perché c’è una particolare sensibilità. Siamo stanchi di essere visti come quelli “cinici”. Ogni morte in carcere la sentiamo dentro, ma credo sia una sconfitta, per tutti.


Cancellieri. Le date. Giudicate voi
di Nicola Porro
(da “il Giornale”, 4 novembre 2013)

17 luglio del 2013 mattina. Giulia e Jonella Ligresti vengono arrestate. Il fratello Paolo, residente in Svizzera, è ricercato. Al padre Salvatore Ligresti vengono concessi gli arresti domiciliari. Accusa della Procura di Torino: falso in bilancio e manipolazione del mercato. Per farla breve i Ligresti avrebbero sottostimato le riserve di capitale necessarie per tenere in piedi la loro compagnia assicurativa per più di un miliardo. Questo dato emerge anche in un’intercettazione telefonica (28 dicembre 2012) tra l’allora direttore generale della Fonsai, Piergiorgio Peluso (figlio del ministro Cancellieri) e un’altra persona.

17 luglio del 2013, ore 16.41. Il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri chiama da un numero fisso del ministero la sua amica trentennale Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti. Si dice sconvolta di ciò che è avvenuto alla famiglia Ligresti, si mette a disposizione per dare all’amica l’aiuto possibile. Questa la frase clou: comunque guarda qualsiasi cosa io possa fare conta su di me, non lo so cosa possa fare però guarda son veramente dispiaciuta.

18 luglio del 2013. Gabriella Fragni (compagna di Salvatore Ligresti) chiama sua figlia. E’ una telefonata chiave e dal contenuto sibillino. La Fragni fa riferimento ad una telefonata che ha fatto il giorno prima e dice: Ieri ho avuto una telefonata che poi ti dirò. Gli ho detto: ma non ti vergogni di farti vedere adesso? Ma che tu sei lì perché ti ci ha messo questa persona. Ecco capito? Ah son dispiaciuta… No, non si è dispiaciuti! Sono stati capaci di mangiare tutti…. I magistrati il 20 agosto chiederanno alla Fragni se la telefonata a cui si riferiva era quella con il ministro Cancellieri. La Fragni dice che si tratta di uno sfogo e di non riferirsi a nessuno in particolare.

2 agosto del 2013. Gli avvocati di Giulia Ligresti chiedono il patteggiamento. L’ipotesi di pena è inferiore a quella che prevede il carcere.

5 agosto del 2013. Ci sono i primi documenti ufficiali dal carcere di Vercelli sul peggioramento delle condizioni psico fisiche di Giulia.

6 agosto del 2013. Il Gip Silvia Salvadori nega gli arresti domicialiri, nonostante il parere favorevole della Procura.

14 agosto del 2013 – La direttrice pro-tempore del carcere, Giuseppina Piscioneri, riceve dalla Climaco e da Samuela Cuccolo, comandante della polizia penitenziaria, la relazione della psicologa Ghisalberti (redatta il 12 agosto) e la trasmette subito agli Uffici Giudiziari di Torino.

17 agosto del 2013 – Il Corriere della Sera pubblica un articolo sui problemi di salute di Giulia Ligresti.

17 agosto del 2013 ore 18:54. Gabriella Fragni telefona ad Antonino Ligresti, fratello di Salvatore, e gli chiede di contattare il ministro.

18 agosto del 2013– Antonino Ligresti tenta di contattare la Cancellieri per due volte: alle 17:19 non riceve risposta, alle 19:33 lascia un messaggio.

19 agosto del 2013 – Il procuratore Vittorio Nessi affida al medico legale Roberto Testi il compito di visitare Giulia. Alle 13:33 la Cancellieri chiama Antonino Ligresti, che alle 14:25 telefona alla Fragni: «Ho stabilito il contatto ». Il ministro dirà al procuratore Nessi che il giorno stesso («a memoria, il 18 o il 19 agosto ») ha «sensibilizzato » i due vicecapi del Dap, Francesco Cascini e Luigi Pagano, «perché facessero quanto di loro stretta competenza ».

18 o 19 agosto del 2013. In un’intervista al Sole 24 ore il vicecapo del Dap Cascini dice di aver ricevuto una telefonata dalla Cancellieri. Ma di non aver fatto nulla, conosceva la situazione e per di più era appena andato in vacanza. Cascini dice di sapere che il ministro telefonò anche al suo collega Pagano con la medesima richiesta.

20 agosto del 2013. La Fragni viene interrogata in procura a Torino per dare conto delle telefonate.

