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Intercettazioni e spionaggio

5 Ottobre 2010

Quando si dice che la magistratura ha al suo interno del marcio che non riesce ad estirpare, magari l’Anm s’indigna, ma non si sposta di un ette la lancetta della verità.

L’ultima dimostrazione ce l’ha data la notizia ampiamente diffusa, ma ipocritamente poco commentata (per vili ragioni di parte), che i telefoni e i cellulari dei giornalisti de il Giornale sono sotto controllo dei pm, senza che a loro carico ci siano sospetti di reato.
L’Anm dovrebbe prendere atto, e non lo fa, che ci sono magistrati che occupano il loro tempo a spiare dal buco della serratura la vita privata dei cittadini.

Sallusti non è un capo mafia. È un cittadino specchiato, come lo sono tantissimi altri di questo nostro disgraziato Paese.
Non c’è nessuna ragione per intercettare le sue conversazioni. A meno che, visto che come giornalista ha molteplici contatti, il pm non sperasse di inciampare prima o poi in qualche pruriginosa conversazione con Berlusconi. Mettendo di fatto la stampa nella condizione di non poter svolgere liberamente il proprio lavoro.

L’ordine dei giornalisti dovrebbe bollare severamente l’accaduto. I giornali, tutti, dovrebbero difendere il quotidiano di Sallusti. Perché difenderlo significa difendere la libertà di stampa. E invece? Invece se ne parla poco o niente.

L’altro giorno, il primo ottobre, è andata in onda la puntata di Agorà, in cui fra l’altro la dipietrista Sonia Alfano ha detto di Berlusconi che egli ha la tendenza a commettere reati, perché è nel suo dna. Affermazione che nessuno ha stigmatizzato, e la parlamentare europea ha potuto dirlo forte della sua immunità. In quella puntata, il conduttore ha chiesto a Stracquadanio se fosse intenzione del Pdl riprendere il disegno di legge sulle intercettazioni, e ha aggiunto: perché inquieterebbe noi giornalisti. Non so se oggi, alla notizia di quanto è accaduto al Giornale, ripeterebbe le stesse parole.
E me lo chiedo anche per coloro che hanno fatto fuoco e fiamme, compresi i finiani, per ostacolare l’approvazione del disegno di legge.

Oggi, il caso Sallusti dimostra che le intercettazioni telefoniche vogliono dire anche spionaggio ogni volta che capitano in mano ad una magistratura che non è sbagliato chiamare deviata. La quale utilizza, cioè, questo strumento per altri fini.
Non sappiamo quanti cittadini siano sottoposti a vere e proprie operazioni di spionaggio. Potremmo esserlo anche noi che parliamo tutti i giorni di politica ed esprimiamo liberamente le nostre idee.

Non pensate che sia il caso, perciò, che lo Stato, con gli strumenti normativi in suo possesso, promuova un’indagine che verifichi quante e quali intercettazioni sono state autorizzate nel rispetto della legge?
Credo proprio di sì.
Nella riforma della giustizia si dovrà parlare anche di questo.

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“Mantovano: “Per alcuni pm spiare è abitudine” di Andrea Cuomo. Qui. Da cui estraggo:

“E in tutto ciò, l’Associazione nazionale magistrati che cosa fa?
«Personalmente non amo gli strali contro i magistrati. Ma è possibile che ogni qualvolta la Anm prende posizione in pubblico lo faccia sempre ed esclusivamente nella direzione di censurare chi solleva dubbi su certe pratiche e non c’è mai stato, nemmeno a distanza di tempo, un invito all’autocritica o alla riflessione interna sulla divulgazione di notizie riservate o sull’uso largo delle intercettazioni? L’Anm dovrebbe essere un interlocutore rispettabile per qualsiasi governo, ma con questo modo di fare sempre parziale e sempre schierato anche di fronti a palesi anomalie si mostra priva di un minimo di credibilità ».”

“Oggi nasce Fli, ma Fini tramava già due anni fa” di Gian Maria De Francesco. Qui.

“Il Cav. va alla guerra”. Qui.

“Il pm De Pasquale” di Filippo Facci. Qui.

“Intesa tra Pd e finiani sulla legge elettorale” di Simone Collini. Qui.

“Fini fonda il suo partito e a Montecitorio scatta il toto-presidente” di Lucia Bigozzi. Qui.

“Casa An, la stessa off shore per i due rogiti Tulliani vuole lasciare l’appartamento” di Corrado Zunino. Qui.

Rassegna stampa del 5 ottobre 2010. Qui.

“Assedio a Fini a colpi di riforme” di Fabio Bechis. Qui.


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Bart