21 agosto del 2013- Antonino Ligresti invia un sms al ministro chiedendo se ci sono novità. La Cancellieri risponde di avere segnalato la cosa.

22 agosto del 2013– Il procuratore Vittorio Nessi va a Roma per ascoltare la Cancellieri.

26 agosto del 2013 – Il medico Testi visita Giulia. «La permanenza in carcere costituisce un concreto danno per la salute del soggetto », scrive nella relazione.

28 agosto del 2013 – Su richiesta della procura di Torino, Giulia Ligresti ottiene gli arresti domiciliari.


DAGO-QUESTIONS. SERVIZIO DI PUBBLICA UTILITí€
(da “Dagospia”, 4 novembre 2013)

Tanto per evitare polveroni, utili solo a far scomparire i fatti e le responsabilità, ecco quali sono i quattro, semplicissimi, punti sui quali i Signori Senatori dovrebbero pretendere una risposta convincente dal ministro Annamaria Cancellieri.

1. “Io dovevo dare solidarietà, non lei (la compagna di Ligresti, ndr) chiedermela, era normale”.
Parole di Nonna Pina a Repubblica, domenica. Non è vero. Una semplice amica forse si comporta così. Ma in un Paese normale, come direbbe D’Alema, un ministro della Repubblica, specie se ministro della Giustizia, non sta dalla parte degli arrestati e dei latitanti, ma da quella dei magistrati e delle forze dell’ordine. Non dice “non è giusto, non è giusto!” di fronte ad atti motivati firmati da due pm e vagliati da un gip. Non si mette “a disposizione” degli indagati (per gravi reati ai danni dello Stato e di migliaia di piccoli azionisti) e non promette di fare “qualsiasi cosa sia possibile”.
Un ministro non chiama e basta. E se proprio sente il bisogno di farlo dice: “Cara Lella, mi dispiace a livello personale. Ma purtroppo i reati ipotizzati a carico dei tuoi cari sono gravi e se posso permettermi un consiglio dite a Paolo Gioacchino di rientrare in Italia e costituirsi immediatamente alla Guardia di Finanza”. Questi sono i “doveri” e questa è la “solidarietà”.

2. “Alla mia mail arrivano di continuo lettere e non restano inevase. Un centinaio negli ultimi tre mesi. Nelle mie visite in carcere ho raccolto segnalazioni di tantissimi detenuti” (Repubblica, 3 novembre).
Ma davvero dobbiamo credere che le altre 100 segnalazioni Nonna Pina le ha fatte allo stesso modo di quella in favore di Giulia Ligresti, chiamando ben due soggetti di vertice del Dap, ovvero il vicecapo e il responsabile dell’Ufficio detenuti? Oppure si è limitata a mandare formale letterina dal suo Gabinetto? Domani in Senato, per buttarla in caciara, porterà un sacchetto di segnalazioni burocratiche fatte in fotocopia come gli auguri di Natale?

3. “Il mio interessamento a una donna anoressica non ha di certo inciso sulla decisione della magistratura, come ha spiegato lo stesso procuratore Caselli” (intervista al Messaggero, 4 novembre).
Nessuno l’ha accusata di pressioni indebite sulla magistratura – ci mancherebbe – ma il rilievo penale della sua condotta esiste se i dirigenti del Dap Francesco Cascini e Luigi Pagano si sono attivati per accontentarla.
Qualcuno li ha per caso interrogati come persone informate dei fatti, e quindi con l’obbligo di dire la verità? Su questo, magari, il procuratore Caselli potrebbe ulteriormente illuminarci.

4. “E poi ricordo che il magistrato di Torino che ha valutato quelle intercettazioni non vi ha trovato nulla di penalmente rilevante” (Messaggero, 4 novembre).
Con buona pace della Signora Ministro e della zelante Procura di Torino, l’ipotesi di reato per la sua condotta è quella di concussione per induzione (non l’abuso d’ufficio solo perché l’hanno appena reso più difficile da provare). E la competenza ad aprire il fascicolo non è di Torino, ma di Piazzale Clodio, perché il Dap e il ministero della Giustizia hanno sede nella capitale e l’intervento della Cancellieri si è svolto a Roma.

Come si vede, il Ligrestos-gate della ministra è molto più semplice e chiaro di quanto lo si voglia far apparire a furia di chiacchiere e veline. Basta non fare casino e applicare la legge.


Ligresti Fonsai, i manager intercettati: “Il pm vuole tirare in ballo Berlusconi”
di Redazione
(da “Libero”, 4 novembre 2013)

Il pm avrebbe insistito durante l’interrogatorio con l’indagato perché tirasse in mezzo Silvio Berlusconi. O per lo meno così le Fiamme Gialle credono di aver inteso ascoltando le intercettazioni tra due persone coinvolte nell’inchiesta sul gruppo Fonsai condotta dalla Procura di Torino. Siamo nel dicembre del 2012. Fausto Marchionni, ex amministratore delegato della compagnia assicurativa iscritto nel registro degli indagati, commenta con Alberto Alderisio, esperto di pubbliche relazioni e uomo di fiducia dagli anni 80 di Salvatore Ligresti chiamato a deporre come testimone, l’interrogatorio che il pm Luigi Orsi ha condotto nei confronti di un altro dirigente Fonsai, Emanuele Erbetta. L’interrogatorio si è svolto il giorno prima e la loro conversazione è intercettata. I due riferiscono le impressioni dello stesso Erbetta, che dice di essere stato trattato “a calci nei denti” dal magistrato. “Questo (il pm Orsi, ndr) cerca le prove della corruzione della famiglia – si sente nell’intercettazione – nei confronti di Giannini (Giancarlo, ex presidente Ente Vigilanza Assicurazioni, a sua volta indagato ndr). Io non ho le prove di questo tipo di corruzione, ma come no, è lei che ha voluto essere portato ad Arcore – sono le parole incriminate -, ed è andato ad Arcore per perorare la cusa di Giannini. Insomma, gli ha piantato una storia gigantesca su ‘sta roba”.

Il teorema – Giannini, presidente dell’Isvap, è accusato di aver chiuso un occhio sulle operazioni irregolari del gruppo Fonsai in cambio di contropartite. Ecco, l’impressione che Marchionni e Alderisio hanno tratto parlando con Erbetta è che il pm abbia insistito per trovare ad Arcore un ruolo dirimente nel presunto accordo illecito tra Giannini e gruppo Fonsai. Insomma, siamo nel campo delle illazioni, ma tirare in ballo il comune brianzolo significa tirare in ballo Silvio Berlusconi e cercargli un ruolo in tutta la faccenda. Magari non è così, ma stando a quanto si dicono i due, Orsi avrebbe provato a giocare la carta che avrebbe imposto definitivamente la sua inchiesta all’attenzione pubblica: tirare in ballo quel Cavaliere che, sappiamo bene, vale sempre un titolo di giornale e un’ospitata amica in certe trasmissioni.


“Salviamo la Cancellieri, ma lei sia coerente”
di Fabrizio De Feo
(da “il Giornale”, 4 novembre 2013)

Roma РOnorevole Santanch̬, il ministro Cancellieri si deve dimettere?
«Ho un’idea chiara al riguardo, il ministro non deve dimettersi. Con quella telefonata ha fatto una cosa giusta e sacrosanta, si è mobilitata contro la carcerazione preventiva usata da alcuni magistrati come una forma odiosa di tortura ».
La Cancellieri respinge una simmetria tra la sua vicenda e quella di Berlusconi nel caso Ruby. È d’accordo?
«No, non sono d’accordo. I due casi sono diversi nelle dinamiche ma nella sostanza sono assolutamente identici ».
Quali analogie individua tra le due telefonate?
«In entrambi i casi si tratta di un membro del governo che si muove su input di relazioni private dentro una cornice di legalità. Bene ha fatto la Cancellieri a dire che vuole vivere in un Paese libero e rispettoso del diritto. Ma questo deve valere per lei, come per Berlusconi, come per tutti. Non possono esistere due giustizie in questo Paese. Se affermiamo giustamente che la telefonata della Cancellieri a un funzionario non è stata una pressione indebita, perché lo stesso ragionamento non dovrebbe valere per Berlusconi? Ed è possibile che una telefonata valga in un caso una condanna a sette anni e in un altro susciti il plauso? ».
Le chiederete quindi di agire di conseguenza in favore di Berlusconi?
«Mi auguro che venga promossa la revisione del procedimento penale ai danni di Berlusconi. Sarebbe la logica conseguenza di questa vicenda perché sostenere che il caso Cancellieri è completamente diverso dal caso Berlusconi significa non avere onestà intellettuale ».
Ritiene che questa volta il Parlamento si attesterà su posizioni garantiste?
«Io sono garantista, quindi non mi interessa il colore, l’appartenenza o le idee politiche di chi si va a giudicare. Per quanto riguarda il Pdl la posizione è chiara. Io giudico ciò che vedo e in questo caso è di tutta evidenza un uso scellerato della carcerazione preventiva applicata a individui privi di qualunque pericolosità sociale ».
Chiederete al Parlamento di mettere mano alla carcerazione preventiva?
«Ritengo che dovrebbe essere la stessa Cancellieri a promuovere un decreto legge per farlo al più presto ».
Alcuni suoi colleghi del Pdl sostengono che Berlusconi sia oggetto di una persecuzione giudiziaria. Ma aggiungono che non si può legare il destino del Paese e la tenuta del governo alle sue vicende. Lei cosa ne pensa?
«A me sembra che nel Pdl continuiamo a produrre molte parole. Bisognerebbe passare ai fatti. Non vedo come si possa derubricare l’estromissione dalla vita politica del leader di un grande partito come il Pdl, riferimento per milioni di italiani, a questione personale. Dopo il voto a favore dello scrutinio palese al Senato non ci dovrebbe essere nient’altro di cui discutere. Ora, per chiudere il cerchio, mi aspetto la calendarizzazione sprint da parte di Pietro Grasso visto che la gara tra magistrati e politici di sinistra è a chi ottiene prima lo scalpo di Berlusconi ».
Quindi lei continua a chiedere di staccare la spina al governo?
«Possiamo ancora sostenere il governo insieme a un partito di manette e di tasse? Abbiamo già perso troppo tempo, bisogna pronunciare al più presto la parola fine nell’interesse dell’Italia e degli italiani ».


Ministro Cancellieri: umanamente si dimetta
di Andrea Viola
(da “il Fatto Quotidiano”, 4 novembre 2013)

Caro Ministro Cancellieri nessuno la vuole crocifiggere per quello che ha fatto. Lei ritiene di aver fatto un gesto umanitario e di essersi interessata alla sig.ra Giulia Ligresti per puro senso del dovere e per evitare che morisse in carcere. Tutto nobile e tutto lecito.

Ma caro Ministro in Italia tutti i carcerati e le loro famiglie hanno bisogno di aiuto. Ma soprattutto, è il caso di ricordarglielo, sono le vittime dei reati che hanno bisogno di sostegno e giustizia.

Lei pensa che il suo gesto sia politicamente opportuno? Lei pensa che anche le sue frasi in difesa siano politicamente accettabili?

Per Lei è normale che un cittadino possa avere il numero di cellulare del Ministro della Giustizia è chiamare direttamente per ottenere la liberazione di un carcerato? O crede che abbia, magari inconsciamente, riconosciuto un privilegio in capo alla famiglia Ligresti?

Il problema delle carceri in Italia è un problema vecchio e mai affrontato e di certo non può essere risolto a colpi di indulto e amnistia come Lei continua a proporre.
Ancor meno risulta praticabile il privilegio ad personam.

Lei che conosce bene la situazione delle carceri sa quante persone si sono suicidate perché forse non avevano il suo numero di cellulare? E’ lei che così dice. Dice che è intervenuta per non avere eventualmente sulla coscienza il suicidio della sig.ra Ligresti. Giustissimo. Ma le persone normali, ossia quelle che non hanno il suo numero di cellulare, e devono seguire tutto un sistema burocratico e farraginoso come crede possano fare per ottenere con celerità un suo intervento?

Non crede che solo questo dato di fatto possa configurare un trattamento diverso fra cittadini? Caro Ministro, Lei è un tecnico e dovrebbe capire a maggior ragione che il Paese ha bisogno di gesti di trasparenza e di serietà.

Faccia come ha fatto l’ex Ministro Pd, Josefa Idem, si dimetta. Si dimetta con semplicità.

Dica che non poteva fare a meno di intervenire perché un suo amico aveva bisogno di aiuto. Dica che si è dimentica che ricopriva il ruolo di Ministro della Giustizia. Dica che non ha pensato che nessun cittadino normale ha il suo numero di cellulare. Si dimetta con orgoglio di aver forse salvato una vita. Ma si dimetta per garantire a tutti i cittadini parità di trattamento.

Lasci perdere le beghe politiche. Non dia adito al Pdl di accomunarla a Berlusconi. Faccia qualcosa di sensato e utile per l’Italia. Tutti i cittadini le saranno riconoscenti.
Se, invece, continua a volere giustificare il suo gesto finirà con l’avallare e certificare l’esistenza di cittadini di serie A e serie Z.

Ministro Cancellieri la vita è fatta di scelte e di responsabilità. Dia un segnale. Faccia un passo indietro. Non può esercitare il ruolo di Ministro della Giustizia e non accorgersi dell’ingiustizia che ha creato il suo comportamento. Dia le dimissioni e provi a far capire che non esistono privilegi. In fondo la legge dovrebbe essere uguale per tutti.

Attendiamo fiduciosi. Forse.


Cancellieri: “Con me non ci sia metodo Boffo. Se Letta vuole, pronta a dimettermi”
di Redazione
(da “il Fatto Quotidiano”, 4 novembre 2013)

“Non mi faccio intimidire dal metodo Boffo”. Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri non fa passi indietro. Dopo il caso politico scatenato dal suo interessamento per la scarcerazione di Giulia Ligresti, la ministra si dice convinta a continuare sulla sua strada, a meno che il Presidente del Consiglio non gli chieda di farsi da parte. “Se me lo chiedessero”, dice in un’intervista al Messaggero in cui commenta il caso Fonsai “farei un passo indietro. Ma dovranno anche spiegare al Paese il perché. Non consento che si passi sopra il mio onore”. Ma la fermezza sotto i riflettori è anche il risultato di due incontri avuti con Enrico Letta durante i quali, secondo le ricostruzioni de il Corriere della Sera, Cancellieri avrebbe offerto le sue dimissioni. L’ultimo poco prima della conferenza stampa al convegno dei Radicali. “Non ci sono problemi, devi stare tranquilla”, le avrebbe detto il Presidente del Consiglio. Per due volte ha detto che se fosse stato necessario sarebbe stata pronta ad andarsene e per due volte il suo addio è stato respinto. E così il ministro è passata al contrattacco difendendo il suo operato. L’attesa ora è per il chiarimento davanti alle Camere e la reazione del Parlamento alla mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle.

Ma se deve restare al suo posto, Annamaria Cancellieri non intende accettare in silenzio quello che definisce “metodo Boffo”, un sistema di presunte pressioni a mezzo stampa per metterla in difficoltà. In questione “un quotidiano” che le “attribuisce proprietà mai avute e stipendi mai percepiti” con lo scopo di “alimentare il sospetto di presunti favori che con esistono. O per gettare fango”. Cancellieri non getterà la spugna: “combatto, querelo e vado avanti. Non mi faccio intimidire. Personalmente sono una roccia. Il metodo Boffo lo abbiamo ben conosciuto in altri tempi. Bisogna reagire”. “Non ho mai brigato per avere posti nella mia vita – spiega -. Tutto quello che mi hanno chiesto di fare l’ho fatto con spirito di servizio. Se il mio servizio non va bene, non sono certo attaccata alla poltrona”.

Sulla telefonata alla compagna di Salvatore Ligresti, Gabriella Fragni, subito dopo gli arresti del patron della Fonsai e dei suoi figli, Cancellieri sottolinea che “nell’emotività” non si pesano le parole, “non posso rinunciare ad essere un essere umano”. Alla Corte europea di Strasburgo oggi il ministro porterà “la strategia” messa a punto “a 360 gradi” sulle carceri: partirà “dal decreto legge che ha ridotto i flussi di ingresso in carcere. Abbiamo poi allo studio un altro provvedimento, non sappiamo ancora se un decreto o un ddl, che presto sarà portato in Consiglio dei ministri” che prevede “interventi sulla custodia cautelare in carcere, sui tossicodipendenti e sugli extracomunitari”.

La confusione del Partito democratico – Pippo Civati chiede le dimissioni del ministro Cancellieri. Ma la sua voce rischia di restare isolata. “Penso e spero non si dimetta”, ha commentato il ministro per gli Affari regionali Graziano Delrio, espresso su Radio24, sul ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri e il suo coinvolgimento nel caso Fonsai. Delrio spiega che “Cancellieri usa la stessa sensibilità verso tutti, l’ho sentita spesso parlare con sofferenza della situazione delle carceri”. La telefonata del ministro alla compagna di Salvatore Ligresti, dice Delrio, “non mi imbarazza perché conosco la sensibilità del ministro”. Più cauto il segretario del Partito democratico Guglielmo Epifani: “Sul caso Cancellieri”, ha detto, “abbiamo assunto una posizione seria che è quella di attendere i suoi chiarimenti in Parlamento. Ascolteremo e valuteremo”.

Pdl compatto a sostegno del ministro: “Ma invece su Berlusconi quale solidarietà?”
Il Popolo della libertà difende l’operato di Anna Maria Cancelleri, approfittando per chiedere “umanità” anche nel caso Berlusconi. Il Pdl ne sta facendo una bandiera per denunciare i “due pesi e due misure” usati dalla giustizia italiana contro il Cavaliere. Ma il ministro afferma che “c’è una bella differenza: io sono – sottolinea – il responsabile diretto della vita dei carcerati, mi sono mossa per il rischio di un suicidio. E’ surreale” il “paragone pretestuoso” tra i casi Ligresti e Ruby, si indigna il responsabile Giustizia del Pd Danilo Leva. “Si rassegni – ribatte Maurizio Gasparri – Saremo martellanti”. Il paragone sarebbe “azzardato non farlo”, dice Renato Brunetta. Proprio il “garantismo” che è nel dna del Pdl, spiega Raffaele Fitto, assicura fin d’ora che non si cercherà di usare in modo strumentale la vicenda Cancellieri “per indebolire a prescindere il governo” e neanche per ottenere un rimpasto (“Lo escludo”). Brunetta annuncia che non ci saranno richieste di dimissioni. Ma ciò non basta a fugare le preoccupazioni, ammette Pier Ferdinando Casini. “Molti” vorrebbero cogliere l’occasione “per indebolire il governo o addirittura farlo cadere”, denuncia il leader Udc.


Intervista a Annamaria Cancellieri
di Silvia Barocci per “Il Messaggero”
(da “Dagospia”, 4 novembre 2013)

È difficile tenere assieme due sentimenti come la “tranquillità” e il “disgusto”. Annamaria Cancellieri passa da uno all’altro, mentre alterna la lettura dei giornali a quella delle carte che oggi porterà con sé a Strasburgo, per convincere la Corte europea dei diritti dell’uomo che l’Italia ce la sta mettendo tutta per risolvere l’emergenza carceri. Ma quello che proprio non le va giù è che «l’onore possa essere infangato: io – dice al Messaggero – non mi faccio intimidire dal metodo Boffo ».

Ministro, a cosa si riferisce?
«Un quotidiano mi attribuisce proprietà mai avute e stipendi mai percepiti. Addirittura una villa a Genzano che forse avrà ereditato un’altra Annamaria Cancellieri, ma non io! E tutto questo per cosa? Per alimentare il sospetto di presunti favori che con esistono. O per gettare fango. Ho trascorso la mia vita da funzionario dello Stato. Sono disgustata ».

Tanto da gettare la spugna?
«No, assolutamente. Anzi, combatto, querelo e vado avanti. Non mi faccio intimidire. Personalmente sono una roccia. Il metodo Boffo lo abbiamo ben conosciuto in altri tempi. Bisogna reagire ».

Resta però un macigno politico gigantesco sulla sua strada. Martedì dovrà spiegare e chiarire in Parlamento. Cosa l’ha più colpita: la solidarietà del Pdl che, però, paragonava la sua telefonata in favore di Giulia Ligresti a quella fatta da Berlusconi per Ruby? Oppure parte del Pd che ha chiesto le sue dimissioni?
«Vede, queste sono entrambe posizioni politiche, posso non condividerle ma ci stanno. Inaccettabili sono il sospetto e le falsità ».

Lei ha avuto la solidarietà del premier. Ma se Letta le chiedesse di fare un passo indietro per consentire alla “strana maggioranza” di governo di restare in piedi, lo farebbe?
«Non ho mai brigato per avere posti nella vita. Tutto quello che mi hanno chiesto di fare l’ho fatto con spirito di servizio. Se il mio servizio non va bene, non sono certo attaccata alla poltrona. Sì, se me lo chiedessero lo farei un passo indietro, ma dovranno anche spiegare al Paese il perché di ciò. Non consento che si passi sopra il mio onore ».

Riavvolgiamo indietro il nastro. Ha già detto di non essersi pentita di aver telefonato a Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, subito dopo gli arresti del patron della Fonsai e dei suoi figli. Ma col senno del poi, ripeterebbe quelle stesse parole? Quel «non è giusto »? Quel «qualsiasi cosa io possa fare conta su di me »?
«Quando sei nell’emotività non pesi le parole. Io so benissimo che i telefoni possono essere intercettati. Ma quando ci sono di mezzo certi valori affettivi, quando vuoi dire a una persona che l’abbracci e che ti dispiace del suo dolore, lo fai. Poi ognuno può leggerle come vuole quelle parole. Non posso rinunciare ad essere un essere umano ».

Insomma, non sono parole che preludono a una sua interferenza sulla scarcerazione di Giulia Ligresti?
«Se a quelle frasi fosse seguito un mio comportamento scorretto, allora sì. Ma poi non c’è stato nulla, perché il mio interessamento ad una donna anoressica, che rischiava il suicidio, non ha di certo inciso sulla decisione della magistratura, come ha spiegato lo stesso procuratore Caselli. E poi, ricordo che il magistrato che ha valutato quelle intercettazioni non vi ha trovato nulla di penalmente rilevante. Questa è malafede. È accanimento ».

Ministro, chi sospetta possa avercela con lei fino a questo punto?
«Non sono sempre piaciuta a tutti, da ministro dell’Interno prima e della Giustizia poi. Qualcuno in passato si è visto sciogliere comuni per mafia, altre persone sono state mandate via perché rubavano o perché hanno fatto strame del denaro pubblico… ».

Alcuni, come Pino Pisicchio, sostengono che il vero obiettivo sia mandare a casa il governo Letta e votare col porcellum. Condivide?
«Non lo so, perché non ho elementi per dirlo. Ma, lo ripeto, sul mio onore non si passa ».

Domani (oggi per chi legge, ndr) sarà a Strasburgo. Cosa andrà a dire alla Corte europea dei diritti dell’uomo che ci ha dato tempo fino a maggio 2014 per regolarizzare la situazione carceraria, pena multe che potrebbero costare all’Italia 60-70 milioni di euro all’anno?
«Porterò la strategia che abbiamo messo a punto, a 360 gradi. Partirò innanzitutto dal decreto legge che ha ridotto i flussi di ingresso in carcere. Abbiamo poi allo studio un altro provvedimento, non sappiamo ancora se un decreto o un ddl, che presto sarà portato in Consiglio dei ministri ».

E cosa prevede?
«Interventi sulla custodia cautelare in carcere, sui tossicodipendenti e sugli extracomunitari ».

Intendete intervenire sulla Bossi-Fini?
«Non proprio. Con il ministero dell’Interno stiamo studiando la possibilità di mandare d’ufficio i detenuti stranieri a scontare gli ultimi due anni di pena nel paese natio. A meno che non abbiano famiglie in Italia. Ma oltre ad interventi normativi, come la depenalizzazione dei reati minori, a Strasburgo faremo il punto su importanti novità amministrative. La detenzione aperta, ad esempio ».

Di che si tratta?
«Le celle devono essere luoghi dove stare solo otto ore, per dormire, e non più 22 ore come oggi accade al 29% dei detenuti. Ridisegnando gli spazi, rivedendo le attività ricreative e incrementando il ricorso ai lavori socialmente utili, contiamo di arrivare al 79% dei detenuti entro aprile 2014. E poi dicono che mi sono occupata solo di Giulia Ligresti? »


Ancora sul caso Cancellieri
(da “Dagospia”, 4 novembre 2013)

a cura di COLIN WARD (Special Guest: Pippo il Patriota)

1. RE GIORGIO, TROVANE UN’ALTRA
Forse salverà in extremis la propria poltrona di ministro della Giustizia (per pochi intimi), ma di sicuro Nonna Pina Cancellieri s’è giocata l’ascesa al Quirinale. Ve l’immaginate affrontare il gioco al massacro delle votazioni per la presidenza della Repubblica, con il fuoco di sbarramento delle ironie su quell’essere “a disposizione” della famiglia Ligresti? Un po’ come se Giulio Andreotti avesse tentato di arrivare al Colle ai tempi del crack di Michele Sindona.

E dire che Re Giorgio (88) l’aveva pensata bene la propria successione. Quale trovata migliore, per passare alla storia, di cedere lo scettro per la prima volta a una donna? Sembrandogli eccessiva la soluzione Clio (79) ecco Nonna Pina (70). Fedele. Che gli deve tutto. Ubbidiente. Apartitica. Piazzata in rapida successione alla guida di due ministeri chiave, come il Viminale e Via Arenula, in modo da padroneggiare i dossier e conquistare affidabilità agli occhi dei famosi Alleati.
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Mai votata, sempre cooptata. Ritenuta “popolare” solo perché sembra Aldo Fabrizi con la parrucca. Con la Cancellieri e il suo vocione nelle stanze dei corazzieri, si sarebbe finalmente compiuta anche la vera missione di Pingitore&Castellacci: trasportare il Bagaglino al Quirinale e trasformare la comicità di regime in un regime della comicità.

2. LE TARANTELLE DI NONNA PINA
E invece non andrà così. Non andrà così perché una ottima cronista locale di Repubblica Torino ha tirato fuori le telefonate che scottano della Signora Ministra, assai desiderosa di fare “tutto il possibile” per una famiglia che ha scavato un buco spaventoso in quello che era il secondo gruppo assicurativo italiano (dopo Generali).

Non andrà così, ed è già tanto se Nonna Pina Pelusa salverà la cadrega attuale, perché sulla vicenda Eziolo Mauro e l’Ingegner Cidibbì ci hanno messo il carico da 12 e vogliono andare al voto prima che Renzie si logori. Con tanti saluti a Eu-genio Scalfari (89), che invece è tutto indaffarato a tenere alto il catetere di Bella Napoli in favore di Aspenio Letta.

Oggi la bordata più pesante viene affidata alla penna di Massimo Giannini, che scaraventa su Repubblica due pagine impietose: “Dal Cavaliere alla Cancellieri, il romanzo del potere al telefono. I Ligresti nel solco del ‘berlusconismo da corruzione’. Perché il Guardasigilli sente il bisogno di rendersi disponibile?

Pesano le vicende del figlio e un rapporto gregario. Mai sentito di iniziative per altri detenuti. Scaglia e Mazzitelli, in carcere per la vicenda Telecom-Sparkle, erano malati come Ligresti. A Montecitorio si ipotizza che dalla mangiatoia dei Ligresti potrebbero venire fuori notizie spiacevoli per il fronte ‘governista’ Pdl” (pp. 6-7). Un accenno, quest’ultimo, neppure tanto velato ad Angelino Jolie Alfano e ai suoi seguaci. Ed è chiaro che se nello scandalo Ligresti risultassero coinvolte anche alcune “colombe” del Pdl, le Larghe intese verrebbero travolte in un minuto.

Il Corriere della Stabilità (bancaria) tenta di tenere basso lo scandalo, ma dopo aver impiombato il primo sfoglio con le solite doglianze dei “Piccoli” e con un po’ di propaganda su “Lavoro & Giovani” e Provincie, è costretto a venire al dunque (a pagina 10!). Ed è subito velina con un finto “dietro le quinte”: “Quelle dimissioni offerte due volte al premier. Le rassicurazioni di Letta. Sabato pomeriggio il colloquio risolutivo. Cancellieri prepara la ricostruzione dei fatti: ‘Quando Fonsai fece l’offerta a mio figlio io ero soltanto un prefetto in pensione” (p. 11).

Eh sì, povera Nonna Pina. Completa l’opera di sbianchettamento un luminoso intervento firmato Valerio Onida (ma sembra scritto a quattro mani con Marzio Breda) che dà inchiostro al Napo-pensiero (p. 1-39, letto dopo i pasti, favorisce la digestione).

Il Giornale ne approfitta per intervistare con tutte le pompe la fidanzata del direttore: “Daniela Santanchè: ‘Salviamo la Cancellieri, ma lei sia coerente. Sbaglia a dire che il caso Berlusconi-Ruby è diverso dal suo” (p. 8). E invece è diverso: un conto è intervenire per liberare la finta nipote di Mubarak, un altro è muoversi per la vera figlia di Don Salvatore.

Ottima e abbondante anche la segatura sparsa dal Messaggero di Don Cusenza: vigorosa apertura di prima sulla casa (“Tornano le detrazioni”) e memorabile intervista a Nonna Pina Pelusa. Che straparla così: “Personalmente sono una roccia. Il metodo Boffo lo abbiamo ben conosciuto in altri tempi. Bisogna reagire”. E ancora: “Non sempre sono piaciuta a tutti, da ministro dell’Interno prima e della Giustizia poi. Qualcuno si è visto sciogliere comuni per mafia, altre persone sono state mandate via perché rubavano o perché hanno fatto strame del denaro pubblico” (p. 7). Ah, ecco. Il Complotto, la mafia, i servizi deviati. Dietro la divulgazione della sue indecorose telefonate con i Ligrestos, forse, anche l’interferenza di misteriose entità della Galassia.

Anche la Stampa del corazziere Calabresi dedica la prima pagina ad altro (intervista a Epifani, code alle edicole) e rassicura i cassintegrati Fiat: “Cancellieri, niente dimissioni. La maggioranza è compatta. Cuperlo: nessuno ultilizzi questo episodio per colpire l’esecutivo Letta” (p. 4). Ma figuriamoci, caro compagno! Poi passa la Corbi Maria e sono subito confetti: “I Peluso, tre uomini guidati da una donna iperprotettiva. La famiglia del ministro: per i figli i migliori studi e incarichi prestigiosi” (p. 5).


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart